Comparto immobiliare Usa su supporto rilevante

Recentemente l'attivismo mediatico di Donald Trump ha trovato un altro bersaglio sul quale scagliare i propri tweet, la Federal Reserve. Le accuse del presidente riguardano la politica di rialzi dei tassi di interesse che non aiutano l'economia a crescere con il passo desiderato. Per Trump le strette della Fed danneggiano gli sforzi fatti negli ultimi mesi, il rialzo dei tassi infatti rafforza il dollaro proprio quando i dazi imposti su Cina ed Europa dovrebbero favorire un rilancio commerciale degli Usa. La risposta a queste accuse e' arrivata dal presidente della Fed di St. Louis, che ha ribadito come il Fomc abbia il mandato di tenere sotto controllo l'inflazione e di far crescere l'occupazione e non di pilotare l'andamento del cambio.

Ed effettivamente gli ultimi dati in uscita dagli Usa mostrano una economia in buona salute, che non sembra risentire delle recenti strette monetarie.

La prima stima preliminare del PIL relativo al secondo trimestre 2018 indica infatti una variazione annualizzata del +4,1% (in linea con le attese) dal +2,2% (rivista da +2%) del primo trimestre. L'indice dei prezzi al consumo del PIL, che misura il cambiamento di prezzo di tutti i beni e servizi inseriti nel PIL e rappresenta una misura chiave dell'inflazione, è cresciuto del 3,2% t/t (dato annualizzato), superiore alla rilevazione precedente pari al 2,2% e al consensus pari al 2,3%.

La Federal Reserve di Philadelphia ha inoltre reso noto che il proprio Indice, che monitora l'andamento dell'attivita' manifatturiera dell'area di Philadelphia, si e' attestato nel mese di luglio a 25,7 punti dai 19,9 punti di giugno risultando nettamente superiore anche alle attese degli analisti che si aspettavano un valore dell'indice pari a +21,6 punti.

Positive anche le indicazioni in uscita dal Conference Board: nel mese di giugno l'Indice Anticipatore (Leading Indicator), che misura l'andamento dell'attivita' economica statunitense nei prossimi 6-12 mesi, e’ cresciuto dello 0,5% su base mensile, risultando superiore alle stime degli economisti e in crescita dal dato precedente (+0%).

Segnali incoraggianti poi per la Federal Reserve di New York che ha comunicato che l'indice Empire State Manufacturing (misura l'andamento dell'attività manifatturiera di New York) si attesta nel mese di luglio a 22,6 punti da 25 punti di giugno risultando superiore alle attese degli analisti fissate su un indice pari a +22 punti.

L’indice Chicago Fed National Activity nel mese di giugno si e' attestato a +0,43 punti, da -0,45 punti registrati nel mese di maggio (rivisto da -0,15). Le attese erano fissate su un indice a +0,25 punti.

Non solo gli indici anticipatori sono positivi, anche dati piu concreti come la produzione industriale di giugno hanno evidenziato una crescita dello 0,6% rispetto al mese precedente. Il dato ha battuto le attese (+0,5%) risultando superiore alla rilevazione precedente pari al -0,5% (rivisto dal -0,1%).

Bene anche le vendite al dettaglio che hanno evidenziato, sempre nel mese di giugno, un incremento dello 0,5% m/m, dopo un incremento dell'1,3% a maggio (rivisto da +0,8%), risultando pari alle attese. L'indice escluso il comparto auto è cresciuto dello 0,4% (pari alle attese) dal +1,4% della rilevazione precedente (rivisto da +0,9%).

