Italia, l'aumento del debito sara' un problema per la borsa?

L'Italia sta affrontando l'emergenza Covid-19 soprattutto emettendo piu' debito, almeno questo e' quanto emerge da una ricerca di Moody's, ma e' in buona compagnia. Secondo l'agenzia di rating infatti il balzo del debito pubblico sara' particolarmente elevato in Canada, Francia, Italia, Giappone, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti, ma per molti di questi paesi l'elevato livello di accessibilita' del debito potrebbe limitare le implicazioni sui rating. 

Diverso invece il discorso per l'Italia, sulla quale pesano i rating pericolosamente bassi delle maggiori agenzie (BBB di S&Poor's, Baa3 di Moody's, BBB- di Fitch e BBB- di Dagong). 

L'aumento del debito di per se infatti e' solo una parte del potenziale problema, quello che pesa maggiormente sui conti infatti sono gli oneri del debito. Paesi come la Germania, che emettono titoli a tassi negativi, sono ovviamente immuni dall'aumento del costo per gli interessi, l'Italia al contraio, a causa del rating peggiore, paga un tasso di interesse maggiore (esemplificato dal valore dello spread btp-bund). 

Difficilmente verra' effettuata una revisione in miglioramento dei rating italiani dal momento che a deteriorarsi saranno con buona probabilita' anche il rapporto deficit/pil e debito/Pil: il Tesoro stima infatti per il 2020 un calo del Pil di almeno l'8% a causa dell'emergenza coronavirus. 

Lo studio di Moody's presentato da Marie Diron, Managing Director del Sovereign Risk Group, ipotizza un aumento del rapporto debito/Pil in 14 economie avanzate per il 19% circa nel 2020, tuttavia se la crescita del Pil nominale tornera' in tempi brevi ai livelli pre-crisi l'impatto sui rating sovrani dovrebbe essere limitato, con l'eccezione, come accennato, di alcuni paesi, tra cui l'Italia. Ma quanto potrebbe essere pesante alla fine il 2020 per l'economia italiana? 

Il Ministro dell'Economia Roberto Gualtieri parlando recentemente ad una conferenza di Goldman Sachs ha dichiarato "Manteniamo la nostra stima del -8% per il PIL italiano nel 2020". L'Ocse nel suo recente Economic Outlook ha previsto per l'Italia una contrazione del Pil dell'11,3% nel 2020 (ma con il rischio di un -14% nel worst case scenario, ovvero nel caso in cui si ripresentasse con forza la diffusione del Covid-19) ma Gualtieri ha confermato che l'8% resta credibile. 

Il Governatore Ignazio Visco ha invece ricordato nelle ultime ore che Banca d'Italia si aspetta nello scenario di base un calo del Pil del 9% circa che avrebbe potuto arrivare all'11% senza il sostegno alla domanda fornito dalle politiche di bilancio gia' implementate. Nello scenario peggiore invece la contrazione del prodotto interno lordo potrebbe arrivare, sempre secondo Banca d'Italia, anche al 13%. Sulla stessa lunghezza d'onda Fitch, secondo la quale il Pil italiano nel 2020 potrebbe contrarsi del 9,5% per poi rimbalzare del 4,2% nel 2021 (per l'agenzia di rating il Pil globale scendera' del 4,6% nel 2020 per poi risalire del 5,1% nel 2021, nell'Eurozona il calo atteso e' dell'8,2%, il rimbalzo successivo del 4,4%). 

Allineata con le stime di Banca d'Italia si trova anche Confindustria. Nel rapporto Congiuntura flash relativo al mese di giugno del Centro Studi Confindustria si legge che nel secondo trimestre il Pil è atteso in calo del 9% dopo il -5,3% del primo (con la produzione industriale in aprile al -19,1% dopo il -28,4% di marzo). Nel periodo aprile-giugno verra' toccato il minimo: nel terzo trimestre e' infatti previsto un rimbalzo. La perdita del 2020 dovrebbe attestarsi ad un 9% del Pil, circa 200 miliardi di euro. 

