Recovery si recovery no

Recovery si recovery no. Il ritornello suonato dalle borse nelle ultime settimane non cambia, a fronte di una situazione globale del contagio ancora grave, in particolare negli Usa (al momento non sale solo la curva dei contagi ma anche quella della mortalita') e in Sud America, si notano segnali di ripresa dell'economia che fanno sperare in una veloce uscita dalla crisi che ha caratterizzato questa prima meta' del 2020. 

Capire se siamo solo di fronte solo ad una speranza o se effettivamente ci siano i presupposti per dichiarare ormai terminata l'emergenza economica e' complesso. Uno dei piu' stimati economisti Usa, Christophe Barraud, in forza presso il broker Market Securities, in cima alle classifiche di Bloomberg per l'accuratezza delle sue previsioni ormai da 8 anni per gli Usa e da 5 anni per l'Europa, ritiene che gli Stati Uniti non torneranno ai livelli dell'ultimo trimestre del 2019 se non nel 2022 e che per alcuni paesi dell'Unione europea questo traguardo potrebbe non venire raggiunto prima del 2023.

Barraud avverte che se le sue aspettative dovessero rivelarsi corrette il rally delle borse potrebbe andare incontro ad una brusca inversione. Negli Usa il Pil del primo trimestre e' sceso del 5%, nel secondo trimestre il calo potrebbe aver raggiunto il 30% e solo nell'ultimo trimestre dell'anno potrebbe fare nuovamente la sua comparsa il segno piu'. Nella migliore delle ipotesi un vaccino non fara' la sua comparsa prima della fine dell'anno e non potra' essere distribuito prima del 2021, il che significa ancora molti mesi di lotta con il virus e il rischio concreto di una seconda ondata prima della fine del 2020. 

I dati degli ultimi giorni (60000 nuovi contagiati quotidiani, che secondo il dottore Fauci potrebbero anche salire a 100mila) testimoniano che l'emergenza, anche quella sanitaria, almeno negli Usa, e' tutt'altro che terminata. Per Christophe Barraud una correzione della borsa statunitense di almeno il 10% tra agosto e novembre e' da mettere in conto, anche se la politica fiscale particolarmente espansiva e la prospettiva di nuovi interventi da parte della banca centrale bilanciano in parte gli effetti della pandemia su produzione e consumi. 

A partire da agosto tuttavia i mercati inizieranno a guardare con maggiore attenzione all'appuntamento delle elezioni presidenziali Usa e questo, dopo il recente rally, potrebbe significare una presa di profitto da parte degli investitori in attesa di capire quale potrebbe essere il prossimo inquilino della Casa Bianca. Per quello che riguarda l'economia Usa il dato maggiormente positivo del recente passato e' stato sicuramente quello relativo al mercato del lavoro, con la creazione a giugno di 4,8 milioni di nuovi posti e con la disoccupazione in calo all'11,1%. 

Dati che tuttavia erano riferiti alla prima parte del mese e che non tengono quindi conto della accelerazione dei contagi delle ultime settimane e dei parziali nuovi lockdown decisi localmente. 

Il presidente della Fed di Atlanta Raphael Bostic in una intervista al Financial Times ha avvertito che la ripresa potrebbe essere piu' tormentata "bumpier" di quello che sperano i mercati, un avvertimento echeggiato anche dal presidente della Fed di Cleveland che parlando alla CNBC ha dichiarato che l'andamento della ripresa, incoraggiante dopo le riaperture di maggio, sta rallentando "leveling off" a causa del rinnovato aumento dei contagi. 

Anche in assenza di nuovi contagi il virus potrebbe danneggiare l'economia, e questo ovviamente non solo negli Usa, a causa dell'effetto sulle aspettative di consumatori ed imprese. Un indizio dell'effetto psicologico dell'andamento dei nuovi casi e' evidente nell'analisi dei dati di geolocalizzazione della popolazione, la Fed di Dallas ad esempio produce il Mobility and Engagement Index che mostra la propensione agli spostamenti dei cittadini, un indice che ha rallentato nelle ultime settimane la sua crescita dopo l'impennata evidenziata dai minimi di aprile. 

Un altro indicatore che mostra un rallentamento nel recupero verso la normalita' e' quello relativo al ritorno da parte di lavoratori in sede dopo il periodo di assenza: a maggio l'incremento era stato del 37%, a giugno solo del 6% (con una inversione di tendenza per gli Stati con il maggior numero di contagi come l'Arizona, la Florida e il Texas. 

Nei prossimi giorni comunque l'attenzione degli investitori sara' catalizzata dall'uscita delle trimestrali, ad esempio quella di Delta Air Lines e' sintomatica: la societa' ha comunicato una perdita di 5,7 miliardi di dollari nel secondo trimestre, il dato peggiore dalla Grande Recessione. 

E non solo gli Usa sono in bilico tra ripresa e caduta, anche nel Regno Unito la situazione e' delicata: la crescita del Pil a maggio e' stata solo dell'1,8% a fronte di attese di un +5,5% dopo il -20,3% di aprile. L'esigua entita' del rimbalzo costringe a guardare con diffidenza le ipotesi di una ripresa a "V". I dati dell'Office for National Statistics mostrano una contrazione del 19,1% nel trimestre marzo-maggio e del 24,5% da febbraio, prima che gli effetti della pandemia diventassero evidenti. 

Una cartina tornasole da guardare con attenzione per captare il sentiment di mercato in questo momento e' sicuramente Tesla. Su Tesla, che potrebbe entrare a breve a fare parte dello S&P500, si stanno combattendo al momento vere e proprie guerre di religione: secondo la banca di investimenti Piper Sandler ad esempio il target price del titolo e' a 2322 dollari (un 50% in piu' circa degli attuali prezzi), un rialzo che si sommerebbe al 330% circa gia' messo a segno nell'ultimo anno. 

Secondo Piper Sandler non solo Tesla potrebbe raggiungere il traguardo delle 500mila vetture prodotte nel 2020 nononstante le difficolta' imputabili al Covid-19 ma potrebbe anche arrivare a produrre 4 milioni di auto nel 2025 con una quota di mercato negli Usa del 10%. 

Secondo Robintrack.net, il metodo di valutazione del gradimento di Robinhood, Tesla e' ora in 10° posizione, piu' in alto di Amazon (che e' in 13° posizione), con circa 470mila utilizzatori dell'applicazione che hanno il titolo in portafoglio. Al tempo stesso su Tesla, secondo i dati di s3partners.com, ci sono quasi 20 miliardi di dollari di posizioni short, ovvero di scommesse in vendita. 

L'enorme quantita di scommesse contro il titolo e' un'arma a doppio taglio: da un lato significa che una parte del mercato non crede che il rally possa continuare, dall'altro si creano i presupposti per una "short squeeze", ovvero una chiusura affrettata di posizioni al ribasso (per eccesso di perdite) che da sola alimenta una forte corrente di acquisti a sostegno del titolo. A dare ragione agli shortisti sarebbero discese al di sotto dei 1400 dollari, una situazione che potrebbe essere lo specchio di un deterioramento anche del sentiment generale nei confronti della borsa. 

Fino a che i prezzi rimarranno al di sopra di quel supporto il raggiungimento almeno di area 2000 dollari restera' possibile.