Angela Merkel si prepara ad uscire di scena. Ecco gli scenari per borsa e bund

Non sono solo la politica italiana, con la bocciatura della manovra del governo a trazione M5s-Lega da parte della Commissione Ue, a tenere banco sul panorama europeo e la latente minaccia di una escalation della guerra dei dazi (nel caso i colloqui tra i presidenti Donald Trump e Xi Jinping in programma per novembre non dovessero portare ad un esito positivo gli Stati Uniti sarebbero pronti ad annunciare nuovi dazi sulle importazioni cinesi), negli ultimi giorni si e' diffusa una notizia che rappresenta un vero e proprio terremoto, anche se non immediato, per il futuro del Vecchio Continente: Angela Merkel avrebbe deciso di non candidarsi nuovamente per la guida del CDU, il partito cristiano-democratico tedesco del quale e' leader da 18 anni e che ha il congresso in programma a inizio dicembre, e al Bundestag nel 2021. 

Il risultato delle elezioni in Assia (CDU crollato del 38% del 2013 al 27,4% del 28 ottobre) e Baviera, che ha visto la Cdu di Angela Merkel uscire molto ridimensionata, e' probabilmente alla base della decisione della Cancelliera che e' arrivata ad affermare che il governo tedesco ha perso di credibilita' e necessita quindi di una svolta. Aumenta l'incertezza per il futuro a medio termine dello scenario politico della locomotiva europea, e come e' noto l'incertezza e' nemica dei mercati finanziari. 

C'e' un concreto rischio di vedere un calo degli investimenti delle aziende fino a quando non verra' fatta chiarezza, con il risultato collaterale di assistere ad un ulteriore indebolimento dell'euro (anche a causa del differenziale con i tassi Usa che tendera' in ogni caso ad aprirsi se la Fed continuera' come appare ormai certo ad alzare i tassi anche l'anno prossimo) e ad un incremento dei rendimenti sui titoli di stato tedeschi (trainato in parte anche in questo caso da un analogo movimento dei rendimenti sul debito Usa). 

I mercati guardano quindi con interesse a quale sara' la figura che prendera' la guida della CDU: i nomi che si fanno sono per il momento due, quello di Friedrich Merz e quello di Annegret Kramp-Karrenbauer (AKK). Il primo e' un rivale acerrimo della Merkel all'interno del partito, mentre la seconda, attualmente premier di Saarland, e' una moderata maggiormente in linea con le politiche di "Mutti" (il soprannome della Merkel), nominata infatti dalla stessa segretario della Cdu, un ruolo che viene visto un po' come la rampa di lancio per salire al vertice del partito, come accadde del resto alla stessa Merkel. La scelta di AKK sarebbe quindi un segnale di continuita' (e che la Merkel continua, o continuera', a mantenere un certo controllo sul partito), mentre quella di Merz rappresenterebbe una svolta. E dal momento che "Mutti" rimarra' in carica come Cancelliera fino al 2021 la scelta di Merz potrebbe togliere sostegno al suo ruolo dall'interno del suo stesso partito.

Tutto questo in un momento in cui l’economia si dimostra traballante, con il governo che, ha ridotto le sue stime di crescita per il 2018 e il 2019 all’1,8% dalle previsioni precedenti che ipotizzavano rispettivamente una crescita del 2,3% e del 2,1%.

In Germania e' stato reso infatti noto che l'indice Zew, che misura la fiducia degli investitori istituzionali in merito alle aspettative sull'economia del paese tedesco, è in calo anche nel mese di ottobre. Il dato si è attestato a -24,7 punti dai -10,6 punti di settembre a fronte di attese degli analisti pari a -12,3 punti. L'indice ZEW riferito alla fiducia sulle condizione attuali dell'economia del paese tedesco è sceso a 70,1 punti da 76 punti (consensus 74,5 punti). 

Anche l'indice IFO sul clima di fiducia delle imprese tedesche relativo al mese di ottobre e’ debole, si e' attestato infatti a 102,8 punti, inferiore alle attese degli analisti (pari a 103,1 punti) e in calo rispetto alla rilevazione precedente fissata su un indice pari a 103,7 punti. L'indice IFO (aspettative) e' risultato pari a 99,8 punti (consensus 100,3 punti) da 101 punti di settembre. L'indice IFO sulle condizioni attuali e' sceso a 105,9 punti dai 106,4 punti rilevati in settembre (consensus 106).

