Spread in calo e borsa in ripresa, tendenze durature?

Il mese di maggio si era concluso con una preoccupante accelerazione al rialzo dello spread tra Btp e Bund che non lasciava presagire nulla di buono, invece le prime sedute di giugno hanno fatto registrare un allentamento delle tensioni. Il rendimento del Bund tedesco e' sostanzialmente stabile, negativo attorno al -0,2%, ad essersi ridotto e' quello del Btp, che grazie ad acquisti importanti di titoli si e' ridotto tornando ad occhieggiare il 2,5%, con il risultato che lo spread si e' allontanato visibilmente dai picchi di area 295 toccati a fine maggio. Anche lo scenario grafico, per chi crede al potere di previsione delle chart, e' abbastanza confortante: la sparata in area 290/95, che si era avviata dai minimi di marzo, ha infatti ripercorso quasi esattamente la meta' della discesa che si era realizzata dal massimi dello scorso ottobre di quota 345/46.

Un ritorno, o "ritracciamento" per dirla con gli studiosi dei grafici, della meta' di un movimento precedente permette di inquadrare la reazione come un fisiologico rimbalzo e non come un tentativo di inversione della tendenza (in realta' e' compatibile con questo scenario anche una estensione del movimento correttivo fino al 61,8% di ritracciamento, una percentuale di Fibonacci che deve essere superata perche' maturi il sospetto di essere in presenza di una vera e propria inversione del trend).

In altre parole fino a che lo spread sara' al di sotto di area 295 il trend dominante restera' quello ribassista in atto dall'ottobre del 2018, che potrebbe anche permettere un avvicinamento dei 230 punti base, con obiettivo successivo in area 210, un valore sempre elevato se si confronta con la media europea ma che introdurrebbe una sorta di area cuscinetto tra le quotazioni e la soglia di guardia dei 300 punti che permetterebbe agli investitori di adottare un atteggiamento piu' rilassato non solo nei confronti dei bond ma anche della borsa.

E' infatti innegabile che in questo momento le oscillazioni dello spread e quelle dell'indice Ftse Mib abbiano una forte correlazione inversa (l'indice di correlazione calcolato a 252 sedute e' stabilmente al di sotto del valore di -0,5 ormai da un anno circa, con picchi fino a -0,90 circa, valore molto vicino alla correlazione inversa perfetta che si registra a -1,0).

Ma cosa potrebbe avere favorito questo inatteso ridimensionamento dello spread, tra l'altro in un momento molto complesso come l'attuale? I commissari europei hanno fatto partire una lettera che chiede al nostro governo chiarimenti sulla mancata riduzione del debito lasciando intendere che a breve partira' l'iter per la procedura di infrazione che lascera' solo cinque settimane di tempo all'Italia, fino all'Ecofin del 9 luglio, per ritornare in regola con una manovra bis, una correzione che dovrebbe valere 23 miliardi di euro.

Le previsioni della Commissione europea per l'Italia del resto non lasciano posto a dubbi: per il 2019 il Pil e' visto in crescita dello 0,1%, che potrebbe diventare lo 0,7% nel 2020, ma la disoccupazione che quest'anno dovrebbe assestarsi al 10,9% rischia di salire il prossimo all'11%, il rapporto Deficit/Pil dal 2,5% potrebbe passare al 3,5% nel 2020 e il rapporto Debito/Pil rischia di salire ancora, dal 133,7% al 135,2%. Se l'Italia non adottera' pesanti correzioni che permettano di azzerare in 5 anni il deficit e di abbassare il debito la Ue e' pronta a commissionarci, ad imporre una perdita di sovranita' nella politica economica che potrebbe pero' fomentare quelle forze "sovraniste" che stanno guadagnando sempre piu' consensi nella nostra penisola.

