S&P500, il quadro si complica, prospettive a breve e medio termine

S&P500, il quadro si complica. L'S&P500 (oggi in calo dello 0,65% a 2771,45 punti) ha toccato con i massimi del 25 febbraio a 2813,49 e con quelli del 4 marzo a 2816,88 esattamente il 78,6% di ritracciamento del ribasso dal top di settembre 2018. I prezzi sono arrivati su questa importante resistenza (l'ultimo gradino della scala di Fibonacci prima del 100%, quindi del ritorno sull'origine del movimento, il top di settembre a 2940,91 punti) con l'Rsi a 14 sedute sulla soglia dell'ipercomprato (quella situazione che si crea quando una tendenza "esagera" con la sua estensione e durata rispetto a quello che il mercato puo' digerire) e in divergenza rispetto ai prezzi (l'indicatore ha disegnato un doppio massimo dal 20 febbraio).

Il ribasso dal top di settembre si e' sviluppato in 3 segmenti, dopo il prolungato rialzo terminato in vista dei 2950 punti, ed e' quindi un movimento correttivo, terminato a fine dicembre. Il rialzo dai minimi di fine dicembre potrebbe essere contato anche esso in tre segmenti (A, B, C), potrebbe quindi essere l'onda |B| della correzione iniziata lo scorso settembre (in questo caso il primo terzetto sarebbe la |A|). Se questa ipotesi si rivelasse corretta, e fino a che i prezzi saranno al di sotto di area 2820 restera' credibile, mancherebbe ora all'appello una |C| ribassista, proporzionale alla |A|, per completare il movimento correttivo iniziato lo scorso anno. In caso di equality con |A| l'onda |C| avrebbe un target a 2300 punti circa. 

Tutto questo movimento potrebbe poi rivelarsi a posteriori solo l'onda A, il primo segmento, di una correzione ancora piu' complessa (ipotesi poi non cosi' tanto fantasiosa dal momento che ci sono da correggere 10 anni di rialzo), ma questa e' un'altra storia. Rimanendo al presente esiste tuttavia una alternativa meno demoralizzante: il rialzo dai minimi di fine dicembre si puo' contare in 5 onde, anche se forse un po' forzatamente, quindi, anche nell'ipotesi che area 2820 non venisse subito superata (la situazione di ipercomprato con divergenze rimane comunque presente) si andrebbe incontro ad una correzione parziale del rialzo visto dai minimi di dicembre, che in ogni caso ha avuto una durata ed estensione fuori dal comune e che quindi prima o poi dovra' essere corretto, con successiva ripresa dell'uptrend. In questa seconda ipotesi alla rottura dei 2820 punti farebbe probabilmente seguito anche il raggiungimento di nuovi massimi, al di sopra del top di settembre a 2940,91. 

Difficile dire, con il quadro macro attuale, quale sia lo scenario piu' plausibile: il rialzo delle ultime settimane e' stato il risultato del mutato atteggiamento della Fed, molto piu' morbido ("dovish") rispetto agli ultimi mesi del 2018, e alla prospettiva di un accordo tra Usa e Cina sul fronte dei dazi. Ora che l'accordo e' alle porte (o almeno un accordo di massima, da perfezionare poi nei dettagli e nelle forme di attuazione), e' difficile dire quanto il mercato lo abbia gia' scontato e quindi incorporato nelle quotazioni attuali. Siamo in una situazione "buy the rumors and sell the fact"? 

Oppure il mercato, alla firma, stappera' lo spumante e andra' subito a toccare nuovi massimi? Sullo sfondo rimane infatti una situazione dell'economia europea (non solo italiana) e di quella cinese in deciso rallentamento, una economia Usa che sembra avere raggiunto il punto massimo della sua espansione, per questo ciclo economico, con l'applicazione della riforma fiscale di Trump, e una Fed che, pur avendo deposto l'ascia di guerra, non ha rinunciato all'idea di mettere comunque mano ai tassi di interesse, alzandoli, almeno una volta, se non due, nella seconda meta' del 2019. Certo, domani, 7 marzo, la Bce potrebbe sorprendere tutti con annunci di nuovi interventi a sostegno del sistema del credito e dell'economia, ma prima di tutto questi interventi (un nuovo Tltro, che comunque andrebbe a sostituire le analoghe operazioni in scadenza a giugno 2020) non sarebbero una sorpresa, inoltre non e' chiaro se in queste condizioni, con Italia e Germania ferme e Francia e Spagna in modestissima espansione, altri interventi avrebbero effetti concreti. 