Resta invece in buona salute il mercato del lavoro, infatti nel mese di ottobre il tasso di disoccupazione si e' attestato al 5,1%, risultando pari alle attese e alla rilevazione precedente, entrambe fissate su un indice del 5,1%. Il numero di disoccupati e' diminuito di 11 mila unità a fronte di un calo atteso di 12 mila unità e dopo un calo di 23 mila unità in settembre.

Grazie alla debolezza dell’euro continua a tirare l’export: il surplus della bilancia commerciale ad agosto 2018 e si e' attestato a 17,2 miliardi di euro. In termini destagionalizzati, il saldo della bilancia commerciale estera è in avanzo di 18,3 miliardi di euro. L'Ufficio Federale di Statistica (Destatis) ha inoltre riportato che le esportazioni sono cresciute del 2% rispetto a un anno fa mentre le importazioni sono cresciute del 6,2% nello stesso periodo. Rispetto a luglio le esportazioni sono diminuite dello 0,1% e le importazioni del 2,7%.

Degno di nota anche il fatto che l'inflazione nel mese di ottobre ha accelerato nelle regioni tedesche più popolose, ai massimi da molti anni, una chiaro indizio che la Bce portera’ avanti come previsto la sua decisione di tagliare progressivamente il programma di stimolo monetario con il quale ha sostenuto l’economia dell’eurozona negli ultimi anni (piano di acquisto di titoli di Stato chiuso entro la fine del 2018 e primo rialzo dei tassi d'interesse nella seconda meta’ dell’anno prossimo per la prima volta dal 2011). La Bce ha come obiettivo quello di mantenere l'inflazione nella zona euro al di sotto del 2% mentre ad esempio lel Nordreno Vestfalia, che e’ la regione più popolosa della Germania, le stime preliminari regionali sull'inflazione evidenziano per ottobre una crescita del 2,4% su base annua (maggiore crescita dal 2011) dal 2,3% di settembre. Anche in Baviera, il secondo Land piu’ popoloso, e nel Baden-Wuerttemberg, il terzo, l'inflazione ha raggiunto la soglia del 2,8% dal 2,5% di settembre. A livello nazionale 'inflazione armonizzata tedesca di ottobre e’ salita al 2,4% dal 2,2% del mese precedente, il massimo da febbraio 2012.

C’e' tuttavia un settore che potrebbe contenere il rallentamento dell’economia, ed e’ quello dell’auto. 

Recentemente sono infatti circolate alcune indiscrezioni, riportate da Bloomberg, in base alle quali sembrerebbe che la Cina stia valutando di dimezzare le tasse sull'acquisto di auto con motori inferiori a 1.600 cm cubi di cilindrata (dal 10% al 5%). Una notizia che ha rivitalizzato molto il comparto, dal momento che il parco auto cinese e’ per il momento composto per il 70% circa di veicoli con motori inferiore al 1.600.

Intanto Volkswagen, indipendentemente dalle prospettive di sviluppo in Cina, ha archiviato i primi nove mesi dell'anno con vendite in crescita del 2,7% a 174,6 miliardi di euro. Stabile l’utile operativo rettificato, a 13,3 miliardi, ma l'utile ante imposte e’ cresciuto a 12,5 miliardi di euro (+2,2 miliardi). Il gigante dell’auto si attende di chiudere l’anno fiscale con vendite in crescita del 5%.

Il Dax si sta intanto giocando proprio in questi giorni il suo destino, almeno quello a medio termine: come per la scena politica della Germania anche il rialzo della borsa tedesca, partito dai minimi del 2009, sembra essere ad un bivio.