La borsa risponde tuttavia con entusiasmo moderato a queste notizie, tanto che lo S&P500 sta faticando non poco a rimanere in contatto con i massimi di marzo di area 2802 dollari, a loro volta inferiori ai record di inizio anno di quota 2872,87 dollari. Difficile non avere l'impressione guardando il grafico dello S&P500 che l'indice abbia perduto negli ultimi mesi quelle motivazioni che avevano permesso il raggiungimento dei massimi storici, la velocita' di crescita dei prezzi dai minimi di aprile e' del resto stata molto inferiore rispetto a quella con la quale le quotazioni erano scese a febbraio. Senza la comparsa di novita' eclatanti sul fronte macro o politico (al mercato probabilmente piacerebbe non sentire piu' parlare di dazi e del rischio di una guerra commerciale, ma la cronaca recente sembra andare in direzione opposta) il rischio che l'indice delle blue chip Usa viri al ribasso restera' elevato.

Note stonate relativamente al quadro macro sono emerse del resto recentemente dal mercato immobiliare. L'indice del mercato immobiliare NAHB (National Association of Home Builders) si e’ infatti attestato nel mese di luglio a 68 punti, risultando inferiore al consensus pari a 69 punti anche se pari alla rilevazione precedente.

I nuovi cantieri residenziali sono inoltre diminuiti a giugno passando a 1173 mila unita' da 1337 mila unita'. Il dato e' peggiore delle attese degli analisti che si aspettavano un valore pari a 1320 mila unita'. In calo anche le Licenze edilizie a 1273 mila unita' da 1301 mila unita' (consensus 1330 mila unita').

La National Association of Realtors ha reso noto che a giugno le vendite di abitazioni esistenti sono diminuite dello 0,6% rispetto a maggio, a 5,38 milioni di unità da 5,41 milioni. Il dato e’ risultato inferiore al consensus fissato su un incremento dello 0,5%.

Le vendite di nuove abitazioni infine sono diminuite del 5,3% a giugno rispetto al mese precedente, attestandosi a 631 mila unita' (consensus 669 mila), in calo rispetto alle 666 mila unità della rilevazione precedente (rivista da 689 mila unità). Le attese erano per un calo mensile del 2,8%. 

Queste incertezze del comparto immobiliare non sono da sottovalutare, mettendo a confronto i grafici dello S&P500 e del Philadelphia Stock Exchange (PHLX) Housing Sector Index (HGX) si nota come quest'ultimo avesse iniziato a mostrare segnali di debolezza con largo anticipo rispetto ai ripiegamenti subiti dall'indice di borsa nel 2007 e nel 2011.

Il ribasso subito dall'indice settoriale delle case dai massimi del mese di gennaio a 369,15 dollari e' stato esteso ma si e' fermato per il momento a contatto con un supporto chiave: i minimi di fine giugno a 294 circa sono infatti coincidenti con il 23,6% di ritracciamento del rialzo dai minimi del 2009 e molto vicini alla media mobile esponenziale a 100 settimane passante a 292,5 dollari. Il fatto di avere rispettato questa percentuale di ritorno, primo gradino della scala ricavata dalla successione di Fibonacci, permette di considerare la flessione degli ultimi mesi come un episodio correttivo, che non mette quindi in discussione la tenuta del trend rialzista di lungo periodo.

Se le quotazioni dovessero invece scendere al di sotto di area 292 dollari il timore di andare incontro ad una vera e propria correzione dell'esteso rialzo precedente diverrebbe molto concreto. E dal momento che le fasi correttive sono proporzionali alla ampiezza del movimento che vanno a ritracciare il cedimento al di sotto del supporto di area 292 potrebbe aprire la strada ad una discesa prolungata, con obiettivi che Fibonacci individua tra i 210 e i 250 dollari almeno. La realizzazione di uno scenario di questo tipo per l'indice del comparto immobiliare, tenendo conto delle similitudini che lo legano con l'indice di borsa generale e delle sue capacita' di anticiparne i punti di svolta, sarebbe una eventualita' da guardare con preoccupazione anche dall'investitore che ha interessi in altri settori del mercato. La tenuta di 290/292 e la rottura di area 320 da parte dell'indice HGX potrebbero invece aprire la strada ad un tentativo di riconquistare i massimi di inizio anno di area 369 dollari, lasciando quindi intravedere un periodo di ulteriore crescita anche per la borsa nel suo complesso.