Russia, borsa e rublo in buona salute

La Banca Mondiale a inizio del 2019 aveva promosso l'economia russa che, nonostante le sanzioni, aveva reagito con vigore nel 2018. Secondo gli esperti della Banca Mondiale l'aumento del Pil lo scorso anno e' stato dell'1,6% (+1,7% il dato ufficiale, in crescita dall'1,5% del 2017), meglio dell'1,5% ipotizzato a giugno. Il quadro veniva giudicato positivo grazie all'inflazione sotto controllo e all'aumento della produzione del petrolio. A fine 2018 l'inflazione era al 4,2%, un valore relativamente basso per la Russia, peggiore solo al 2,5% del 2017 se si considera la storia moderna del paese.

Sempre lo scorso anno la produzione di greggio ha fatto registrare un record, ad ottobre, di 11,6 milioni di barili al giorno. Per il 2019 la Banca Mondiale ipotizzava, a gennaio, una crescita della Russia dell'1,5% e dell'1,8% nel 2020, a fronte di una crescita globale del 2,9% (rivisto dal 3% di giugno 2018) e del +2,5% per gli Usa, che provengono dal +2,9% del 2018 ma che potrebbero rallentare all'1,7% nel 2020. Le previsioni della Banca Mondiale non sono distanti da quelle del Ministero delle finanze, che ha pronosticato per il 2019 un aumento del Pil dell'1,3% e dell'inflazione del 4,3%.

Ma la Russia non esporta solo petrolio, le vendite di grano ad esempio sono aumentate nel 2018 di 43,9 milioni di tonnellate (+3%) e anche quelle dell'industria bellica, con un portafoglio ordini di 15,3 miliardi di dollari, sono in crescita, tanto da portare la Russia in seconda posizione nella classifica mondiale del comparto. Le note dolenti restano quelle relative ai consumi interni, bassi a causa di un Pil pro capite di 10.000 euro all'anno e di un reddito da lavoro dipendente medio fermo a 420 euro al mese (200 euro l'assegno pensionistico medio). La disoccupazione pero' e' molto bassa, al 5,5%.

Nei primi mesi di quest'anno sono usciti alcuni dati macro in chiaroscuro che non sembrano confermare appieno le previsioni ottimistiche della Banca Mondiale.

Tanto per cominciare secondo quanto reso noto dalla Rosstat, l’agenzia ufficiale di statistica di Mosca, il Pil della Russia ha registrato una crescita del 2,7% annuo nel quarto trimestre del 2018, contro il 2,2% del terzo trimestre (1,9% nel secondo), che è stato rivisto al rialzo dall'1,5% comunicato in precedenza, ma su base preliminare il dato relativo al primo trimestre del 2019 vede una crescita dello 0,5% annuo, un risultato che e' stato un po' una delusione: si tratta infatti della crescita più debole dallo 0,3% del quarto trimestre 2017 e si confronta con l'1,2% del consensus.

Una qualche ripresa si e' comunque vista ad aprile, quando l'economia della Russia ha registrato un'espansione dell'1,6% annuo, in decisa accelerazione rispetto al progresso dello 0,2% della lettura finale di marzo (1,4% in febbraio) e sopra all'1,0% del consensus.

La produzione industriale e' cresciuta nel mese di aprile del 4,9% annuo, in netta accelerazione rispetto al progresso dell'1,2% di marzo (4,1% in febbraio) e contro l'1,5% del consensus.

Nel mese di aprile le vendite retail sono cresciute solo dell'1,2% annuo, in ulteriore rallentamento rispetto all'1,6% di marzo (2,0% in febbraio) e contro il progresso dell'1,3% del consensus.

Sempre ad aprile il tasso di disoccupazione e' rimasto stabile sul 4,7% già segnato in marzo (4,9% in gennaio e febbraio), in linea con le attese degli economisti.

I prezzi alla produzione sono saliti in aprile del 10,7% annuo, in lieve rallentamento rispetto al 10,9% di marzo (9,0% in febbraio) ma sopra al 9,8% del consensus. Su base mensile l'indice è invece cresciuto dello 0,5% contro lo 0,9% di marzo (0,1% in febbraio), nel terzo incremento consecutivo dopo la flessione del 3,3% di dicembre e gennaio.

