Metalli preziosi in tempo di crisi

La borsa domestica non sta dando molte soddisfazioni agli investitori italiani negli ultimi tempi, e il rischio, con lo spettro di una revisione dell'outolook se non addirittura della valutazione sul debito da parte delle agenzie di rating anche il futuro resta incerto. Analoghe considerazioni si possono fare per i titoli di stato: l'aumento delle tensioni tra Ue e governo sulle cifre inserite nel Def, che potrebbe sfociare anche in una bocciatura dei conti dell’Italia, costringe a considerare probabile uno scenario di ulteriore calo delle quotazioni, soprattutto per i titoli con scadenza più lontana. Tra le possibili alternative di investimento, nei momenti di turbolenza come l'attuale, il pensiero va subito ai metalli preziosi, anche perché la dinamica in salita dei tassi Usa (probabili altri 4 interventi della Fed in questo senso entro la fine del 2019) sostiene il dollaro, e quindi, per noi europei, è un ulteriore motivo di interesse per tutti gli strumenti, come appunto le materie prime, quotate in dollari. Prima di passare allo studio dei grafici, nel tentativo di individuare quelli che potrebbero essere i livelli interessanti per il prossimo futuro sui quali strutturare eventuali strategie operative, può essere di aiuto dare uno sguardo all'andamento del mercato fisico grazie al report relativo al mese di settembre distribuito da BullionVault, la più grande piattaforma online al mondo per gli investimenti in metalli preziosi.

Il numero dei venditori è diminuito sulla piattaforma di BullionVault a settembre del 7,2% rispetto ad agosto, tornando al minimo di dieci anni di luglio.

Attenzione però perché si è registrata una diminuzione anche degli acquirenti, calati del 13,9% a settembre, dopo aver raggiunto questa estate il picco dall’insediamento di Trump alla Casa Bianca a gennaio 2017.

La combinazione di questi due dati ha causato una diminuzione del Gold Investor Index, una misura unica dell’attività degli investitori privati in oro, dal 56,0 di agosto al 55,0 di settembre.

La soglia dei 50 punti del Gold Investor Index rappresenta il punto di equilibrio, la situazione in cui il numero di investitori che acquistano oro durante un mese è esattamente uguale al numero di investitori che vendono. Il valore di 55 indica quindi una leggera predominanza degli acquisti.

Il Gold Investor Index aveva raggiunto un picco di 71,7 durante i massimi del prezzo dell’oro a 1900$/oncia a settembre 2011, ed alla fine del 2015, con l’oro al minimo di 1050$/oncia, era diminuito a 50,5.

Il commento di Adrian Ash di BullionVault ai dati di settembre è stato che "Dieci anni dopo una crisi incontrollabile, è stata dimenticata l’efficacia dell’oro come diversificazione e bilanciamento dei portafogli di investimento durante il crollo generale. Il metallo giallo non riesce ad attrarre nuovi investitori”, ma le cose potrebbero cambiare ora che le tensioni attorno al debito dei paesi più deboli dell'Europa stanno nuovamente montando.

Situazione invece migliore per l'argento, nonostante, o forse proprio grazie a questo, le quotazioni siano diminuite al minimo da Capodanno 2016, perdendo quasi il 5% in dollari per il terzo mese consecutivo.

La reazione degli investitori privati a questo calo è stata più positiva rispetto a quanto visto sull'oro, con il numero di acquirenti che è diminuito del 4,5% a fronte di un calo del 21,7% dei venditori, ora al minimo da agosto 2010.

L'effetto combinato di queste due forze ha spinto a settembre il Silver Investor Index a 54,3 punti rispetto ai 53,9 di agosto.

In peso fisico la domanda di argento è aumentata di più di quella dell’oro nel mese scorso, con un nuovo record dei capitali totali in argento sopra le 745 tonnellate (+2.4%).

I capitali in oro sono invece cresciuti solo dello 0,4% arrivando a 38,9 tonnellate, comunque appena al di sotto del record di luglio.

