Sono tante le incongruenze per il rialzo della borsa

Gli ultimi dati sul mercato del lavoro Usa sono stati drammatici ma migliori delle aspettative: venerdi' sono stati resi noti gli occupati ad aprile, in calo di 20,500 milioni di unità da -870.000 ma a fronte di attese di un calo di 22 milioni. Il tasso di disoccupazione, sempre riferito al mese di aprile, e' risultato del 14,7% dal 4,4% di marzo e dal minimo degli ultimi 50 anni toccato a febbraio al 3,5%, ma piu' basso della attese di un 16%. 

C'e' da dire che molti economisti ritengono che prima che il tasso di disoccupazione inizi a scendere possa salire fino a toccare il record negativo del 20%. L'indice del costo del lavoro preliminare (1° trim.) e' salito del 4,8% (atteso +5,8%, prec. +0,9%): questo rialzo ovviamente non e' una buona cosa, segnala che a perdere il lavoro sono stati i soggetti con gli stipendi piu' bassi, infatti il tasso di disoccupazione per i neri e' salito al 16,7%, per gli ispanici al 18,9%, con il rischio dell'aumento delle tensioni sociali in futuro. 

Una misura piu' ampia del tasso di disoccupazione, quella che include anche coloro che hanno smesso di cercare lavoro, e' salita quasi al 23%, anche questo un valore record. 

Giovedi' era stata la volta delle richieste settimanali dei sussidi di disoccupazione, cresciute di 3,169 milioni dai 3,839 milioni della settimana precedente (in questo caso peggiore delle attese di 3,000 milioni). Il totale delle richieste delle ultime 7 settimane e' arrivato a 33 milioni circa (18 milioni circa sono quelli disoccupati solo temporaneamente, che potrebbero quindi ricollocarsi velocemente quando le restrizioni dovute al Covid-19 verranno tolte). 

Non e' quindi difficile spiegare, alla luce di questi dati, il balzo in avanti fatto dall'indicatore di sentiment ribassista calcolato dalla Association of Individual Investors: l'ultima rilevazione lo vede al 52,66% dal 44,03% della settimana precedente, il valore piu' alto dall'aprile del 2013. 

L'indicatore del sentiment rialzista e' invece sceso dal 30,6% al 23,67% (il 23,7% ha quindi un atteggiamento neutrale verso il mercato azionario), il valore piu' basso dall'aprile del 2013. Ad onore del vero se si esplora il grafico dello S&P500 per risalire all'andamento nell'aprile del 2013 troviamo un indice in piena fase di espansione rialzista, che si era appena risollevato da una piccola correzione terminata nell'ultima settimana di marzo, una flessione piu' consistente si era realizzata invece tra fine maggio e fine giugno (il 7,5% circa di movimento da massimo a minimo). 

La domanda che viene posta agli intervistati del sondaggio della Association of Individual Investor riguarda tuttavia le aspettative a 6 mesi, ed in questo caso l'esperienza del 2013 dimostra che una certa attendibilita' l'andamento del sondaggio l'aveva dimostrata. La media storica del sondaggio mostra un valore del 38% per la componente rialzista e del 30,5% per la ribassista, al momento si potrebbe quindi anche pensare che ci sia un eccesso di negativita' rispetto alle reali condizioni di mercato. Q

uesto atteggiamento "contrarian" avrebbe tuttavia senso se la borsa fosse reduce da una fase di ribasso e non da una performace mensile, quella di aprile, tra le migliori di sempre. Casomai l'andamento del Bearish sentiment indicator e della borsa mette ancora di piu' in risalto, ma non ce ne era certamente bisogno, il totale scollamento che c'e' tra la realta'dei dati macro, tutti molto negativi (non solo negli Usa ma anche in Europa), e il comportamento delle borse. 

E questa divergenza evidenzia anche un'altra problematica, che riguarda in particolare il Nasdaq ma in generale tutta la borsa Usa, ovvero che il 38% dell'intero indice tecnologico americano e' fatto da solo 5 titoli, i "big five", Apple Amazon, Alphabet, Facebook e Microsoft. I cinque sono presenti anche nello S&P500, ma in questo caso pesano "solo" per il 20% del totale. 

Questi titoli risentono relativamente poco della crisi che l'economia ha subito a causa del Covid-19 (Apple settimana scorsa ha raccolto 8,5 miliardi di dollari attraverso una emissione obbligazionaria, dimostrando che il mercato non ha problemi a dare fiducia a questi giganti) e hanno permesso al Nasdaq di azzerare con i recenti rialzi le perdite da inizio anno (da massimi di febbraio invece l'indice e' ancora in calo del 7,3% circa). 