Il tasso d'inflazione e' invece calato nello stesso mese al 5,2% annuo dal 5,3% di marzo (5,2% era stata anche la lettura relativa a febbraio). Su base mensile, rettificata stagionalmente, l'indice dei prezzi e' invece cresciuto dello 0,3% come in marzo (0,4% in febbraio).

Recentemente la Banca centrale di Russia ha lasciato invariati i tassi d'interesse al 7,75% per il terzo meeting consecutivo, dopo averli alzati di 25 punti base in dicembre (e dopo avere fatto altrettanto in settembre, nel primo incremento realizzato dal 2014). L'istituto di Mosca ha pero' lasciato intendere che un taglio potrebbe arrivare nel breve periodo se la congiuntura evolvesse come previsto. "Se il nostro scenario di base si concretizzera', la Banca di Russia conferma la possibilità di un ritorno al taglio dei tassi tra secondo e terzo trimestre 2019", ha dichiarato la governatrice Elvira Nabiullina.

Il fatto che i mercati finanziari stiano apprezzando i miglioramenti del contesto economico in Russia viene confermato dall'andamento del rublo contro euro: la moneta di Mosca infatti ha avviato una fase di recupero dal top del 1° gennaio a 80,46 circa per poi recuperare fino ai 71,35 di fine aprile. Sul grafico e' comparso un "testa spalle" ribassista, disegnato dal top dell'11 aprile, figura completata il 18 gennaio che proietta obiettivi in area 66,50 rubli per euro. Il movimento degli ultimi mesi si e' fermato bene al di sopra del target, e' quindi possibile che nel breve termine si realizzi un rimbalzo (oltre 73,50 possibili movimenti verso 75,50) ma la tendenza di rafforzamento sembra destinata a proseguire almeno fino in area 66,50.

L'andamento del mercato azionario fornisce anche esso indicazioni positive: le quotazioni dell'indice MOEX, denominato in rubli (ex MICEX) sono salite dai minimi di giugno 2017 a 1174,56 punti ai massimi del 22 maggio a 2645,70 punti (+125,25%) e nonostante una certa stanchezza dell'uptrend, che potrebbe comportare una flessione nel breve termine, l'impressione e' che esistano ancora ampi spazi di rialzo. Fino a che le quotazioni resteranno al di sopra della media mobile a 50 giorni, passante a 2550 circa, le possibilita' di una estensione dell'uptrend fino ai 2800 punti circa, lato alto del canale crescente che parte dai minimi di meta' 2017, saranno elevate. Sotto area 2550 invece si potrebbe realizzare una flessione piu' estesa, con obiettivi verso i 2400 punti circa, da considerare comunque sempre in un'ottica correttiva, quindi temporanea, rispetto al rialzo precedente. Solo sotto i 2400 punti si potrebbe andare incontro ad una vera e propria inversione della tendenza.

Positivo anche l'andamento dell'indice RTS, denominato in dollari, che dai minimi del 2016 ai recenti massimi di maggio (che sono pero' inferiori rispetto a quelli di febbraio 2018), ha guadagnato il 114% circa. In questo caso sarebbe il superamento del picco di inizio 2018 a 1340 punti circa ad inviare un segnale di proseguimento dell'uptrend che potrebbe prefiggersi un target a 1550 punti circa, lato alto del canale crescente che parte dai minimi di inizio 2016. Sotto la media mobile a 50 giorni, passante a 1240 circa, rischio invece di test della base del canale, passante a 1100 punti circa.

L'Etf Lyxor Msci Russia Ucits (RUS), avente come benchmark l'MSCI RUSSIA IMI SELECT GDR TRN, sta mettendo sotto pressione da alcune settimane la resistenza offerta a 38,90 euro dal picco dell'aprile 2011. Una chiusura di ottava oltre questa soglia sarebbe un nuovo segnale di forza interessante che farebbe sperare nel proseguimento del rialzo almeno fino a 44,50, top del maggio 2008. Il lato alto del canale crescente che sale dai minimi di inizio 2016 si colloca a 45,50 euro, resistenza praticamente allineata con i record del 2007 dalla quale potrebbe partire, se raggiunta, una fase di ripiegamento. Rischio di cali anche in caso di discese al di sotto di area 35,65, con obiettivo sulla base del citato canale crescente, a 32,60 euro circa.