Azimut, la licenza per la nuova TNB potrebbe essere quella della Banca di Sconto
pubblicato:La controllata capitolina di IBL Banca potrebbe essere l’istituto che Azimut cerca per acquisire una licenza bancaria e varare la nuova wealth fintech bank TNB. FSI ha prenotato l’80% del progetto di Giuliani, ma intanto le azioni di Azimut sono in bilico tra nuovi massimi e un pericoloso ripiegamento

Sedute importanti per Azimut: da alcuni giorni l'azione cerca di consolidare un supporto in area 26,2-26,4 euro, sostanzialmente sui massimi del maggio 2024 (€ 26,22) e al contempo prova nuovi test in direzione dei top del marzo scorso a 27,04 euro circa. Oggi l'azione cede l'1,13% e si riporta proprio a 26,23 euro testando di nuovo questi sostegni. Ma non è escluso che il baluardo ricarichi i prezzi nelle prossime sedute.
In area 26,8 euro i corsi si sono spinti a febbraio e all’inizio di questo mese, ma su quel livello si è consolidata una resistenza potente, che ha già respinto con sdegno i prezzi sulla trendline ascendente dai lontani minimi del 5 agosto scorso a 20,16 euro.
La natura dinamica di questo supporto però stringe sempre di più il titolo a un bivio tra gli allunghi sui citati obiettivi e la violazione al ribasso della linea di tendenza che comporterebbe una modifica di tutto il quadro tecnico di medio termine.
Oggi quella trendline appare ancora lontana, a circa 25,13 euro, ma fra la fine di aprile e la metà di maggio toccherà prima i livelli attuali e quindi i successivi citati target.
Gli oscillatori di breve non forniscono indicazioni chiare e anche il momentum ha perso slancio, mentre la deviazione standard a 14 sedute è in decisa ripresa e i volumi restano nelle medie. In queste fasi capita spesso che nuovi catalizzatori di prezzo vengano ricercati dagli operatori.
Uno è sicuramente quello della nuova banca fintech a cui il gestore indipendente del risparmio lavora da tempo.
Azimut, la licenza per la nuova banca potrebbe essere quella della Banca di Sconto
Secondo MF-Milano Finanza, il dossier sarebbe approdato alle porte della Banca di Sconto, gruppo romano che doterebbe la nuova banca digitale della ricercata licenza bancaria necessaria a lanciare il nuovo business. L’istituto capitolino è oggi controllato al 67% da IBL Banca. Gli altri soci di peso sono Tecnocasa Holding (30%) e BAPS, la Banca Agricola Popolare di Sicilia nata dall’incorporazione della Banca Popolare Sant'Angelo nella Banca Agricola Popolare di Ragusa e giunta ormai a circa 106 agenzie. La banca siciliana è entrata lo scorso aprile nel capitale della Banca di Sconto per rafforzare la partnership con l’istituto nel campo della consumer finance.
Specializzata in Cessione del Quinto e Prestiti al consumo, la Banca di Sconto ha un attivo di bilancio da oltre un miliardo e nel 2023, grazie alla spinta dei margini di interesse, è tornata a un utile da 315 mila euro. L’amministratore delegato della banca è Oscar Cosentini.
Azimut, nella nuova banca un ruolo chiave di FSI
L’acquisizione eventuale di Banca di Sconto da parte della Azimut guidata da Pietro Giuliani (in foto), dovrà però passare anche da FSI. Il fondo guidato da Maurizio Tamagnini (sì proprio quello che si è appena dimesso dal consiglio di sorveglianza di STMicroelectronics aprendone ufficialmente la crisi di governance, ma questa è un'altra storia) è sempre più attivo in diversi rami del business finanziario italiano.
A dicembre FSI ha avviato delle trattative in esclusiva con la stessa Azimut per l’acquisto fino all’80% dello spin-off bancario dall’asset manager, un passaggio chiave dell’operazione di deconsolidamento che dovrebbe attrarre anche circa la metà della rete attualmente in carico ad Azimut (attualmente sono oltre 2.200 i consulenti finanziari del gruppo e un migliaio dovrebbero passare alla nuova banca).
Lo scorso 18 dicembre infatti il cda di Azimut ha confermato il processo di scissione della nuova banca TNB e l’esclusiva con FSI preannunciando, per grandi linee, il progetto della nuova Wealth Fintech Bank dedicata alla clientela private e alle PMI. Il processo è iniziato operativamente a maggio e punta alla quotazione di TNB, ma necessita anche di un sostegno forte dalla rete dei consulenti finanziari e dei manager di Azimut per i quali sono stati previsti strumenti partecipativi nella nuova realtà fino al 10% del capitale nei primi 5 anni. Un incentivo importante e in linea con la strategia storica di Azimut basata su un assetto proprietario degli stessi consulenti che operano il business.
Sicuramente però l’apporto di FSI non sarà secondario. Il Fondo ha da poco completato una raccolta da 1,6 miliardi di euro per il fondo FSI II che ne ha consolidato il ruolo tra i maggiori private equity del Vecchio Continente.
Il gruppo guidato da Tamagnini ha inoltre completato lo scorso ottobre la partnership strategica nei pagamenti digitali Numia, un network che copre un quinto delle filiali bancarie italiane con il supporto di Banco BPM e 114 BCC del gruppo Iccrea. Della nuova società FSI è il maggiore azionista con il 42,87% del capitale mentre Iccrea e Banco BPM controllano un 28,57% ciascuno.
Appena a giugno FSI era entrata in Bancomat con il 42,9% del capitale (a fianco a Intesa, Banco BPM e Bper con cui ha sottoscritto un patto parasociale sul 74,7% complessivo).
Non mancano insomma i dossier per il sempre più dinamico FSI e il prossimo, a breve, potrebbe essere proprio la TNB di Azimut da accompagnare quando possibile a Piazza Affari.
Per la quotanda i rumors riportano di valutazioni nell’ampio range tra 1,8 e 2,2 miliardi al lordo delle tasse, circa il 10% dei 20-24 miliardi di masse previste per TNB. Il biglietto per l’80% potrebbe quindi costare a FSI tra 1,2 e 1,5 miliardi di euro, risorse da recuperare prevedibilmente con la successiva quotazione.
Un importante passo avanti potrebbe arrivare nelle prossime settimane.