L'indice tedesco ha infatti testato con precisione con i minimi del 25 ottobre a 11078 e quelli del 26 a 11051 la base del canale decrescente che parte dal top di fine gennaio (passante per la precisione a 11085 punti) e il 50% di ritracciamento del rialzo dai minimi di febbraio 2016 (posto esattamente a 11150, quindi violato nell'intraday il 25 e il 26 ottobre ma non in chiusura di seduta). Tale percentuale di ritorno e' vista dagli studiosi dei grafici come il punto di separazione tra uno scenario correttivo (ribasso temporaneo) e uno di inversione di trend (ribasso duraturo). Se da un lato e' infatti vero che nella scala dei ritracciamenti di Fibonacci dopo il 50% compaiono anche il 61,8% e il 78,6% di percentuale di ritorno (in questo caso posti a 10575 e a 9755 punti) e' altrettanto vero che il cedimento al di sotto del 50% molto spesso anticipa un proseguimento della fase in corso almeno fino all'origine del movimento precedente (i minimi del febbraio 2016 a 8699 punti). La tenuta del 50% di ritracciamento invece puo' dare origine a movimenti altrettanto estesi ma in direzione opposta, almeno fino all'origine della correzione (i massimi di gennaio a 13600 circa). Il contatto con i 2 supporti e' avvenuto in concomitanza con una situazione di netto ipervenduto da parte dell'indicatore Rsi a 14 sedute e di quello, meno reattivo e quindi piu' adatto allo studio della condizione grafica di medio termine, a 14 settimane. La discesa in zona di ipervenduto degli indicatori (stessa situazione ad esempio per il classico stocastico 10/6/3 giorni e 10/6/3 settimane) e la presenza dei supporti citati lascia aperta la porta per una possibilita' di rimbalzo, anche se l'indice dovra' faticare non poco per guadagnarsela. Solo alla rottura di 11520, lato alto del gap ribassista del 23 ottobre, diverrebbe credibile un tentativo, se non di ripresa del trend rialzista primario, almeno di movimenti verso i minimi di marzo a 11726 punti e successivamente la mediana del canale decrescente citato, a 11900 circa. Sotto gli 11000/11050 punti (a 11000 transita la linea che sale dai minimi di settembre 2011, ultima appiglio al quale aggrapparsi per l'uptrend) diverrebbe invece difficile evitare la ricopertura del gap rialzista del 6 dicembre 2016 a 10786 punti. Supporto successivo a 10575 (61,8% di ritracciamento del rialzo da febbraio 2016).

Da seguire con grande attenzione, per leggere l'orientamento dei mercati finanziari nei confronti non solo delle storie che si sviluppano all'esterno del paese, la citata guerra dei dazi e la potenziale instabilita' del sistema dell'euro generata dal conflitto Italia/ue, ma anche di quelle interne, sara' l'andamento dei prezzi dei titoli di stato: una caduta degli stessi implicherebbe un rialzo dei rendimenti che potrebbe essere lo specchio di una perdita di fiducia nei confronti della Germania. Intendiamoci, il destino dei prezzi del Bund decennale e' di ridimensionamento, in parallelo con l'analogo andamento del mercato americano, sara' quindi la velocita' di discesa a lasciare intendere se ci sono tensioni significative o meno. Tanto per cominciare sul grafico del Bund future e' comparso negli ultimi mesi un potenziale doppio massimo con limite superiore in area 161,50, figura ribassista che verrebbe completata con la discesa al di sotto dei minimi di giugno a 157 euro circa. Sugli stessi livelli transita anche la media mobile semplice a 100 settimane, un indicatore che sostiene l'uptrend dei decennali tedeschi dall'ottobre del 2008, messo alla prova ad aprile del 2011, a settembre del 2013, a luglio del 2017 e che sllo a inzio del 2018 sembrava destinato a cedere alle pressioni dei ribassisti, ma che successivamente ha recuperato il suo ruolo di supporto. Discese al di sotto di area 156/57 rappresenterebbero quindi una netta discontinuita' con gli ultimi 10 anni di mercato e potrebbero quindi segnalare un cambiamento epocale, un deterioramento dell'uptrend destinato a durare nel tempo. 

Ma l'investitore che volesse approfittare dei recenti cali (in definitiva il Dax dai massimi di inizio anno ai recenti minimi di ottobre ha gia' perso il 19% circa, un ribasso che potrebbe incorporare molte delle incertezze future) per avviare acquisti sulla borsa tedesca su quali titoli potrebbe puntare?

I risultati di una analisi condotta tramite il metodo della media/varianza (o rendimento pesato per il rischio) sui 100 titoli maggiori del listino di Francoforte suggerisce di guardare con particolare interesse, Suedzucker, Carl Zeiss, Linde, Deutsche Telekom, Merck, Volkswagen, solo per citare quelli nelle prime posizioni della lista. Il citato titolo Volkswagen AG occupa ad esempio la quattordicesima posizione, ed e' l'ultimo, su 100, ad avere ancora un coefficente di rendimento/rischio positivo (BMW invece alla 37° posizione, Daimler alla 47°). In fondo alla classifica di rendimento/rischio si collocano invece United Internet AG, SMA Solar Technology AG e Drillisch AG, tre titoli nettamente ipervenduti, anche secondo l'RSI a 14 settimane (quindi un indicatore di medio periodo) che potrebbero pertanto offrire ai piu' coraggiosi la possibilita' di scommettere su di un rimbalzo anche corposo nel prossimo futuro (mandatorio in questo caso adottare uno stop loss a protezione degli acquisti).

La tabella completa dei risultati