TIM, la partita della rete si complica e cresce la pressione sul settore

L’ultimo spintone a TIM è giunto il 7 luglio, quando la francese Iliad, che ha già superato i 5 milioni di clienti in Italia con offerte a basso costo nel campo delle telecomunicazioni in mobilità, ha annunciato lo sbarco nel settore della rete fissa con un’alleanza con Open Fiber per l’impiego della sua rete in fibra ottica FTTH. Il titolo TIM ha chiuso la seduta con un ribasso del 3,19%: per la fibra di Iliad ci potrebbe volere del tempo, ma intanto un nuovo temibile concorrente è sceso in campo. Per avere un’idea delle grandezze in gioco il 2019 si è chiuso con ricavi complessivi italiani da rete fissa per 16,17 miliardi di euro (lo 0,9% del Pil) e da rete mobile per 13,67 miliardi (lo 0,76% del Pil): il cavo ha dunque ancora un mercato più ricco in Italia, che mostra anche una flessione dell’1,7% nel 2019 contro il 7,3% della rete mobile, ma pretende anche investimenti maggiori (5,14 miliardi di euro contro i 2,73 dell rete mobile nel 2019).

A poco è servito – per TIM - che il premier Giuseppe Conte annunciasse a breve un grande progetto per la banda larga in Italia. Era già chiaro che i pilastri della ripresa dell’Italia dall’epidemia e dalla crisi erano il “verde” e il “digitale”, la pandemia e il lockdown hanno dimostrato in maniera lampante quanto sia indispensabile e strategica un’infrastruttura di rete adeguata per imprese, pubblica amministrazione e cittadini. Gli investimenti italiani ed europei nel settore non mancheranno, ma gli investitori e i policy maker pretenderanno efficacia e affidabilità e in tal senso semplificazioni e corsie preferenziali punteranno a sbloccare la “messa a terra” delle opere e, in questo caso, la posa dei cavi in fibra. Gli operatori dovranno dunque seguire piani razionali e dimostrare la capacità di implementarli.

In questo contesto si inserisce il dibattito sulla rete unica, reso ancora più rovente dall’impellenza della crisi attuale. Si fronteggiano due modelli: quello privato di TIM, un operatore verticale integrato che dunque affianca all’infrastruttura un’offerta commerciale specifica, e quello ad ampia partecipazione pubblica di Open Fiber, la joint venture di CDP ed Enel che ha un modello di business basato su una rete neutrale fornita a uguali condizioni ai vari operatori commerciali. Non a caso l’amministratrice delegata di Open Fiber Elisabetta Ripa annunciando l’alleanza con Iliad ha parlato di “ulteriore conferma della validità del modello neutrale di Open Fiber”. Si tratta di un accordo che si aggiunge a quelli con i grandi player come Vodafone, Sky WiFi, Fastweb, Tiscali e molti altri.

Lo scenario però rimane estremamente fluido, anche perché numerosi investitori internazionali si sono affacciati sulla scena delle telecomunicazioni italiane attratti dai piani di lungo periodo e dal prevedibile afflusso di ingenti risorse. TIM per esempio sta trattando in esclusiva con il fondo USA KKR la cessione del 40% della propria rete secondaria mista che dovrebbe portare in cassa circa 1,8 miliardi di euro (ma l’operazione è in fase di trattative).
Enel ha confermato di avere ricevuto dal fondo infrastrutturale australiano Macquarie un’offerta vincolante per suo 50% di Open Fiber (che già connetteva 8 milioni di linee a fine 2019). Al netto dell’eventuale diritto di prelazione di CDP sulle quote, va considerata la Call Option di Vodafone sul 15% di Open Fiber che potrebbe scattare.

A sua volta CDP è un socio di peso, ancorché non direttamente presente nel board, di TIM di cui controlla il 5% del capitale ed è il secondo socio dopo la francese Vivendi (23,9%) e prima Canada Pension Plan Investment Board (3,13%). Secondo diversi osservatori, Beppe Grillo compreso, in questo scenario CDP potrebbe fare da perno per la creazione di una rete unica TIM-Open Fiber che digitalizzi davvero l’Italia. Altre ipotesi immaginano un intervento di Mediaset alle prese con Vivendi su diversi fronti, anche se va ricordato che tutta Mediaset vale meno di un quarto di TIM, quindi appena le quote di Vivendi che, oltretutto, ha incarico le quote di TIM ancora a 3,28 miliardi mentre in Borsa valgono 1,74 miliardi di euro.

Da un rapido confronto tra i grafici di Telecom Italia, Iliad ed il Settoriale Europeo delle Telecomunicazioni emergono tre situazioni piuttosto differenti.

Lo scenario tecnico di Telecom Italia è storicamente orientato al ribasso ed il rischio che detta tendenza possa proseguire appare concreto, soprattutto se i prezzi dovessero perdere i supporti tra 0,32 e 0,33 euro. Probabile in tal caso la rivisitazione dei minimi di marzo a quota 0,2861 e la successiva escursione in area 0,25 (target successivo a 0,20 euro) che porterebbe il titolo a toccare nuovi record negativi. Allo stesso tempo eventuali reazioni dai livelli attuali dovrebbero percorrere non poca strada per risultare tecnicamente significanti. Soltanto oltre quota 0,40 infatti si creerebbero le condizioni per un recupero più corposo con primo target a 0,4313 (gap down di marzo) e successivo in area 0,48.

L'indice Euro Stoxx delle Telecomunicazioni si presenta con una situazione grafica di sostanziale equilibrio. I prezzi hanno recuperato i due terzi circa del profondo ribasso fatto registrare a marzo ed ora stanno prendendo fiato nel tentativo di riprendere il cammino di crescita verso gli obiettivi ipotizzabili tra i 287 ed i 290 punti circa. Conferme in tal senso oltre quota 270. Il cedimento del supporto a 255 invece indebolirebbe l'attuale struttura rialzista, prospettando una correzione più profonda del recupero in atto da marzo, con target minimo a 245 e successivo in area 235.

Il grafico di Iliad, infine, è quello che fra i tre sembra godere della salute migliore. I prezzi hanno recuperato agevolmente dai bottom di metà marzo a 95,02 euro, risalendo rapidamente fin sopra ai precedente massimi annuali toccati a quota 141,70, per poi progredire con grande continuità fino a superare di recente i 180 euro. Il trend rialzista appare ben supportato dalla linea che sale dai minimi del 24 marzo, ora poco oltre 165, riferimento che avrà il compito di limitare eventuali correzioni da parte del titolo, i cui prossimi obiettivi al rialzo restano fissati tra 195 e 205 euro. Target successivo in area 225. Sotto 165, invece, la correzione potrebbe spingersi verso quota 150.