Spagna, avanti piano ma avanti. Buone prospettive per la borsa

Mentre l'Italia, ma anche la Germania, continuano a denunuciare un rallentamento dell'economia, c'e' uno dei grandi paesi dell'europa che, almeno sulla carta, riesca a mantenere un trend di crescita rispettabile, la Spagna.

 

L'economia spagnola ha continuato infatti ad espandersi nel terzo trimestre del 2018 a un ritmo costante rispetto al secondo trimestre. Il Pil è infatti aumentato dello 0,6% rispetto al trimestre precedente, in linea a quello. Rispetto allo stesso periodo del 2017 il Pil e' cresciuto del 2,4%, leggermente inferiore alle attese e alla lettura precedente, entrambe fissate su un indice del 2,5%.

 

E sempre in Spagna a novembre le vendite al dettaglio sono aumentate dell'1,4% rispetto allo stesso periodo del 2017, dal +2,1% della lettura precedente, rivisto al rialzo dal +1,8%. Su base mensile l'incremento è stato dello 0,4%.

 

Markit Economics ha comunicato che nel mese di dicembre l'Indice PMI dei Servizi in Spagna si e' attestato a 54 punti, pari alla rilevazione di ottobre e di novembre, risultando superiore al consensus (53,8 punti). Sebbene la lettura indichi il proseguimento della crescita delle attività dei servizi, sostenuta dalla domanda interna, le prospettive future restano incerte a causa delle pressioni inflazionistiche sui costi di energia, carburanti e salari.

 

In progressivo miglioramento anche il mercato del lavoro. Il Ministero dell'Occupazione ha reso noto che nel mese di dicembre il numero dei disoccupati e' calato di 50.570 unita' rispetto al mese precedente. In termini destagionalizzati la disoccupazione e' diminuita di 8.746 unita'. In totale la disoccupazione ufficiale e' pari a 3,202 milioni di persone. Si tratta dei livelli più bassi degli ultimi 9 anni.

 

L'istituto di statistica INE ha annunciato che la stima preliminare dell'inflazione (indice dei prezzi al consumo armonizzato HICP) mostra nel mese di dicembre una crescita attesa dell'1,2% su base annua inferiore alla rilevazione di novembre e al consensus fissate rispettivamente all'1,7% e all'1,6%, risultando in calo dello 0,5% su base mensile. Scende dello 0,4% su base mensile l'indice dei prezzi al consumo nazionale che cresce dell'1,2% su base annua.

 

Unica nota stonata in questo trend tutto sommato positivo e' stato l'Indice Markit PMI manifatturiero di dicembre, risultato pari a 51,1 punti, inferiore rispetto alle attese degli analisti pari a 52,4 punti ed alla precedente rilevazione di 52,6. Valori superiori ai 50 punti evidenziano come il settore sia ancora in espansione ma che la stessa stia rallentando tanto da far segnare il peggior risultato da meta' 2016.

 

In ogni caso anche la Spagna non e' immune dalla situazione internazionale, solo che sembra reggere meglio alle incertezze sulla crescita dell'economia globale.

 

Gia' a meta' ottobre il ministro dell’Economia Nadia Calvino aveva comunicato una riduzione delle previsioni di crescita per il 2018 e per il 2019 all'interno del progetto di bilancio 2019, imputando la revisione soprattutto al rallentamento delle esportazioni. Il Pil del 2018 dovrebbe attestarsi ad un +2,6% (stima precedente di +2,7%) mentre per l'anno in corso dovrebbe fermarsi ad un +2,3% (+2,4% in precedenza). Il deficit dovrebbe invece essere al 2,7% del Pil nel 2018 e fermarsi all'1,8% nel 2019. Il rapporto era il 3,1% nel 2017, una percentuale che ha fatto storcere il naso a molti partner europei, ma del resto se la Ue non avesse fatto concessioni "speciali" alla Spagna nel momento del bisogno forse ci saremmo trovati con un'altra Grecia, ma di dimensioni tali da non essere gestibile. E in ogni caso, a difesa della "prodigalita'" della Ue, c'e' da dire che il rapporto debito/Pil e' ancora sotto quota 100% in Spagna, infatti lo spread con il Bund a 10 anni e' circa la meta' di quello italiano, intorno ai 127 punti base. 