Per cercare di giocare di anticipo e fare scendere il livello dello scontro il premier Giuseppe Conte ha sostanzialmente chiesto chiarezza ai partiti di maggioranza M5S e Lega sul sostegno all'attuale governo. In altri termini ha impegnato i due partner ad esprimere una volonta' precisa che puntelli o seppellisca l'attuale esecutivo. La decisione del premier, del tutto inconsueta, di rivolgersi direttamente agli italiani e non a un consiglio dei ministri o ai capigruppo parlamentari (cui ha comunque chiesto supporto all'azione di governo) inevitabilmente rivela un logoramento dell'alleanza che sostiene l'attuale esecutivo estesosi forse fino all'irreparabile con il ribaltamento dei rapporti di forza elettorale tra Lega e M5S dopo le elezioni europee.

 

Ai mercati questa richiesta di chiarezza e' piaciuta, non si sa ancora tuttavia se sara' altrettanto gradita una eventuale risposta. All'interno della maggioranza non c'e' solo la contrapposizione tra i due blocchi politici.

Correnti divisive non troppo sotterranee condizionano infatti anche i rapporti tra i leader e i rispettivi gruppi parlamentari, non appare piu' compatto il Movimento 5 Stelle dietro Luigi Di Maio, e non appare monolitica la Lega dietro Matteo Salvini e questo complica ulteriormente il quadro in vista del prossimo durissimo appuntamento con la finanziaria d'autunno.

Oltre i noti dossier che dividono i due azionisti di maggioranza (dalla flat tax alla Tav, dal salario minimo alla Giustizia e al Codice degli Appalti) traspaiano in tutta evidenza i pericoli e le tentazioni di nuove geometrie del potere.

C'e' chi paventa un ribaltone nei Cinque Stelle che possa portare a una nuova alleanza con il Pd in Parlamento alla quale sarebbero tesi i segnali del presidente della Camera Roberto Fico, ma il Partito Democratico preferirebbe in ogni caso passare dal voto per consolidare il risultato ottenuto alle europee visto, a torto o a ragione, come un successo.

In questo scenario si porrebbe la volonta' di altre menti di M5S di ricorrere al voto per scaricare sul governo uscito dalle urne la patata bollente dei prossimi mesi di confronto con l'Europa, i nodi al pettine, insomma, della complessa situazione economica del Bel Paese.

In questo panorama si inserisce il mancato obiettivo di M5S dell'ultimo anno e mezzo, ossia la fagocitosi del Pd che non si e' realizzata, anche per via del pluralismo di vedute in qualche modo intrinseco allo stesso M5S.

Sull'altro fronte la responsabilita' di far cadere il governo, capitalizzare l'exploit elettorale delle europee e tentare magari un'alleanza con Fratelli d'Italia e Forza Italia per governare il Paese direttamente da Destra-Centro e' una tentazione forte, ma pericolosa perche' metterebbe in prima linea la Lega nelle avversita' prevedibili del prossimo autunno, ponendola a rischio di un rapido logoramento della leadership che il nostro panorama politico ha gia' visto, anche di recente.

I tempi istituzionali d'altronde non possono essere ignorati. Tra lo scioglimento delle Camere, in caso di dimissioni del premier Paolo Conte, e il voto deve passare un periodo minimo di 45 giorni e uno massimo di 70 giorni. Questo proietta, in maniera assai improbabile a fine luglio eventuali elezioni anticipate. Con gli italiani in vacanza raramente i partiti amano rischiare le urne e sarebbe dunque assai piu' probabile uno slittamento a settembre, magari nella seconda meta' del mese.

Questo pero' a sua volta comporterebbe che il nuovo governo decidesse da subito una finanziaria estremamente difficile e un confronto con l'Europa non meno sfidante. Senza considerare il rinnovo delle cariche di primo piano di importanti societa' pubbliche, di cariche di primo piano in un'Europa gia' troppo lontana da Roma e in prospettiva assai piu' distante il cambio al vertice della presidenza della Repubblica.