Il Centro Studi Confindustria stila due liste, una degli elementi positivi, in particolare le "buone notizie dal credito in aumento", e una di quelli negativi "la ripartenza e' difficile e fragile per l'industria e i servizi, con poca fiducia per consumi e investimenti, senza considerare l'export e il turismo in rosso e le ore lavorate in caduta". A proposito dell'export il report evidenzia un calo del 34,5% in aprile, la contrazione a marzo era stata del 16,3%. A maggio gli ordini esteri indicano una risalita che resta pero' su livelli molto bassi. 

Anche lo spread, che come spiegato sopra fornisce una idea del costo al quale e' sottoposto il nostro paese per sostenere il debito, per altro in crescita, si e' ridimensionato nella prima parte del mese di giugno portandosi in area 180 punti base dai 223 medi di maggio per effetto di una riduzione del rendimento del Btp, sceso all'1,43% medio da 1,73%, e di un aumento di quello del Bund (che resta comunque negativo), ma Confindustria avverte che "il trend discendente che osserviamo ora non può essere considerato ormai acquisito". 

Uno sguardo al grafico del Btp future e' quindi in questo momento utile almeno quanto quello che si puo' dare agli indici di borsa. Il proseguimento del trend rialzista delle quotazioni del future, iniziato con i minimi del 22 aprile a 130,86 euro, sarebbe infatti un indizio importante in favore di un ulteriore allentamento delle tensioni riguardanti l'Italia (in merito ai bond e' opportuno ricordare che ad un rialzo delle quotazioni corrisponde un calo dei rendimenti). Il primo muro contro il quale si confrontano i prezzi sul grafico "adjusted" (il grafico viene ricalcolato quando cambia il benchmark di riferimento per evitare di avere una serie storica con dei gap non rilevanti, in pratica si tratta di un aggiustamento simile a quello utilizzato sui grafici delle azioni che sono soggette ad accorpamenti o ad operazioni sul capitale particolarmente rilevanti) e' quello dei 144 euro, area di massimi a fine marzo, il cui superamento dovrebbe permettere al Btp di tornare sui massimi storici di area 147,40/60 gia' toccati a settembre 2019 e a febbraio 2020. 

Il superamento anche dei massimi storici sarebbe ovviamente un segnale di distensione che avrebbe con buona probabilita' notevole impatto positivo anche sulla borsa. La violazione del supporto di area 139 al contrario sarebbe da leggere come un primo indizio di un nuovo acuirsi delle tensioni nei confronti dell'Italia, con probabili ripercussioni negative anche sulle azioni. 

Il grafico storico dei rendimenti del decennale fornisce un primo supporto rilevante all'1,225%, poi all'1,08%, quota al di sotto della quale i rendimenti potrebbero puntare ai minimi di febbraio allo 0,855%. Sopra area 1,60% ci sarebbe invece il rischio di una risalita verso il 2%. 

Per chi invece volesse seguire direttamente l'indice Ftse Mib per tastare il polso al sentiment di borsa i punti cruciali da monitorare sono la resistenza dei 21150/300 punti, 61,8% di ritracciamento del ribasso dal top di febbraio e lato alto del canale crescente che parte dai minimi di marzo, e il supporto a 18000, base del citato canale. Un canale e' uno spazio del grafico compreso tra due linee parallele che identificano per un certo periodo una tendenza, rialzista, ribassista o laterale. 

Il superamento del lato alto di un canale crescente fornisce una idea di una accelerazione della tendenza in atto, quindi di un suo rafforzamento che di norma e' un ottimo indizio in favore del suo proseguimento anche nel medio periodo, la violazione della base del canale indica invece il termine della fase rialzista e anticipa molto spesso il ritorno almeno sul punto di partenza del canale stesso, in questo caso quindi i minimi di marzo a 14153 punti.