Segnali di rallentamento dalla crisi economica, le banche ne approfittano?

Nel corso degli ultimi giorni e' proseguita la roulette dei dati sul Pil. Il lockdown adottato da tutti i principali paesi come lotta alla pandemia di Covid-19 ha imposto un costo elevatissimo all'economia, anche se difficile per ora da quantificare, facendola cadere, sia per i singoli stati sia a livello globale, nella peggiore recessione dal dopoguerra. 

Una idea dei danni con i quali si dovranno confrontare i governanti la ha fornita l'Istituto tedesco IFO, secondo il quale il Pil della Germania si contrarra' nel 2020 del 6,6%. I settori maggiormente colpiti sono stati quelli del trasporto aereo, dell'industria automobilistica e del turismo. Sempre secondo l'IFO pero' nel 2021 potrebbe esserci un rimbalzo del 10,2%, che andrebbe quindi a compensare completamente la caduta di quest'anno. Il responsabile delle previsioni dell'Ifo, Timo Wollmershaeuser, le ha commentate dicendo che le aziende ritengono molto probabile il ritorno alla normalita' in nove mesi. 

 

La presidente della Bce Christine Lagarde ha annunciato partecipando all'European Youth Event 2020 che il Pil dell'Eurozona nell'anno in corso scendera' in media dell’8-12 per cento. La Lagarde ha pero' usato anche parole che sono piaciute ai mercati finanziari "Il nostro mandato e' la stabilità prezzi – ha dichiarato – ma dobbiamo anche sostenere l'economia", inoltre ha affermato che "Non sono molto preoccupata per l'aumento del debito".

 

Per il momento di concreto c'e' tuttavia solo la contrazione dei primi mesi dell'anno, sulla fase di recupero si possono ovviamente fare solo delle previsioni, che comunque sono credibili se viste alla luce degli sforzi fatti da governi e banche centrali per combattere i colpi del Covid-19. 

In questa direzione la Commissione Europea ha annunciato il progetto di un "Recovery Fund" da 750 miliardi per sostenere le economie duramente impattate dal Covid-19 (173 miliardi sarebbero destinati all'Italia, suddivisi tra 82 miliardi a fondo perduto e 91 miliardi di prestiti).

 

Anche il Giappone ha approvato un nuovo piano di stimoli all'economia da 1100 miliardi di dollari che include una quota significativa di spese dirette da parte dello stato. Lo sforzo totale giapponese ammonta a questo punto a 2180 miliardi di dollari circa, l'equivalente del 40% del Pil, una cifra solo di poco inferiore ai 2300 miliardi di dollari messi in campo dagli Usa. 

 

Per quello che riguarda la situazione attuale l'Ocse calcola per l'Unione europea una contrazione del 3,3% del Pil nel primo trimestre e del 3,8% per la zona euro (-4,7% la contrazione per l'Italia), dati in linea con quelli di Eurostat secondo cui il dato finale del Pil del primo trimestre del 2020 dell'area euro ha registrato una contrazione del 3,8% dal trimestre precedente mentre l'economia dell'Unione Europea a 27 stati ha subito segnato un calo trimestrale del 3,3% (sullo stesso trimestre del 2019 la contrazione e' stata rispettivamente del 3,2% e del 2,6%). 

 

Il Covid-19 ha influito pesantemente anche sul commercio, per il paesi del G20 l'Ocse calcola nel primo trimestre dell'anno una contrazione delle esportazioni del 4,3% e delle importazioni del 3,9%, e ovviamente la situazione potra' solo peggiorare nei dati del secondo trimestre. Per il momento su di esso ci sono indicazioni parziali, ma non incoraggianti, le esportazioni giapponesi ad esempio ad aprile sono scese del 21,5% (del 4% nel primo trimestre), quelle coreane del 10,6% rispetto a marzo del 2020. Le esportazioni italiane sono scese del 4,9%, le importazioni del 5,6% (-3,5% e -2,4% rispettivamente per la Germania, -7,1% e -7% per la Francia). Ancora piu' evidenti gli scompensi per la Cina, la prima colpita dalla pandemia: nel primo trimestre le esportazioni sono scese del 9,3%, le importazioni del 7%.

 

Anche Fitch ha rivisto al ribasso le stime del Pil per l'intero 2020, ipotizzando un crollo dell'8,2% per l'eurozona, del 9,5% per il nostro Paese e del 4,6% per il Pil globale. L'Italia non e' pero' la Cenerentola dei paesi dell'euro, sempre secondo Fitch infatti la contrazione del Pil spagnolo potrebbe essere del 9,6%, di quello francese del 9% e di quello britannico del 7,8%. 

Fitch ha pero' anche sottolineato che "si iniziano a vedere segnali del fatto che l'attivita' economica ha raggiunto il suo punto piu' basso e puo' quindi ricominciare a salire", pur ammettendo che "la via verso i livelli precedenti la crisi sara' lunga, con le perdite di posti di lavoro e i fallimenti visti durante il lockdown che contribuiranno a provocare danni duraturi sia alla domanda sia all'offerta". 

In caso di una seconda ondata del virus che costringa all'adozione di nuove misure di contenimento il Pil di Europa e Stati Uniti per il 2020 potrebbe invece arrivare a contrarsi del 12%, quello globale del 9%. 

 

Relativamente al solo mese di aprile e maggio l'Ufficio Studi Confcommercio stima una contrazione del prodotto interno lordo italiano rispettivamente del 24% e del 16%, potrebbe quindi essere realistica l'ipotesi di Fitch secondo cui il punto piu' basso sarebbe gia' stato toccato. 