Il ricorso massiccio allo smart working durante la fase di lock down ha messo in evidenza l'importanza del "cloud", delle vendite online e dei contenuti online, tutti settori di business in cui queste aziende sono forti. 

La rete di protezione messa sotto le borse da questi giganti tuttavia e' un'arma a doppio taglio, se il sentiment nei confronti di questo quintetto dovesse mutare sarebbero guai per tutto il mercato. Come sempre tutto si basa sulla capacita' di generare abbastanza utili da giustificare i prezzi che il mercato e' disposto a pagare per avere il titolo in portafoglio. Se le aspettative vengono deluse il voltafaccia e' assicurato, gli investitori sono amanti volubili. 

Goldman Sachs a questo proposito ha ricordato quanto possa essere volatile l'indice Nasdaq facendo riferimento ai crolli di inizio anni 2000. L'ampiezza del mercato, "market breadth" in inglese, mostra la partecipazione dei titoli ad un movimento. 

Quando un rialzo o un ribasso si realizzano con un "market breadth" ridotto, ovvero con la partecipazione di pochi titoli, la tendenza rischia di dimostrarsi fragile. Se si studiano i ritracciamenti le distorsioni sono evidenti: lo S&P500, grazie al peso dei "big five" e' distante solo il 15% circa dai massimi di febbraio, la media delle azioni invece e' ancora distante il 30% circa dai massimi.

L'andamento del grafico di forza relativa che mette in rapporto l'indice Nasdaq Composito con l'indice Nyse Fang+ (oltre ai "big five" questo paniere contiene anche altri 5 titoli, Alibaba, Baidu, NVIDIA, Tesla e Twitter) fornisce una rappresentazione grafica di questo fenomeno: la forza relativa e' costantemente calante dal giugno 2019, il che vuole dire che i Fang+ sovraperformano l'indice Composite.

Un classico indicatore "market breadth", che non evidenzia tuttavia l'aspetto dei volumi sottolineato prima, e' quello chiamato "advance/decline", formato dal rapporto tra numero di azioni al rialzo e numero di azioni al ribasso. L'advance decline in questa forma e' troppo volatile per essere significativo in uno studio previsionale, la sua formula viene quindi modificata per includere nel calcolo la media mensile del numero di azioni al rialzo e quella del numero di azioni al ribasso. In questo momento questa versione modificata dell'advance/decline per il Nasdaq Composite e' su livelli molto alti, praticamente su quelli che negli ultimi anni si sono sembre dimostrati i massimi (quindi mercato in ipercomprato) a parte che a gennaio 2019. E' ovviamente possibile che l'indicatore salga ancora prima di ritracciare ma lo spazio a disposizione per una ulteriore espansione sembra molto limitato.

Esiste poi una versione dell'indicatore advance / decline che tiene conto dei volumi scambiati, e viene calcolato tramite la formula volumi delle advancing stocks/volumi delle declining stocks. Le differenze di comportamento tra questi due indicatori, nella versione solo prezzi e nella versione volumi, permette di leggere anche la "partecipazione" propria dei movimenti. Attualmente questa versione dell'indicatore e' su livelli molto elevati, anche al di sopra dei massimi che erano stati toccati ad inizio anno, ancora una volta e' poco probabile una ulteriore espansione del trend al rialzo dell'indice.

Lo stesso concetto di ampiezza del mercato lo si puo' ritrovare nell'indicatore $MMTH, che mostra il numero di titoli del mercato azionario che e' al di sopra della propria media mobile standard a 200 giorni, ovvero che evidenzia una tendenza rialzista di medio lungo periodo: in questo momento l'indicatore e' al 26% circa, era al 70% circa a febbraio e ha toccato un minimo al 5% a marzo, sono troppo pochi i titoli che hanno recuperato una tendenza rialzista in rapporto al rimbalzo messo a segno dall'indice di borsa per rendere, per il momento, credibile quel rimbalzo. 

E Goldman Sachs ha fatto appunto notare che sebbene queste situazioni di "market breadth" ridotta possano anche protrarsi a lungo (la durata media e' di tre mesi ma ci sono stati anche episodi di 2 anni e piu' di "market breadth" ridotta) in passato sono state l'anticamera di fasi di ribasso significative. 

La riduzione della "breadth" si e' avuta nella recessione degli anni '90, nel 2000, nel 2008, nel 2011 e nel 2016. 

Del resto l'analisi tecnica si basa sullo studio delle tendenze e ci insegna che ogni tendenza, anche la piu' forte, evolve fisiologicamente attraverso una alternanza di fasi di espansione e di contrazione.