Lo spred torna a 260 dopo la decisione della Corte tedesca

La risalita dello spread btp-bund al di sopra dei 260 punti base (il minimo oggi era stato toccato a 236 circa, il rialzo da ieri è di quasi il 9%) dimostra che i mercati non hanno preso sotto gamba la decisione della Corte Costituzionale tedesca sul quantitative easing della BCE.

 

Secondo la corte la Bundesbank deve infatti cessare gli acquisti di bond effettuati sotto il QE, il programma di acquisti dei titoli di Stato (Pspp) della BCE, entro i prossimi tre mesi a meno che la BCE non provi che gli acquisti non sono "sproporzionati rispetto agli effetti sulle politiche economiche e fiscali".

 

In caso contrario i bond (tedeschi) acquistati dovranno essere venduti, sebbene nel lungo termine e in modo coordinato con il resto dell'eurozona. A tornare sul mercato sarebbero quindi nel caso solo bond tedeschi, le singole banche centrali, in questo caso la Bundesbank, comprano infatti solo obbligazioni domestiche.

 

La decisione della Corte Costituzionale non si applica (per ora) al Pandemic Emergency Purchase Programme (PEPP) da 750 miliardi di euro varato dalla BCE il 18 marzo dal momento che questo non prevede il reinvestimento dei titoli di Stato.

 

In altre parole adesso la BCE avrebbe carta bianca per incrementare il PEPP, ipotesi sulla quale il mercato sta scommettendo da tempo.

 

Negli ultimi anni economisti, giuristi, uomini d'affari tedeschi hanno sollevato molti dubbi sulla liceità del programma di Qe della BCE in contrasto con il mandato di politica monetaria (il mantenimento della stabilità dei prezzi) e in deroga al divieto di finanziamento monetario sancito dall'articolo 123 del trattato di Lisbona.

 

E' la prima volta che in Germania la corte costituzionale, organo principale della giustizia, si mette di traverso rispetto ad un organo dalla Ue affermando che le misure della BCE non sono coperte dalle competenze europee e quindi potrebbero non avere validità in Germania.

 

La questione è complicata anche da un punto di vista legale: la corte infatti ha riconosciuto che il Pspp non finanzia gli Stati membri rispettando pertanto il divieto imposto dal Trattato contro la monetizzazione dei debiti pubblici nazionali, ma al tempo stesso viene accolto il ricorso in merito alla possibilità che il programma di acquisti dei titoli di Stato abbia violato il rispetto alla proporzionalità al quale è tenuta la banca centrale.

 

E infatti la Corte ha chiesto che il Consiglio direttivo della BCE dimostri che gli obiettivi del Pspp non abbiano effetti, a livello economico e fiscale, non proporzionali. Sotto accusa è il reinvestimento del capitale dei titoli scaduti dal gennaio 2019 relativi al primo QE, quello terminato a dicembre 2018, oltre al secondo QE, quello iniziato lo scorso novembre, il reinvestimento infatti prolunga oltre il termine ufficiale del programma (il QE1 è terminato a dicembre 2018) la detenzione dei titoli in portafoglio.

 

Il presidente della Repubblica tedesca Frank-Walter Steinmeier nelle scorse giornate aveva lanciato un chiaro segnale alla necessità di una vera solidarietà europea: "la chance di fare le cose giuste, insieme possiamo contribuire alla ripresa dell'Europa", sottolineando che "sbagliamo in Europa quando guardiamo soltanto al nostro interesse economico nazionale".

 

Non sembra che la Corte Costituzionale tedesca abbia deciso di fare proprio questo messaggio. Intanto la patata bollente passa alla stessa Bce, che oggi alle 18 riunirà un Consiglio direttivo per valutare la sentenza della Corte tedesca.