L'Angolo del Trader

21/02/2020 08:52:19

Vendite su Atlantia nella seduta di giovedi' dopo le indiscrezioni di Repubblica secondo cui il gruppo controllato dai Benetton ha rifiutato la proposta del governo di revisione globale delle concessioni autostradali. Si tratta di un accordo che costerebbe ad Atlantia circa 4 miliardi di euro tra investimenti e riduzione dei pedaggi a fronte del mantenimento delle concessioni. Da ieri il decreto milleproroghe è legge e quindi l'eventuale revoca costerebbe allo Stato circa 7 miliardi di euro e non più 23. Il governo pare compatto sulla linea dura, con l'eccezione del partito di Matteo Renzi: secondo Repubblica con il rifiuto della proposta i Benetton scommettono sulla caduta del governo Conte bis. Il premier, da Bruxelles prima dell'inizio del vertice UE, ha affermato, secondo quanto riportato da Reuters che "Il governo sta conducendo questa procedura di revoca, è interesse della controparte, di Autostrade, eventualmente fare una proposta transattiva che il governo avrebbe addirittura il dovere di valutare". In un'intervista odierna al Corriere della Sera l'a.d. di Atlantia Carlo Bertazzo dichiara che il gruppo ha già presentato una proposta al governo e sta attendendo una risposta, aggiungendo che Atlantia è disponibile a far entrare nuovi azionisti in Autostrade. Le quotazioni sono scese fino a quota 21,67 per poi rimbalzare in area 22 euro a fronte di una chiusura mercoledi' a 22,69 euro. Il rischio che dai massimi di inizio mese di area 23,20/25 sia ripartita la tendenza ribassista avviatasi dal massimo di settembre a 24,93 euro e' elevato: la reazione intercorsa tra dicembre e febbraio si e' limitata a ritracciare il 61,8% di ritracciamento del ribasso dal top di settembre rimanendo quindi nell'ambito di una correzione, la tendenza dominante per il momento resta quella discendente. Sotto 21,50 le quotazioni potrebbero puntare verso i minimi di dicembre a 19,47. Supporto intermedio a 20,55 euro. Solo oltre area 23 euro i recenti segnali di debolezze verrebbero cancellati, primo target in quel caso a 23,80 circa, poi in area 25 euro.

Anima Holding accelera al rialzo e tocca i massimi da giugno 2018 dopo la pubblicazione di dati 2019 migliori delle attese, poi riduce i guadagni. I ricavi si attestano a 358,3 milioni di euro (+11% sul 2018 e sopra i 348,4 milioni del consensus), l'utile netto a 145,8 milioni (+19% sul 2018 e sopra i 138 del consensus). Il dividendo proposto è pari a 0,2050 euro per azione da 0,165 un anno fa. L'assemblea degli azionisti sarà chiamata anche a deliberare sulla proposta di cancellare azioni proprie in portafoglio pari al 3% del capitale sociale. L'a.d. Marco Carreri ha comunicato "di non rendersi disponibile alla candidatura in occasione del rinnovo del Consiglio stesso per il prossimo triennio". Graficamente il titolo ha dimostrato di possedere il propellente per rilanciare la corsa partita lo scorso maggio, raggiungendo a quota 4,968 il 50% di ritracciamento del ribasso in atto da agosto 2017. Oltre questo limite si aprirebbero ulteriori spazi di crescita verso area 5,45/5,50, livello successivo nella scala di Fibonacci. La candela disegnata giovedì è tuttavia una "shooting star" che spesso compare in corrispondenza di resistenze di rilievo. Eventuali flessioni dovranno limitarsi al test a 4,50 della media mobile a 50 giorni per non compromettere le attese di rialzo. Sotto questo riferimento possibile deterioramento verso 4,22 euro circa poi fino a quota 4.

Seduta positiva ieri per Salini Impregilo, +1,68% a 1,5120 euro. Il Corriere della Sera ieri ha scritto che il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Paola De Micheli a breve chiederà al Parlamento l'autorizzazione a nominare 12 commissari per sbloccare altrettante opere infrastrutturali. L'ex ministro Danilo Toninelli aveva individuato 77 opere prioritarie per un valore di 38 miliardi di euro. La De Micheli assicura che le 12 da lei individuate sono quelle con la maggiore complessità progettuale (e quindi con il maggior valore, ndr). L'analisi del grafico di Salini Impregilo evidenzia la tendenza ribassista in essere da settembre. Eventuali discese sotto il recente minimo a 1,4320 euro darebbero nuova linfa la movimento discendente, con il rischio concreto di assistere a un affondo sul minimo pluriennale a 1,2040 toccato a fine 2018. Primi segnali positivi al superamento di 1,58, prologo a un attacco ad area 1,66, ostacolo determinante da superare per assistere a un tentativo di inversione (conferme definitive oltre 1,82).

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