 

I mercati finanziari sembrano credere a questo scenario, nonostante le prospettive per i dati macro dei prossimi mesi restino negative sulle borse si sta registrando un fenomeno abbastanza interessante, che sembrerebbe di buon auspicio per il proseguimento della fase di rimbalzo intrapresa dai minimi di marzo, ovvero un ritorno di interesse per il comparto finanziario e al suo interno per quello delle banche. 

Le banche sono state decisamente penalizzate negli ultimi mesi da tre fattori, il livello basso dei tassi di interesse (ai minimi storici), il timore di un aumento degli incagli a seguito del probabile incremento dei fallimenti, la prospettiva di una economia in rallentamento. Tutti problemi che al momento sono ancora presenti (in particolare probabilmente sul fronte dei fallimenti e quindi dell'aumento degli npl potremmo essere solo all'inizio) ma che potrebbero risolversi in tempi piu' rapidi di quelli ipotizzati anche solo poche settimane fa.

 

A ben vedere quindi i piu' recenti rialzi di borsa non sono da paragonare al proverbiale ultimo ballo sul Titanic, lo sforzo fatto a livello globale per rimettere in moto l'economia e' infatti senza precedenti, al pari della situazione di crisi, e sembra dare i suoi frutti.

 

Un esempio in questo senso e' l'indice calcolato dal gruppo di ricerche di mercato GfK: in Germania l'indice di fiducia e' migliorato con il sondaggio di aprile a -18,9 punti dai -23,1 punti del precedente, e in particolare la componente relativa alle aspettative sulla situazione economica e' migliorata di 11 punti a -10,4. E' salito anche l'indicatore relativo a redditi e consumi, passato a 13,6 da -5,7. 

 

Un'altra indicazione incoraggiante viene dal mercato del lavoro Usa. Sebbene le 

domande di sussidi di disoccupazione presentate negli Stati Uniti dall'inizio delle restrizioni sanitarie abbiano ormai superato i 40 milioni, l'aumento nella settimana fino al 23 maggio e' stato di circa 2,1 milioni, in calo dai 2,4 milioni della settimana precedente, ma soprattutto a calare per la prima volta dall'inizio della crisi e' stato il numero totale di persone che richiede l'indennita' di disoccupazione (calcolato sui dati al 15 maggio) che si attesta a 21,052 milioni, inferiore ai 24,912 milioni della rilevazione precedente e alle attese di 25,750 milioni. Con la riapertura di molti Stati molte persone che avevano perso il lavoro tornano ad impiegarsi. 

L'impressione e' che tutte le maggiori economie, Usa, Giappone, Germania, stiano pensando di utilizzare questa situazione drammatica per cercare di ripartire con maggior forza di prima, magari a scapito anche dei concorrenti, in particolare della Cina: uno dei ritornelli che si sente piu' frequentemente in questo periodo e' che la globalizzazione cosi' come la conoscevamo non potra' piu' esistere, il che implica una perdita di centralita' da parte della Cina come fabbrica del mondo. 

 

E' evidente che sia in atto una guerra contro il tempo, le riaperture di molte aziende, e di molti confini, permette un miglioramento della propensione al consumo, il mercato del lavoro dovrebbe risentirne positivamente, e riassorbire almeno parzialmente in tempi brevi, come dimostra l'andamento degli ultimi dati Usa cui si e' accennato sopra, la marea di disoccupati che si e' venuta a creare in pochissimo tempo.

 

Ma tornando al comparto banche, tra i piu' penalizzati durante il crollo di febbraio-marzo, si notano indizi positivi. 

 

Il KBW Nasdaq Bank Index (BKX), uno dei panieri maggiormente seguiti per avere il polso della situazione per le banche Usa, sta cercando da alcune sedute di lasciarsi alle spalle in area 78 il 38,2% di ritracciamento del ribasso subito dal massimo di dicembre 2019. La rottura di questa resistenza ricavata dalla successione di Fibonacci dovrebbe permettere la realizzazione di un movimento di rialzo significativo, un ritorno almeno a meta' strada del ribasso subito dal top di fine 2019, quindi fino in area 85 dollari (poi a 92). 

Una situazione molto simile la sta vivendo l'Eurostoxx Banche (EU0009658426), che ha disegnato a partire dal 16 marzo un potenziale "doppio minimo". Questa figura rialzista, con base in area 48,50, troverebbe conferma oltre il massimo del 25 marzo a 62,45. In quel caso, come per l'indice Usa, il ritorno almeno fino a meta' della precedente discesa, quindi in area 75,50, sarebbe probabile (con una crescita del 25% circa). 

E per quello che riguarda l'indice settoriale domestico, il Ftse Italia Banche? Anche in questo caso gli ultimi due mesi circa sono trascorsi nell'ambito di un movimento sostanzialmente laterale, in una specie di limbo che ha fatto dubitare delle possibilita' di approfittare della ritrovata fiducia dei mercati dopo la batosta di febbraio, basti pensare che il settoriale ha ritracciato il 1/4 circa del ribasso subito dal massimo di febbraio mentre l'indice Ftse Mib (che comunque e' condizionato fortemente dal settore bancario) e' arrivato al 40% circa di ritracciamento. Se l'indice delle banche domestico dovesse pero' salire oltre il massimo del 25 marzo a 6621 euro verrebbe inviato un segnale incoraggiante, introduttivo a movimenti verso i 7800 euro almeno. 

Preoccupanti invece discese al di sotto dei 5600/700 euro, che potrebbero anticipare non solo il ritorno sui minimi di marzo a 5040 circa ma una vera e propria ripresa della tendenza ribassista.