Oro, elevato il rischio di una fase di ripiegamento

Oro, le banche centrali ci mettono lo zampino, ma potrebbe non bastare. Il prezzo del metallo giallo rischia infatti di andare incontro ad una fase di ripiegamento.

Secondo una ricerca dell'Australia & New Zealand Banking Group Ltd. le banche centrali stanno comprando oro per sterilizzare in parte i rischi derivanti dall'aumento di liquidita' nel sistema dovuto alle loro politiche monetarie ultra espansive. Nello studio dell'Australia & New Zealand Banking Group Ltd. si ipotizza che gli acquisti netti di oro da parte delle banche possano rimanere nell’ordine delle 650 tonnellate, il 10% circa del consumo mondiale del metallo giallo. In particolare sono gli istituti centrali di Russia, Turchia, China e Kazakistan che per sopperire al rischio di un indebolimento delle loro monete potrebbero intensificare gli acquisti di oro.
La PBoC cinese detiene 1936 tonnellate di oro, l’equivalente solo al 3% delle riserve in valuta estera, e, se come sembra, i cinesi volessero diversificare rispetto al dollaro, questa percentuale sarebbe destinata a salire in futuro.

A luglio, ultimo dato ufficiale, le riserve d'oro della People's Bank of China (PBOC) sono cresciute per l'ottavo mese consecutivo, valutate 88,9 miliardi di dollari circa dagli 87,3 miliardi circa di giugno.

Nei primi sei mesi dell’anno gli acquisti netti ufficiali da parte delle banche centrali sono stati di 374 tonnellate circa (, una tendenza che dovrebbe continuare, aiutando la crescita del prezzo dell’oro, se e’ vero che piu’ della meta’ delle banche centrali, secondo un sondaggio che le riguarda, sono intenzionate ad aumentare le riserve in oro in loro possesso.
Gia’ nel 2018 del resto le banche centrali hanno comprato 651 tonnellate di oro, un aumento del 74% rispetto agli acquisti di un anno prima, raggiungendo il valore piu' alto dal 1971. Il totale detenuto attualmente e' attorno alle 34000 tonnellate.

Si farebbe tuttavia un errore imputando il rialzo del prezzo dell’oro solo alla attivita’ di acquisto da parte degli istituti centrali, il prezzo infatti si muove seguendo anche altre dinamiche, principalmente il rischio di una recessione, le tensioni geopolitiche, la debolezza del dollaro. Certo e’ che un sostegno alla domanda derivante da questa fonte non puo’ che dare un contributo al rialzo dei prezzi, nel caso sia in corso, come in questa fase, una tendenza positiva.

Anche Goldman Sachs Group Inc. ha evidenziato, come l’ANZ Banking Group, che le banche centrali, in particolare quelle dei paesi emergenti, sono molto attive sul mercato dell’oro e potrebbero rimanere tali fino a quando non verra’ risolta la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina.

E del sostegno da parte delle banche centrali il prezzo dell'oro potrebbe averne bisogno presto: la candela giornaliera archiviata il 26 agosto fa venire infatti i brividi, si tratta infatti di un "gravestone doji" (un meno suggestivo "shooting star" sul grafico del future, ma altrettanto male augurante), elemento caratterizzato da valori di apertura e chiusura coincidenti o quasi e da un massimo intraday molto superiore che compare raramente ma che quando lo fa annuncia di norma l'avvio di fasi di ripiegamento importanti. Un elemento simile ad esempio lo si ritrova sul grafico giornaliero il 9 novembre 2016 mentre sul grafico settimanale nell'ottava terminata il 30 agosto 2013.

Le implicazioni negative derivanti dalla presenza di questa figura vengono attivate solo da una violazione, da confermare in chiusura di seduta, della sua base, quindi dei 1525 dollari (1537 sul future). Tornando al grafico settimanale e' possibile notare che l'oscillatore Rsi a 14 periodi ha raggiunto area 85%, un valore che e' stato raggiunto solo altre due volte negli ultimi 13 anni circa, a maggio del 2006 e ad agosto del 2011. Un primo target in caso di discesa al di sotto di area 1525 potrebbe essere la media mobile esponenziale a 50 giorni, a 1442 dollari circa, la violazione di quei livelli farebbe temere di essere in presenza di una vera e propria tendenza ribassista, non solo di una flessione correttiva temporanea.

Dal momento che come detto l'andamento al rialzo del prezzo dell'oro e' stato condizionato in questi ultimi mesi dall'incertezza geopolitica ed economica oltre che dai bassi (spesso negativi) rendimenti dei bond, se effettivamente il picco toccato il 26 agosto a 1555 dollari circa dovesse confermarsi tale per un qualche tempo, vorrebbe dire che il mercato ha ormai scontato il peggio (che e' ben diverso da dire che il peggio e' passato, i mercati spesso si muovono con largo anticipo rispetto ai fatti concreti) e che gli assett piu' rischiosi, che vengono visti come una alternativa ai beni rifugio come l'oro, potrebbero tornare, almeno temporaneamente, ad apprezzarsi.

Le speranze in questo senso verrebbero ovviamente invalidate dal superamento dei 1555 dollari, che segnalerebbe l'immediata ripresa dell'uptrend con target in area 1600 almeno.