Un primo indizio che il mercato dell'oro si sta risvegliando dal torpore registrato dai massimi di fine agosto lo si è registrato il 2 ottobre, con i prezzi passati da area 1190 a 1210 dollari l'oncia al Comex di New York accompagnati da volumi più di 10 volte superiori a quelli della media dei tre mesi precedenti. Evidentemente si è trattato di una allocazione importante da parte di un singolo investitore, ma il mercato a seguito di questo fatto si è rinvigorito e le quotazioni hanno stazionato per un certo tempo nella parte alta della fase laterale disegnata nelle ultime settimane, compresa tra i 1180 e i 1215 dollari circa. La parte superiore della fascia è stata superata con decisione giovedì: il segnale di rialzo è credibile, la resistenza di area 1215 coincide ormai da alcune settimane con la media mobile esponenziale a 50 giorni, un indicatore che sintetizza con la sua condizione rispetto ai prezzi la condizione della tendenza di medio periodo (la media era al ribasso, ovvero al di sopra dei prezzi, dal 23 aprile), il suo superamento interrompe quindi un movimento negativo di molti mesi.

A mettere i bastoni tra le ruote al rialzo del metallo giallo potrebbe essere tuttavia il dollaro, come si è intuito lunedì 8 ottobre, con l’oro in calo, apparentemente senza motivazioni particolari, di oltre l’1%.

In realtà la spiegazione potrebbe risiedere nella lotta a distanza tra Usa e Cina legata alla applicazione incrociata di dazi e tariffe.

La People's Bank of China ha annunciato domenica 7 ottobre che dal prossimo 15 ottobre ridurrà dall'attuale 15,5% al 14,5% la quota di capitale richiesta in riserve alle maggiori banche commerciali e che complessivamente inietterà 1.200 miliardi di yuan (circa 152 miliardi di euro al cambio attuale) nel sistema finanziario del Paese. La notizia non ha sostenuto lo yuan (la valuta cinese perde infatti circa lo 0,40% sul dollaro Usa) mentre ha rinvigorito quella americana.

Anche se per il momento il dollar index ha mostrato solo guadagni marginali, rimanendo al di sotto dei massimi di agosto a 97 circa, a molti è parso evidente che la Cina non intende andare allo scontro diretto con gli Usa, un atteggiamento che alla lunga potrebbe favorire ulteriori rialzi del dollaro e quindi indirettamente porre un freno alla crescita dei prezzi delle materie prime (che essendo quotate in dollari tendono ad avere, se gli altri fattori restano inalterati, un andamento opposto a quello della moneta), metalli preziosi inclusi. 

Ovviamente un rafforzamento della moneta statunitense giocherebbe invece in favore dell’investitore che effettua acquisti dall’area euro: il grafico dell’oro quotato in euro mostra infatti un rimbalzo più deciso, con i prezzi che già il 2 ottobre hanno superato la media mobile esponenziale a 50 giorni (passante a 1037 circa). Il rimbalzo visto a fine ottobre è scaturito dal test della base del canale decrescente disegnato dai massimi di luglio 2016, il superamento della mediana del canale, in realtà ancora abbastanza lontana a 1095 euro circa, sarebbe un segnale di forza valido anche per il medio termine. Già la rottura dei 1060 euro fornirebbe indicazioni in favore del test di area 1095. Sotto i 1020 euro invece l'attuale tentativo di rimbalzo rischierebbe di risultare abortito.

In questo momento, come del resto storicamente quasi sempre avvenuto se si eccettua il periodo tra la fine del 2017 e l'inizio del 2018, l'indice di correlazione tra argento e oro è molto elevato, prossimo al valore di 0,9 (quindi molto vicino al massimo teorico di 1 che indica correlazione perfetta). I due mercati si muovono pertanto con delle evidenti sincronie. Questo non vuole dire tuttavia che i risultati per l'investitore siano indifferenti in caso di scelta di uno o dell'altro strumento: il grafico di forza relativa che mette in rapporto l'argento con l'oro è infatti in costante calo dalla metà del 2016, con l'argento quindi che negli ultimi due anni circa ha sottoperformato l'oro. Del resto se si guarda la variazione percentuale annuale (252 sedute) questa è attualmente al -16,5% per l'argento, al -8,2% per l'oro e al -5,35% per l'oro quotato in euro.

In buona sostanza quindi al momento sembra sufficiente concentrarsi, in caso di volontà di diversificazione del portafoglio di investimento con strumenti tipicamente "difensivi" come i metalli preziosi, solamente sull'oro. In base a quanto scritto in precedenza, pure nell'ottica dell'investitore che ragiona in euro, ora che le quotazioni hanno superato area 1050 (euro) e 1210 (dollari) la strategia migliore sarà quella dell'acquisto, anche se solo con posizioni marginali, che potrebbero poi essere incrementate oltre i 1100 euro e 1250 dollari.