Giappone, borsa ad un bivio, cosa dicono i grafici?

Nel quarto trimestre del 2017 il Prodotto interno lordo del Giappone è aumentato secondo i dati preliminari a un tasso annualizzato dello 0,5%, ovvero un incremento dello 0,1% dai tre mesi precedenti. Il rallentamento rispetto al dato rivisto sul terzo trimestre, tasso annualizzato del 2,2%, e’ stato netto.

 

Anche se il dato è risultato inferiore alle attese e’ comunque stato sufficiente per sancire un periodo di crescita senza interruzione quasi da record, che non si verificata dai 12 trimestri dall'aprile del 1986 al marzo 1989, il periodo del boom che poi era sfociato nella ben nota bolla della fine degli anni '80.

 

E secondo il ministro dell'Economia Toshihiro Motegi questa fase di espansione, la piu’ estesa da 28 anni circa, potrebbe prolungarsi anche quest'anno. I consumi privati, che pesano sul Pil per circa il 60% del Pil, sono infatti cresciuti dello 0,5% nell’ultimo trimestre del 2017. Bene anche gli investimenti delle imprese che sono aumentati dello 0,7%. In termini nominali la crescita del il Pil del 2017 e’ stata dell'1,4% raggiungendo il valore record di 546mila miliardi di yen.

 

Il governo, nel suo rapporto mensile di dicembre, ha migliorato l'outlook economico alzando la stima di crescita del Pil per gli esercizi 2017 e 2018 all'1,9% e all'1,8% rispettivamente, contro l'1,5% e l'1,4% dell'outlook di luglio.

 

L'inflazione è attesa all'1,1% il prossimo anno fiscale dallo 0,7% stimato per l'esercizio 2017 (livelli comunque ancora lontani dal 2% che è il target della Bank of Japan). Stando agli ultimi dati disponibili le attese ufficiali sembrano ragionevoli: l’inflazione e’ cresciuta in gennaio dell'1,4% annuo, con una ulteriore accelerazione rispetto all'1,0% di dicembre (0,6% in novembre) e contro l'1,3% stimato dagli economisti. Il dato core (quello su cui la Bank of Japan ha il target del 2%) è invece salito a gennaio dello 0,9% annuo, come in novembre e dicembre e contro lo 0,8% del consensus. La disoccupazione secondo il governo si dovrebbe attestare al 2,8% quest'anno e scendere al 2,7% il prossimo. Per il momento il dato di gennaio mostra il tasso di disoccupazione in discesa al 2,4% dal 2,7% di novembre e dicembre. Il dato, inferiore al 2,7% del consensus di Reuters, si attesta sui minimi dall'aprile 1993. 

 

Tra le incognite che potrebbero fare inceppare il ciclo di moderata espansione che si sta sviluppando c’e’ il recente apprezzamento dello yen, un fattore che puo’ giocare a sfavore delle aziende esportatrici, componente che contribuisce non poco alla ricchezza del paese. I dati di gennaio mostrano che le esportazioni giapponesi sono aumentate su base annua del 12,2% (dal 9,3% registrato a dicembre), segnando il quattordicesimo rialzo mensile consecutivo ma questa dinamica potrebbe come detto essere messa in crisi dall’andamento del cambio.

 

Per il momento comunque il governo del premier Shinzo Abe avrebbe confermato il governatore della banca centrale, Haruhiko Kuroda, per un nuovo mandato, e dal momento che Kuroda sostiene una strategia di politica monetaria molto accomodante, finalizzata a conseguire il target di inflazione del 2%, questo dovrebbe bastare a contenere il rafforzamento dello yen.

 

Ma a crescere non è solo l'inflazione: il ministero nipponico di Economia, Commercio e Industria ha reso noto che l’indice delle attività industriali è cresciuto in Giappone in dicembre su base mensile rettificata dello 0,5% dopo l'incremento dell'1,0% di novembre (0,3% in ottobre). Il dato, che si confronta con lo 0,4% stimato dagli economisti, segna il terzo progresso consecutivo. Su base annuale l’indice è invece cresciuto dell'1,8% contro il 2,1% di novembre (1,8% era stata la lettura anche per ottobre). Nell'intero quarto trimestre la crescita è stata dello 0,7% contro il calo dello 0,3% del terzo.

 

Rallenta invece a sorpresa in febbraio la crescita dell’attività manifatturiera del Giappone, che resta comunque per il diciottesimo mese consecutivo in fase espansiva. La lettura preliminare dell’indice Pmi stilato da Markit/Nikkei segna infatti per il mese in chiusura un calo a 54,0 punti dai 54,4 punti della lettura finale di gennaio (54,0 punti in dicembre), che erano il livello più elevato dai 55,5 punti registrati nel febbraio 2014. Il dato si confronta con i 55,2 punti stimati dagli economisti.

