Prysmian crolla dopo i conti 2024, titolo giù del 17%, pesa la guidance del 2025
pubblicato:Per Eni nuova strategia di remunerazione e buyback da 1,5 miliardi. Gli analisti confermano il buy, ma il mercato resta incerto.

Ottava decisamente negativa per Prysmian che ha lasciato sul campo 17 punti percentuali circa.
Il titolo ha reagito male ai risultati e alla guidance presentati dal management.
Prysmian, i risultati 2024 e la guidance
Il quarto trimestre di Prysmian ha visto ricavi a 4,66 miliardi di euro contro i 4,41 del consensus, EBITDA rettificato a 518 milioni contro i 521 del consensus.
L'esercizio 2024 va in archivio con ricavi a 17,03 miliardi contro i 16,77 miliardi attesi ed EBITDA rettificato a 1,93 miliardi, in linea con il consensus.
Il Free cash flow sale di quasi il 40% a 1,01 miliardi e l'utile netto del 38% a 729 milioni.
L'indebitamento netto balza a 4,3 miliardi da 1,2 principalmente a causa dell'acquisizione di Encore Wire.
Proposto un dividendo di 0,80 euro per azione (0,70 l'anno scorso).
Per il 2025 il gruppo prevede EBITDA rettificato a 2,25-2,35 miliardi (consensus 2,335) e Free cash flow a 0,95-1,05 miliardi.
L'a.d. Massimo Battaini ha dichiarato che Prysmian ha dotazioni finanziarie in grado di sostenere un'acquisizione di media grandezza, con focus sugli USA.
Dopo i risultati Barclays ha ridotto il prezzo obiettivo del titolo da 76 a 74 euro, così come Equita, che lo ha ridotto da 70 a 68,50 euro, mentre JP Morgan lo ha incrementato da 77 a 78 euro.
Prysmian, il titolo ritraccia metà dell'ascesa da ottobre
Graficamente i prezzi di Prysmian sono scesi fino a ritracciare metà circa del rialzo partito a ottobre 2023, interrompendo piuttosto bruscamente detta tendenza. La violazione in area 63,00 della media mobile esponenziale a 30 settimane, che aveva ben accompagnato la crescita dei prezzi, rappresenta un primo aspetto da non sottovalutare, dal momento che potrebbe anticipare una correzione importante e prolungata del rialzo di lungo periodo.
Nel breve reazioni fino anche a 60 euro non muterebbero l'impostazione negativa del titolo e potrebbero rappresentare soltanto una temporanea pausa del ribasso, che sotto quota 63,00 avrebbe spazio per spingersi fino a 48,00 euro almeno.
Soltanto oltre 60,00 primi segnali di ripresa che andrebbero ad allentare le tensioni, aprendo al ritorno in area 63,00/64,00.
Sarebbe tuttavia il successivo superamento dei massimi dell'ultima settimana a quota 67,70 ad annullare il segnale negativo appena inviato prospettando la ripresa del trend di crescita di lungo periodo.
Eni, il piano punta su cassa operativa e aumento della remunerazione
Eni in calo venerdì, i prezzi sono scesi dell'1,56% a 13,854 euro. L'oscillazione di seduta è stata tra 13,738 e 14,014. Eni ha presentato un piano in continuità con quello precedente, ma con alcuni miglioramenti rispetto alle attese, soprattutto per quanto riguarda la generazione di cassa e la politica di remunerazione degli azionisti.
L’azienda ha dimostrato di poter raggiungere i target previsti per il 2024, anche in uno scenario meno favorevole, e l’outlook per il 2025 appare solido e coerente con la strategia di crescita.
Uno degli aspetti più positivi è l’incremento della generazione di cassa operativa, con una crescita media annua del 14% per azione. A questo si aggiunge un aumento della remunerazione agli azionisti, che salirà al 35%-40% del cash flow operativo, rispetto al 30%-35% del 2024 e al 25%-30% del 2023.
Anche il dividendo per azione è stato rivisto al rialzo, arrivando a €1,05 (+5% rispetto all'anno precedente), mentre il buyback è confermato a €1,5 miliardi.
Guardando oltre il 2025, il piano strategico fino al 2028 prevede una crescita della produzione del 2-3% annuo, con un cash flow operativo cumulato di €60 miliardi.
Il Capex lordo sarà ridotto a €33 miliardi, mentre il free cash flow, esclusa l’attività di M&A, è atteso a €27 miliardi, un valore superiore alle stime iniziali. Nonostante i risultati del quarto trimestre 2024 siano stati inferiori alle attese in termini di utile netto, la generazione di cassa si è rivelata più solida del previsto.
Nel complesso, il piano conferma la capacità di Eni di mantenere gli impegni finanziari e di crescita, garantendo al contempo una politica di remunerazione interessante per gli azionisti.
Le principali banche d’investimento confermano una visione positiva su Eni, mantenendo raccomandazioni di acquisto e target price solidi.
HSBC ribadisce il rating buy con un prezzo obiettivo di 16,4 euro, evidenziando come la nuova politica di remunerazione agli azionisti, con buyback superiori al consenso, offra un buon potenziale di crescita.
Equita Sim conferma il buy con target a 17 euro, sottolineando un outlook 2025 leggermente migliore delle attese e una solida generazione di cassa, nonostante i risultati del quarto trimestre 2024 inferiori alle aspettative in termini di utile netto adjusted.
Anche Barclays mantiene un giudizio positivo, confermando il rating overweight con un prezzo obiettivo di 17,5 euro. Gli analisti apprezzano la strategia di transizione energetica di Eni, evidenziando la capacità della società di bilanciare l’aumento della fornitura di energia con la riduzione delle emissioni.
Nel complesso, il mercato sembra apprezzare la strategia di Eni, riconoscendone la solidità finanziaria e il potenziale di crescita nel medio-lungo termine.
Eni, lo scenario tecnico è però dubbio
Il quadro grafico di Eni resta incerto: i prezzi hanno tentato con il massimo del 27 febbraio a 14,40 euro di arrivare a contatto con l'area di resistenza critica a 14,45, dove si collocano il 61,8% di ritracciamento del ribasso dal top del 12 aprile oltre che i massimi del 19 settembre, 7 e 25 ottobre, ma sono stati respinti prima ancora di potere saggiare la consistenza dell'ostacolo.
Il ribasso di venerdì ha ricondotto il titolo al di sotto della media mobile esponenziale a 252 sedute, passante a 14,05 circa, confermando che probabilmente non è ancora arrivato il momento per un rialzo duraturo.
Solo oltre area 14,45 sarebbe possibile ipotizzare la ricopertura del gap del 16 maggio scorso a 15 euro ed eventualmente anche il test del picco di aprile a 15,82.
Sotto 13,60 atteso il test di area 13,40, poi supporto a 13,09, base del gap del 2 gennaio, ultimo sostegno in grado di evitare il ritorno sui minimi di dicembre a 12,28 (seduta archiviata come un "hammer", candela i cui minimi sono particolarmente significativi come supporto).