La moda dell'estate, i tassi di interesse

La moda dell'estate, i tassi di interesse. Chi segue i mercati finanziari lo sa bene, o dovrebbe saperlo, che questi si muovono, o meglio vengono fatti muovere, seguendo delle tematiche che diventano di moda e che per un certo periodo catalizzano l'attenzione di molti, ma a mio avviso non di tutti. In teoria i mercati finanziari dovrebbero decidere in quale direzione procedere facendo una analisi dei dati macro a disposizione e cercando di indovinare quanto di questi dati sia gia' incorporato nei prezzi degli asset. 

Guardando alla borsa, se le attese per le crescite degli utili delle aziende, che in buona parte sono funzione dell'andamento del ciclo economico, sono positive e destinate a rimanerlo anche in futuro le borse dovrebbero salire, quando queste aspettative iniziano a ridimensionarsi la stessa cosa dovrebbero fare anche le borse. Il problema e' che in un mondo cosi' lineare la volatilita' andrebbe a farsi friggere, e chi guadagna davvero dai movimenti dei mercati si nutre di volatilita'. 

Quando dico chi guadagna davvero mi riferisco ai grossi nomi del mercato, basta riportare questa notizia del 12 aprile 2019 per avere una idea di cosa intendo "JP Morgan posts record profit and revenue: first-quarter profit and revenue exceeded analysts’ estimates, profit rose 5 percent to $9.18 billion and revenue also rose 5 percent to $29.9 billion. First-quarter trading revenue dropped 17 percent to $5.5 billion.". 

Ecco quindi che tutti i soggetti che girano attorno al mondo della finanza hanno interesse e si affannano a creare delle enormi cortine fumogene o delle tempeste in un bicchier d'acqua per fare in modo che la volatilita' resti alta, che i su e giu' del mercato non si fermino mai, che tra un periodo delle trimestrali ed un altro, quando in realta' ci sarebbe ben poco da fare se non guardare i bilanci e qualche notizia chiave, la acquisizione di nuove commesse, un cambio al vertice, una fusione, si inventano o si ingigantiscono tematiche capaci di spostare il sentiment, ripeto ancora una volta, di molti ma non di tutti. 

Chi non ricorda con che frequenza fino a poche settimane fa non si parlava altro che dell'accordo commerciale tra Usa e Cina? Borse, bond, petrolio, tutto si muoveva a seconda delle prospettive di una chiusura del negoziato. Fino a che questo tema era di moda ogni indizio che facesse pensare ad una pronta risoluzione delle controversie faceva salire la borsa, una smorfia di Trump la faceva scendere. 

Nel momento in cui l'accordo e' stato rimandato a data da definire, e le scaramucce sono passate a guerra aperta, con il fuoco di sbarramento contro Huawei e la Cina che non comprava i bond Usa, ci si sarebbe legittimamente aspettati un crollo delle azioni. Fino a ieri ci avete detto che se Usa e Cina non si mettono d'accordo il commercio mondiale si ferma e si entra in una recessione globale, adesso invece il fatto che i due contendenti abbiamo smesso di parlarsi non e' piu' cosi' grave? 

Certo che non lo e', perche' adesso e' stato lanciato un altro tema di moda, il taglio dei tassi della Federal Reserve. La notizia che la Fed possa tagliare i tassi a partire da luglio ho rivitalizzato le borse proprio quando la situazione stava diventando critica: il Dow Jones era sceso da 26500 ai 24500 punti circa fino a 3 giugno, oggi ha invece archiviato a 25983 punti la migliore settimana dell'anno. E soprattutto e' salito dell'1% venerdi' proprio con un report del lavoro deludente. 

Gli occupati nel settore non agricolo sono cresciuti di 75 mila unita' a maggio a fronte delle 185 mila attese dagli analisti della rilevazione precedente di 224 mila unità (dato rivisto da 263 mila). Cresce dello 0,2% a maggio il salario orario medio mensile risultando pari alla rilevazione di aprile ma inferiore alle attese, pari allo 0,3%. 

Insomma, se fino a ieri si e' detto che la prova che gli Usa non stanno rallentando e' la buona salute del mercato del lavoro questo dato qualche dubbio dovrebbe farlo venire. E invece no, perche' la voce che ha iniziato a circolare e' che se le cose andranno un po' peggio ci sara' la Fed pronta ad intervenire per rimetterle a posto. Intendiamoci, non e' certo una novita' che i mercati decidano se vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, in alcuni periodi dati macro negativi fanno crollare i listini, in altri sono invece i dati buoni che li fanno scendere, ma spesso, e qui si ritorna all'assunto iniziale, dipende dal tema di moda del momento. 

E non e' che in Europa le cose vadano diversamente, oggi il Dax e' salito dello 0,77% dopo il dato della produzione industriale tedesca di aprile che e' scesa dell'1,9% su base mensile, il dato peggiore degli ultimi quattro anni. E anche da noi a sostenere i mercati e' la speranza che la Bce continui ad essere benevola ad oltranza. Come ho gia' detto non e' chiaro se poi questi temi di "moda" siano dati in pasto solo agli strati bassi di chi opera nei mercati appunto per mantenere sempre l'acqua increspata e permettere a pochi di raccogliere la schiuma che si forma in superficie o se tutti, dal piu' grande al piu' piccolo, siamo vittime di questa informazione spesso inconsistente. 

Del resto anche nel mondo della politica accade lo stesso, si identifica un tema da battere e si va avanti fino a che non ne nasce uno nuovo. I media che fanno da cassa di risonanza sono vittime, complici o fautori della diffusione delle tematiche di attualita'? Sono pilotati dall'alto (del resto anche nella nostra piccola Italia le lotte sotterranee, soprattutto prima dell'avvento di internet e dell'informazione diffusa, per accaparrarsi le testate giornalistiche, e le reti Rai, erano all'ordine del giorno) o semplicemente in modo opportunistico cavalcano la notizia per vendere piu' copie?

Certo, i grossi gruppi dell'informazione finanziaria Usa o dell'Oriente tutti i giorni devono dire e scrivere qualche cosa per giustificare la loro esistenza, e sono ben contenti quindi di intervistare i personaggi che contano, che a loro volta sono ben contenti di gettare sassi nello stagno per creare le onde di cui sopra. A noi comuni mortali non resta che usare il buon senso e cercare di leggere le notizie con una buona dose di diffidenza, e non dimenticare mai il concetto sul quale si basa tutta l'analisi tecnica: il trend e' il mio amico. 

Anche se il mercato sale su presupposti deboli ed e' chiaramente un po' drogato, come potrebbe essere adesso (la discesa dello spread btp bund di oggi a 250 punti ha del clamoroso, con Giorgetti che "approva" i mini-Bot e Draghi che senza mezze misure li bolla come denaro illegale), e' inutile pretendere che ragioni in modo sensato (e' chi e' poi che decide cosa e' sensato), e' meglio mettersi in scia adottando ovviamente tutte le precauzioni del caso, che vanno dallo stop loss ai gesti scaramantici.