 

La manovra da 11 miliardi circa presentata dalla Spagna per il 2019 prevede un aumento del 2% (al 47%) dell'Irpef sui redditi che superano i 130 mila euro e del 4% per quelli oltre quota 300 mila, poi un aumento dell'1% della patrimoniale sui patrimoni oltre i 10 milioni di euro, una imposta minima del 15% per cento sulle imprese che superano i 20 milioni di fatturato, che sono l%'1 del totale, e una tassa dello 0,2% sulla compravendita di azioni di aziende spagnole.

 

Uno dei nervi scoperti per l'economia spagnola resta quello del comparto immobiliare. Dopo le follie degli ultimi 20 anni, la cementificazione delle coste, sono innumerevoli gli immobili vuoti, c'e' chi arriva a contarne milioni, ma anche se il numero fosse meno impressionante e' evidente che il peso maggiore di questa vera e propria bolla continuera' a pesare, e a lungo, sui bilanci delle banche, che stanno infatti continuando a vendere, ovviamente a prezzi di saldo, portafogli di “bad loans” per miliardi di euro.

 

Il grafico di forza relativa che mette in rapporto l'indice Ibex 35 con il nostro Ftse Mib e' in netta crescita dall'aprile del 2018 ma ha solo recuperato lo svantaggio che si era visto nella prima parte dell'anno, infatti l'indice spagnolo ha terminato lo scorso anno con un calo del 15%, quello italiano del 16% circa, pressoche' uguale. Graficamente comunque l'Ibex 35 e' interessante: i prezzi hanno toccato con i minimi del 27 dicembre a 8286 punti il 78,6% di ritracciamento del rialzo dai minimi di giugno 2016, un importante riferimento ricavato dalla successione di Fibonacci, supporto che coincide in questa fase con la base del canale ribassista che parte dal top di maggio. Da notare anche che l'ampiezza della fase calante disegnata da massimi di maggio 2017 ai minimi di marzo 2018 e' pari a quella del ribasso avviatosi a maggio 2018 e terminato, per ora, a dicembre. Questa eguaglianza tra i due segmenti, definita nella teoria delle onde di Elliott "equality", caratterizza molte situazioni correttive, ovvero di movimenti che interrompono solo temporaneamente la tendenza principale (il rialzo dai minimi di meta' 2016), quindi la "correggono", senza invertirla. Da qui a dire che dai minimi di dicembre di area 8300 sia ripartito il movimento rialzista di lungo termine ce ne corre, potremmo infatti essere in presenza di una correzione complessa della quale il ribasso visto tra maggio 2017 e dicembre 2018 rappresenta solo la prima fase. In realta' il movimento in atto dai massimi del 2015 sembrerebbe a sua volta una fase correttiva del rialzo sviluppatosi dai minimi del 2012 (onda |A| la discesa dal top del 2012 al minimo del 2016, |B| partita con il rialzo dal minimo del 2016 e ancora in corso, alla quale mancherebbe la C rialzista per completarsi), una fase di crescita che avrebbe obiettivi ambiziosi.

 

Fino a che il supporto di area 8300 rimarra' intatto sara' lecito attendersi almeno un rimbalzo esteso, idealmente diretto verso i 10000 punti almeno e con la possibilita' di estendere fino in area 12000. Conferme in questo senso verrebbero dal superamento del lato alto del canale ribassista citato, passante in area 9100 come la media mobile esponenziale a 100 sedute. La mancata rottura di area 9100 e la violazione degli 8300 punti costringerebbero invece a rivedere il quadro prospettico introducendo il rischio di ribassi verso i minimi del 2016 a 7580 punti circa.

 

Di andamento molto simile, e non potrebbe essere diversamente, il Lyxor IBEX 35 DR UCITS ETF (LYXIB), che puo' quindi essere seguito da un punto di vista operativo seguendo i segnali ricavati dallo studio dell'indice.

 

Situazione leggermente diversa per l'Amundi Msci Spain Ucits Etf (CS1, FR0010655746), che ha come benchmark l'MSCI SPAIN TRN (total return). In questo caso il supporto toccato dai minimi di dicembre di area 171 e' il 61,8% di ritracciamento del rialzo dai minimi di meta' 2016 e non il 78,6% (si tratta quindi del gradino precedente nella scala dei ritracciamenti di Fibonacci), ma resta la perfetta uguaglianza (equality) tra i due movimenti di ribasso visti dai massimi del maggio 2017 e del maggio 2018. In questo caso il segnale di estensione del rimbalzo verrebbe al di sopra dei 185 euro, il target si posizionerebbe in quel caso in area 205 euro.