Italo: dalla rinegoziazione del debito alla vendita agli americani

L'11 febbraio 2018 è stato sottoscritto il contratto di vendita dell’intero capitale sociale di Italo - Nuovo Trasporto Viaggiatori SpA a Global Infrastructure Partners III funds (GIP). Quest'ultimo aveva presentato un'offerta per acquisire la società a una valorizzazione (equity value) di 1,94 miliardi di euro, che salgono a 1,98 tenendo conto dei dividendi a favore dei vecchi soci e delle spese relative all’interrotto processo di quotazione sostenute dalla società. Ai vecchi soci va anche un'opzione per reinvestire in Italo il ricavato dalla vendita (fino a un massimo del 25% del capitale).

Con il passaggio di proprietà a GIP si è quindi conclusa la prima parte della storia di Italo, ovvero quella della fondazione e della successiva entrata nella fase operativa sotto la gestione italiana. NTV venne infatti creata nel 2006 da Luca Cordero di Montezemolo, Diego Della Valle, Gianni Punzo e Giuseppe Sciarrone, in vista del recepimento da parte dell'Italia della normativa comunitaria relativa alla liberalizzazione del trasporto ferroviario. Nel 2008 entrarono nella compagine azionaria anche Intesa Sanpaolo e SNCF, le ferrovie francesi. A fine 2011 l'Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie rilasciò a NTV i certificati di sicurezza per l'attività di trasporto dei passeggeri e per l'Alta Velocità e il 28 aprile 2012 il primo treno Italo partì dalla stazione di Napoli Centrale in direzione di Milano Porta Garibaldi.

I primi anni di attività furono difficili, in parte a causa delle mosse concorrenziali messe in atto da Trenitalia e in parte, secondo alcuni osservatori, a causa di scelte di marketing che si sono rivelate sbagliate: in particolare quella di puntare su un servizio "premium", ma con meno corse rispetto al Frecciarossa, e a prezzi più elevati. Soprattutto la minor frequenza delle corse sembra, a posteriori, aver determinato il cattivo andamento degli affari e le perdite accusate nei primi esercizi.

Il deterioramento della situazione finanziaria impose alla società nel 2014 una ristrutturazione del debito bancario e un aumento di capitale, circostanza che ha indotto SNCF prima a ridurre e quindi a uscire definitivamente da NTV. Da quel momento, e con il nuovo piano industriale, la strategia della società è cambiata: perentoria riduzione dei costi e politica dei prezzi decisamente più aggressiva. Le azioni intraprese hanno avuto successo con ricavi operativi passati dai 264,2 milioni di euro del 2014 ai 454,9 milioni del 2017, mentre i costi operativi si sono incrementati da 271,6 milioni di euro a solo 313 milioni. Queste dinamiche hanno permesso a NTV di lasciarsi alle spalle la perdita netta da 62 milioni di euro del 2014 per chiudere i conti 2016 con un utile da 32,71 milioni, e da 33,75 milioni nel 2017.

A inizio 2018 il gruppo, ormai risanato e reso profittevole, era pronto per la quotazione in borsa: il 23 gennaio NTV ha infatti presentato la domanda di ammissione alla quotazione delle proprie azioni sul Mercato Telematico Azionario organizzato e gestito da Borsa Italiana e depositato presso la Consob il prospetto di quotazione. Il prospetto prevedeva che nell'IPO fossero poste in vendita azioni per il 35-40 per cento del capitale sociale messe a disposizione da alcuni tra i principali azionisti, con opzione greenshoe su un ulteriore 15%. A inizio febbraio è invece giunta l'offerta di GIP, quasi immediatamente accettata dagli azionisti. Secondo indiscrezioni di stampa i soci storici Della Valle e Montezemolo, e l'a.d. Flavio Cattaneo, avrebbero preferito la quotazione in borsa per continuare a controllare e gestire il gruppo, mentre i soci finanziari (Intesa Sanpaolo, Generali e il fondo Peninsula) hanno optato per l'immediata monetizzazione dell'investimento, finendo per far prevalere la loro posizione.