Quadro a tinte fosche da parte del Fondo Monetario

Quadro a tinte fosche da parte del Fondo Monetario. Il Fondo Monetario Internazionale ha rivisto al ribasso le stime sul Pil mondiale 2020 e 2021. Per quest'anno la previsione passa dal -3,0% indicato ad aprile (e dal +3,3% ipotizzato a gennaio) a -4,9%, mentre l'anno prossimo il Pil dovrebbe rimbalzare del 5,4% (da +5,8%). 

La perdita complessiva dovuta al "Great Lockdown" per l'economia globale nel biennio potrebbe superare i 12mila miliardi di dollari. 

Le motivazioni sono da ricercare negli effetti della pandemia di Covid-19 che si sono dimostrati piu' pesanti nella prima meta' dell'anno di quanto anticipato in precedenza. La proiezione sul 2021 e' di 6,5 punti percentuali piu' bassa di quella calcolata nel gennaio 2020, prima quindi dell'esplosione della pandemia. Il commercio mondiale e' atteso in contrazione del 12%. 

L'effetto maggiore sara' sentito dai soggetti a basso reddito, il faticoso percorso iniziato dagli anni '90 per ridurre le disparita' economiche e' stato praticamente cancellato. Gli esperti del Fmi avvertono anche che il grado di incertezza delle previsioni e' molto elevato dal momento che e' condizionato dall'evoluzione della pandemia, che come si e' visto negli ultimi giorni e' tutt'altro che sotto controllo, come dimostrano i record di nuovi contagi nelle ultime 24 ore di Texas e Arizona e i nuovi focolai in Germania. 

Il Fondo calcola, in base alla perdita di ore lavorate nel secondo trimestre, che il calo a livello globale di posti di lavoro a tempo pieno dovrebbe arrivare a 300 milioni, piu' del doppio dei 130 milioni persi nel primo trimestre. Anche gli effetti non sono stati omogenei ma si sono concentrati sulle fasce piu' deboli, i maggiormente colpiti sono i lavoratori meno specializzati, che non hanno potuto fare ricorso al telelavoro. 

Le misure adottate a livello globale per contrastare la crisi sono salite a giugno a 11mila miliardi di dollari dagli 8000 di aprile, 5400 dei quali derivanti da maggiore spesa pubblica e minori entrate fiscali, i restanti da misure a sostegno della liquidita'. Tradotto in termini di Pil gli interventi dei paesi del G20 equivalgono al 6%. 

Il rischio di una futura ulteriore revisione al ribasso delle stime, a meno della comparsa di una cura efficace o di un vaccino, resta alto. Il ricorso a nuove misure di lockdown potrebbe non solo fare rallentare ulteriormente l'attivita' economica ma anche fare precipitare le economie piu' deboli in una crisi del debito. Da non sottovalutare poi il rischio derivante dai recenti rialzi dei mercati finanziari, completamente scollegati dall'economia reale, che con il loro comportamento potrebbero fare aumentare la possibilita' che le condizioni finanziarie si possano restringere in futuro piu' di quanto ipotizzato. 

Le economie avanzate in media potrebbero subire una contrazione del Pil nel 2020 dell'8%, solo del 3% quelle emergenti. La stima per gli Usa e' di un calo dell'8% nel 2020 (era il -5,9% ad aprile) con un rimbalzo del 4,5% nel 2021 (-0,2% dalla previsione precedente), per l'Eurozona la contrazione potrebbe arrivare al 10,2% (2,7% in piu' dei calcoli di aprile), il rimbalzo nel 2021 al 6% (era dell'1,3% piu' basso nelle ipotesi di aprile). 

Il Giappone dovrebbe contenere il calo al 5,8% nel 2020 ma il rimbalzo potrebbe limitarsi al +2,4% nel 2021. La Cina e' invece in condizione di crescere dell'1% quest'anno, comunque ai minimi dagli anni '70, e dell'8,2% il prossimo. Note dolenti per l'Italia, che rischia di contrarsi del 12,8% nel 2020 (stima precedente -9,1%), quindi sul livello delle stime piu' pessimistiche della Banca d'Italia e peggio dell'atteso -11,3% dell'Ocse, e di riprendersi del 6,3% nel 2021 (+1,5% dalle previsioni di aprile).

Il debito e' atteso al 166,1% del Pil nel 2020 per poi scendere al 161,9% nel 2021 (era al 134,8% nel 2019). Il deficit rischia di salire al 12,7% del Pil nel 2020 (8,3% l'ipotesi di aprile) e flettere al 7% nel 2021 (3,5% la stima di aprile). Da ricordare che nel Def di aprile il governo prevedeva un Pil in calo dell'8%, un debito al 155% del Pil e il deficit al 10,4% del Pil. 

Debito oltre il 100% del Pil anche per Francia (125,7% nel 2020 e 123,8% nel 2021) e Spagna (rispettivamente 123,8% e 124,1%). In media nell'Eurozona il debito sara' al 105% circa del Pil (77% per la Germania), negli Usa al 141% (con un deficit del 23,8% del Pil!!!) e in Giappone a 268%.

A livello globale il debito dovrebbe superare il picco toccato dopo la Seconda Guerra Mondiale e arrivare al 101% del Pil. 

Le stime del Fmi per Germania e Francia parlano di un calo rispettivamente del 7,8% e del 12,5% con una ripresa l'anno prossimo del 5,4% e del 7,3%. La Spagna dovrebbe soffrire nel 2020 come l'Italia, con un -12,8% e anche lei con un rimbalzo del 6,3% nel 2021. 

Il calo della Gran Bretagna sara' a due cifre nel 2020, del 10,2%, il rimbalzo del 6,3% nel 2021, come per Italia e Spagna. 

L'India, altro paese preso nella morsa del Covid-19, rischia una contrazione nel 2020 del 4,5%, la prima in quaranta anni, il calo in Russia potrebbe arrivare al 6,6%, in Brasile superare il 9%. 

Non solo il Fondo Monetario ha ricondotto i mercati azionari a piu' miti consigli con le sue ultime stime, anche la Bce invita alla prudenza per voce di Philip Lane, capo economista della banca centrale con sede a Francoforte. Secondo Lane un recupero degli indicatori di breve termine e' fisiologico, alla luce della rapidita' e consistenza del crollo visto tra marzo e aprile a causa del lockdown, ma non puo' essere una buona guida per il futuro: l'attivita' economica restera' al di sotto dei livelli pre-emergenza Covid per un periodo prolungato a causa delle restrizioni ancora vigenti. Il riferimento di Lane e' gli indici PMI preliminari relativi al mese di giugno pubblicati il 23 giugno da Markit per l'eurozona, Francia, Germania e Regno Unito. Anche il 24 giugno il copione si e' ripetuto con l'indice IFO tedesco di giugno, salito a 86,2 punti da 79,7 a maggio e oltre il consensus fissato a 85,0. Le parole di Lane hanno pero' nettamente smorzato le speranze di operatori e investitori di assistere a una ripresa a "V" dell'economia dell'eurozona rapida come la discesa.