 

Frena in febbraio anche la fiducia delle aziende manifatturiere del Giappone. Il Reuters Tankan, indice che anticipa l’omonimo sondaggio trimestrale della Bank of Japan (BoJ), e’ infatti sceso nel mese in corso a 29 punti dai 35 punti di gennaio (27 punti in novembre e dicembre), quando si era attestato sui massimi dal gennaio 2007. Il sondaggio è stato condotto tra 544 aziende giapponesi medio-grandi (di cui 259 hanno risposto) nel periodo dal 31 gennaio al 14 febbraio. In dicembre la BoJ aveva comunicato che l’indice Tankan si era attestato sui massimi dal quarto trimestre 2006.

 

La citata componente cambio, che potrebbe condizionare con il suo andamento quello della ripresa economica, e' da tenere sotto stretta osservazione anche da parte dell'investitore che volesse guardare alla borsa giapponese come alternativa di diversificazione del proprio portafoglio. Per fare ipotesi sulle prospettive di andamento della moneta giapponese sara' importante prima di tutto avere chiaro lo scenario dei tassi americani, che rimangono sotto i riflettori dei mercati finanziari internazionali.

 

Tradizionalmente infatti lo yen si indebolisce contro dollaro con i prezzi delle obbligazioni Usa in calo (e quindi i tassi americani in crescita) un comportamento speculare che si e' pero' proprio di recente interrotto: a gennaio e a febbraio abbiamo assistito infatti ad una crescita dello yen sul dollaro a fronte di un calo dei prezzi dei bond. Questo andamento riflette probabilmente il fatto che recentemente lo stock di debito Usa detenuto dal Giappone si e' andato riducendo.

 

I rappresentanti della Federal Reserve (Fed) hanno pero' raffreddato recentemente i timori sull'ipotesi di un'accelerata negli aumenti nel corso del 2018. Come emerso dai verbali del meeting del Federal Open Market Committee (Fomc, la commissione della Fed che si occupa di politiche monetarie) di 30 e 31 gennaio le prospettive rimangono per tre incrementi dei tassi Usa nel corso dell'anno e non sembra che la ripresa dell'inflazione posso modificare i piani.

 

Il destino delle quotazioni dei bond Usa sembra comunque ormai segnato al ribasso, almeno per il breve termine, e lo yen potrebbe quindi riprendere a perdere terreno contro dollaro, sempre che l'andamento inverso della correlazione venga ristabilito. La direzione del cambio potrebbe quindi essere quella dei 115/120 yen per dollaro e non quella di area 100.

 

Contro euro la tendenza grafica rialzista, di indebolimento dello yen, partita dai minimi di meta' 2016 di area 109,50, ha subito recentemente una battuta di arresto, con le quotazioni tornate a inizio febbraio al di sotto della media mobile a 100 giorni, passante a 133,70 circa, e scese poi a contatto con quella a 200 giorni, a 131 circa. Se i prezzi scenderanno stabilmente al di sotto di area 131 si potra' ipotizzare il proseguimento della correzione del rialzo visto da meta' 2016, con obiettivi che i ritracciamenti di Fibonacci individuano tra i 123,50 e i 126,50 yen per euro. Un movimento di questo tipo sarebbe favorevole per l'investitore nostrano. Il ritorno al di sopra dell’area 133,70 e la rottura dei massimi di inizio febbraio a 137,50 farebbe invece presagire almeno il ritorno sui massimi di giugno 2015 a 141 circa.

 

La media a 200 sedute e' protagonista anche nello studio grafico dell'indice Nikkei 225: i minimi del 14 febbraio a 20950 punti circa si collocano infatti a stretto contatto con quell'indicatore (oltre che con i precedenti record del 2015, superati lo scorso ottobre e ora rivisti dall'alto con funzione di supporto), dal quale si e' per il momento realizzato un rimbalzo, terminato il 27 febbraio a 22500 circa. Per poter tornare sui massimi storici di gennaio a 24130 circa tuttavia l'indice dovra' superare prima area 22500, poi 23150. Oltre area 24130 per l'indice si aprirebbero spazi di rialzo fino a 27000 almeno (poi 28800), obiettivo ottenuto proiettando l'ampiezza del canale crescente disegnato dai minimi di giugno 2016 dall'ipotetico punto di rottura. La violazione di area 20870/900, base del citato canale rialzista, farebbe invece temere l'avvio di una correzione estesa di tutto il rialzo degli ultimi 2 anni circa con obiettivi a 19500 almeno.

 

Nel caso dell'Etf Ishares Msci Japan Ucits Etf Usd Dist (IJPN), denominato in dollari, strumento che potrebbe rispondere alle esigenze di diversificazione del portafoglio per l'investitore nostrano (ferma restando l'esigenza di monitorare anche l'aspetto cambio), il quadro grafico e' simile a quello del Nikkei. I prezzi sono rimbalzati a febbraio dopo il test in area 12 della base del canale crescente che parte dai minimi di inizio 2016, supporto non distante dalla media mobile a 200 giorni a 12,24 circa. Solo discese al di sotto di area 12 farebbero temere l'interruzione della tendenza rialzista vista negli ultimi due anni. La rottura di 12,80 dovrebbe invece permettere il recupero dei massimi di gennaio a 13,34 circa. Resistenza successiva a 14,10 circa.