Dazi USA, gli effetti sul settore lusso
pubblicato:Il comparto dei luxury goods non si salverà dalle tariffe annunciate da Trump

I dazi annunciati mercoledì da Donald Trump hanno dato il via alle vendite sui mercati azionari, compreso quello americano. A Milano si sono salvate le utility - che hanno fatto valere sia la loro attitudine difensiva, sia la sostanziale immunità dalle tariffe americane - e Leonardo, sostenuta dalle prospettive di crescita nell'energia nucleare e nel business dei satelliti. Anche il settore lusso, che normalmente riesce a reggere meglio nelle fasi di incertezza economica, ha accusato il colpo.
Lusso, il 20% dei ricavi è negli USA
I dazi sulle importazioni americane avranno infatti un impatto diretto sui luxury goods: i produttori dovranno o passare gli aumenti sui prezzi di vendita finali - con conseguente diminuzione della domanda - o lasciare indenni i consumatori assorbendo gli aumenti - con conseguente calo dei margini di profitto. In entrambi i casi gli affari dei gruppi del lusso, che sono quasi tutti europei, subiranno impatti consistenti sui loro bilanci: gli analisti di Barclays stimano infatti che gli Stati Uniti rappresentino circa il 20% dei ricavi del totale dei ricavi delle aziende del comparto.
Per Barclays Ferragamo è a rischio
Ma quali sono i gruppi più a rischio? Secondo gli analisti della banca britannica il più esposto è Salvatore Ferragamo. La casa del lusso con sede a Firenze realizza infatti il 30% del proprio fatturato negli USA e si trova in una fase delicata, alla ricerca di un equilibrio che stenta a trovare, come attestato dalla recente uscita di scena dell'a.d. Marco Gobbetti: il manager era arrivato a gennaio 2022 proveniente da Burberry - dove era stato CEO dal 2016 e aveva guidato con successo la ristrutturazione del gruppo - con l'obiettivo di rilanciare il prestigioso marchio.
Pressioni anche su LVMH e i gruppi svizzeri
Anche Richemont e Swatch sono in una posizione difficile, con percentuali di ricavi USA rispettivamente del 24 e 18 per cento, e soprattutto la tariffa del 31% decisa dall'amministrazione Trump sulle importazioni dalla svizzera. Il colosso LVMH genera il 25% dei ricavi oltreoceano e presenta una situazione variegata: nel settore moda&pelle ha stabilimenti negli USA - quindi non verrebbe colpita dai dazi - ma negli alcolici rischia molto (ricordiamo la minaccia di tariffe al 200% sugli wines&spirits europei).
Moncler ed Hermes meno esposti
Situazione migliore per Moncler (che ha solo il 14% del fatturato negli Stati Uniti) e Prada (17%). Per gli analisti di Barclays anche Hermes (19% di ricavi in USA) sembra ben posizionata grazie al grande appeal dei suoi prodotti tra gli appassionati del lusso - questo potrebbe permettere al gruppo francese di passare l'importo dei dazi sui prezzi finali senza subire cali della domanda -, mentre Buberry beneficerà della tariffa "di favore" del 10% decisa da Trump per il Regno Unito.