Canada a passo di carica ma la borsa e' ancora incerta

L'economia canadese è in ottima salute: secondo quanto comunicato giovedì da Statistics Canada (l'ente nazionale di statistica di Ottawa), il Pil del Canada è cresciuto dello 0,3% mensile in giugno, in rallentamento rispetto allo 0,6% di maggio (0,2% di aprile) ma meglio rispetto allo 0,1% atteso dagli economisti. Nell'intero secondo trimestre, però, l'incremento è stato dell'1,1% sequenziale contro lo 0,9% del precedente periodo e, soprattutto, del 4,5% annuo, contro il 3,7% del primo trimestre. Dato, che si confronta con il 3,7% del consensus, e che è il più elevato dal terzo trimestre 2011, oltre che il migliore dei paesi del G7.

Per fare un confronto, negli Usa, il maggiore partner commerciale del Canada, nel secondo trimestre la crescita è stata del 3% (comunque un ottimo dato, superiore alle stime iniziali). A sostenere l'espansione del paese guidato da Justin Trudeau sono state non solo le esportazioni, tradizionale cavallo di battaglia, ma anche la spesa delle famiglie, aumentata del 4,6% nel secondo trimestre (dopo il già notevole +4,8% del primo trimestre), l'incremento maggiore dall'avvio della recessione globale del 2008. E dal momento che anche i risparmi delle famiglie sono in aumento la spinta derivante da un aumento della spesa potrebbe prolungarsi. Bene anche il mercato del lavoro, che ha visto la creazione nello stesso periodo di 186mila nuovi posti, il risultato migliore dal 2010.

Il Dipartimento di statistica canadese ha comunicato che nel mese di agosto, ultimo dato disponibile, il tasso di disoccupazione si è attestato al 6,2%, in calo rispetto alla rilevazione precedente pari al 6,3%. Il settore delle costruzioni invia segnali incoraggianti (+2%, migliore risultato dal luglio 2013) ma in generale 14 dei diversi comparti dell'economia risultano in crescita. Solo l'immobiliare è in sofferenza (-1,2%) a seguito dell'introduzione di una nuova tassa sull'acquisto in Ontario da parte di stranieri. Per evitare un surriscaldamento dell'inflazione che potrebbe seguire ritmi di crescita così veloci (comunque al momento la crescita dei prezzi è ferma all'1,2% circa) la Bank of Canada ha alzato ad inizio settembre i tassi di interesse portandoli dallo 0,75% all'1%.

Già a luglio la banca centrale era intervenuta in questo senso (dallo 0,5% allo 0,75%). La decisione, ha spiegalo la BoC, si basa sulla convinzione che la crescita sia non solo diffusa ma anche autosufficiente, non escludendo quindi ulteriori interventi in futuro, che saranno comunque guidati dai dati economici di prossima uscita, con particolare riferimento alle prospettive di inflazione. L'irrigidimento della politica monetaria ha fatto bene al dollaro canadese che si è apprezzato su quello Usa. Le quotazioni sono infatti scese sotto i minimi di luglio a 1,2410 circa (supporto allineato con i minimi del maggio 2016) e sembrano intenzionate a proseguire l'azione correttiva intrapresa a inizio 2016 del rialzo visto dai minimi di settembre 2012. Attualmente i prezzi stazionano sul 50% di ritracciamento di quel rialzo, in area 1,2150/70, ma una decisa violazione di quei livelli aprirebbe la strada a movimenti verso il livello successivo della scala dei ritracciamenti di Fibonacci, il 61,8%, a 1,1570.

Sull'euro l'apprezzamento della moneta canadese e' stato altrettanto evidente, dai massimi di fine agosto a 1,5075 agli attuali 1,4450 dollari per euro, tuttavia in questo caso non sono ancora stati superati supporti di rilievo. Solo una violazione netta di area 1,4450, dove si collocano i minimi di luglio e la media mobile a 200 giorni, confermerebbe l'intonazione positiva del dollaro canada prospettando movimenti verso 1,40 e successivamente 1,3775, minimo di metà febbraio. Per tornare a percorrere un trend cedente sull'euro la moneta canadese dovrebbe risalire oltre la media mobile a 100 giorni, a 1,4865. In quel caso l'investitore domestico che guardasse alla borsa canadese come possibilita' di investimento dovrebbe valutare con attenzione il rischio di un movimento sfavorevole del cambio.

La borsa di Toronto al momento non ha reagito altrettanto brillantemente come la moneta. L'S&P/TSX Composite Index infatti resta imprigionato da inizio luglio in una fase laterale avente una base in area 14900 punti, movimento a sua volta compreso all'interno di un canale (porzione di grafico compresa tra due linee parallele) moderatamente ribassista attivatosi a febbraio. L'impressione è che questo canale si possa rivelare una figura di continuazione della precedente tendenza rialzista (avviatasi a gennaio 2016 da quota 11531), un "flag", o "bandiera", che potrebbe lasciare presto il posto da una nuova fase di crescita. Un primo segnale in questo senso verrebbe con la rottura del lato superiore della fase laterale, a 15228 punti, poi al superamento del limite del "flag", a 15445 punti. In quel caso diverrebbe probabile non solo il ritorno sui massimi storici di febbraio a 15943 punti ma anche il loro superamento con successivo raggiungimento di area 17000 almeno (resistenza intermedia a 16400 circa). Solo la violazione della base del "flag" a 14800 circa potrebbe invece fare temere un approfondimento del ribasso con obiettivi fino ai 14250 punti.