L'inflazione core (esclusi alimentari ed energia) langue all'1,5%, molto al di sotto del target del 2%, un altro chiaro segnale che, nonostante il QE (o forse a causa sua, con tante aziende inefficienti mantenute in vita grazie alle condizioni monetarie ultrafavorevoli che hanno abbassato la competitivita' dell'area euro), il paziente e' ancora malato. Ciascuno in questo momento e' libero di dare la propria interpretazione al quadro macro, sono talmente tante le variabili in gioco (qui non sono state menzionate le tensioni geopolitiche, che comunque in questo momento sono importanti, basti pensare al recente incidente tra India e Pakistan oppure l'andamento del prezzo del greggio, a sua volta condizionato anche da tensioni geopolitiche in altre aree) che tutti hanno diritto ad avere una propria opinione rimanendo nel dubbio che sia quella corretta. 

Certo, pensare che la borsa Usa, e a cascata tutte le altre borse mondiali, vadano gia' nel breve/medio periodo a toccare nuovi massimi rispetto a quelli dello scorso anno, che per molti indici sono i massimi storici, e' una dichiarazione di ottimismo notevole. L’Organisation for Economic Co-operation and Development (Oecd, in italiano Ocse) mercoledì ha peggiorato l'outlook sull'espansione economica globale dal 3,5% al 3,3% per il 2019 e al 3,4% per il 2020 e la Fed.  Inoltre, secondo quanto emerge dall’edizione del Beige Book diffusa mercoledì dalla Federal Reserve (Fed), relativa al periodo fino allo scorso 25 febbraio, l'attività economica in Usa ha continuato nella sua espansione, definita "da leggera a moderata" rispetto al "da modesta a moderata" usato dall'istituto centrale di Washington nelle precedenti due occasioni. Circa metà dei dodici distretti in cui vengono divisi gli Stati Uniti ha registrato un rallentamento in molti settori a causa del parziale shutdown dell'amministrazione federale. La spesa dei consumatori è stata "mista" e diversi distretti hanno dichiarato che le vendite retail e quelle di auto sono state inferiori a causa del rigido clima invernale e dei maggiori costi del credito. L'attività manifatturiera si è rafforzata ma le imprese hanno espresso timori per indebolimento della domanda globale, maggiori costi dovuti alle tariffe e incertezza della politica commerciale attuale. Diversi distretti hanno riportato una crescita più rapida dei prezzi all'acquisto rispetto a quelli di vendita. La capacità di trasferire questi costi più elevati ai consumatori "varia in base alla regione e all'industria".


Da non sottovalutare poi il fatto che la bilancia commerciale ha evidenziato a dicembre un deficit di 59,8 miliardi di dollari, in peggioramento dalla lettura precedente rivista da 49,31 a 50,3 miliardi e deludente rispetto alle attese del mercato di 51 miliardi di dollari.

Prudentemente, e concretamente, fino a che area 2820 di S&P500, ma anche area 2950, non saranno alle spalle, quelli raggiunti sembrano piu' livelli per alleggerire posizioni al rialzo esistenti e magari per imbastire operazioni al ribasso. 

Se poi le quotazioni dovessero scendere sotto la media mobile esponenziale a 50 giorni, passante a 2720 circa, superandola almeno dell'1,5% (storicamente il sistema formato da questa media con una fascia filtro, o "envelope", dell'1,5% su entrambi i lati ha funzionato bene nell'inviare segnali di mutamento del trend), l'ipotesi che manchi ancora almeno tutta una |C| ribassista alla correzione iniziata lo scorso settembre aumenterebbe di credibilita'.