Proprio il tono quirinalesco del discorso, quasi un ultimatu, di Conte ha un significato che in questa analisi non puo' essere trascurato. L'impronta presidenziale di questo esecutivo ravvisabile non solo nel ministero dell'Economia e in quello degli Esteri, ma anche proprio nella presidenza del Consiglio e' stata fondamentale per la sua nascita e potrebbe chiaramente avere un peso anche in una fase di transizione successiva verso un nuovo equilibrio.

Il Quirinale, data l'urgenza dei dossier che l'Italia deve affrontare in questi mesi, potrebbe insomma cercare assai attivamente nuovi equilibri in Parlamento spingendo per un nuovo esecutivo al servizio del Paese. Forse la definizione di governo tecnico, data lo scarso favore presso gli elettori, non sarebbe la piu' adeguata, ma potrebbe trattarsi di qualcosa del genere, di un'allenza di scopo in vista di una transizione in tempi piu' consoni verso le urne.

 

Questa prospettiva di una governo di scopo appoggiato dal Quirinale che metta in sicurezza i conti e' probabilmente il motivo per cui nelle ultime sedute i mercati hanno graziato temporaneamente i titoli del debito pubblico italiano nonostante il contesto internazionale resti molto difficile, con un governo tecnico in Austria, il protezionismo USA con la sua impronta anti-Ue sempre piu' evidente e la no-deal Brexit che rimane un'incognita per tutti.

La borsa sembra aver recepito il messaggio che una alternativa allo scontro frontale con la Ue e' possibile ed ha interrotto la repentina discesa vista dal massimo del 17 aprile, e lo ha fatto dopo aver toccato un livello graficamente molto significativo, a conferma che spesso i mercati, che vivono di aspettative, sono in grado di anticipare il flusso delle notizie ed assumere una posizione corretta gia' prima che le novita' si manifestino.

I minimi del 31 maggio del Ftse Mib a 19535 punti sono infatti a contatto con il 61,8% di ritracciamento del rialzo dai minimi di fine dicembre, quindi il ribasso delle ultime settimane per il momento non ha invertito la precedente tendenza rialzista, quella partita il 27 dicembre da quota 17914, ma la ha solo temporaneamente interrotta. Certo, la reazione dovra' fare ancora strada prima di dichiararsi, almeno per un po' di tempo, dal rischio di nuovi pesanti cali, solo oltre la media esponenziale a 50 giorni, passante a 20800 circa, diverrebbe infatti probabile un tentativo di ricopertura del gap ribassista del 6 maggio con lato alto a 21665 e un nuovo test dei massimi di aprile a 22053 circa.

Se i prezzi avvicinassero quella quota sarebbe necessario ricordare che i massimi di aprile sono esattamente sul 61,8% di ritracciamento (ancora la stessa percentuale di Fibonacci) ma questa volta del ribasso dai massimi di maggio 2018. Senza la rottura di area 22050 quindi, dopo una eventuale fase di ripresa che potrebbe tenere impegnato nelle prossime settimane, si rischierebbe una nuova discesa, e questa volta anche al di sotto dei minimi di fine maggio.

Oltre area 22050 invece le motivazioni che potrebbero sostenere un tentativo di rimbalzo dai prezzi attuali si dimostrerebbero credibili con l'indice che si metterebbe in caccia, se non dei massimi di maggio 2018, almeno di quelli di giugno o luglio 2018, in area 22250/500.

La violazione immediata dei 19500 punti costringerebbe invece ad una drastica revisione del quadro grafico del Ftse Mib e sarebbe probabilmente dovuta ad un precipitare del quadro politico italiano (e verrebbe sicuramente segnalata anche da una impennata dello spread nuovamente oltre i 290/95 punti): sotto quei livelli diverrebbe difficile evitare il ritorno almeno sui minimi di dicembre a 17915 circa, con un unico supporto intermedio rilevante a 18775 punti.