Italia, borsa sotto attacco da piu' fronti

Italia, borsa sotto attacco da piu' fronti. La borsa italiana e' in difficolta' ormai dai massimi del 17 di aprile, con l'indice Ftse Mib che dopo aver toccato un massimo a 22052 punti e' tornato a flettere al di sotto di area 21000. Imputare la debolezza del nostro listino ad un quadro politico sempre piu' confuso sarebbe pero' una leggerezza. Certo, Salvini e Di Maio hanno smesso di parlarsi, e per un governo che si basa principalmente sul rapporto di fiducia personale che c'e' (o c'era?) tra i due massimi esponenti dei partiti che guidano il Paese questo e' un problema non da poco. E' evidente che dopo il 26 maggio, data delle elezioni europee, qualche cosa dovra' accadere. La prossima legge di bilancio sara' di fondamentale importanza per mantenere l'Italia lontana dalle burrasche dei mercati finanziari, tanto che anche il Quirinale sta cercando di avere garanzie sulla durata del governo. Non e' un mistero che se Sergio Mattarella dovesse avere dei dubbi sulla tenuta dell'esecutivo in questo momento cosi' delicato potrebbe decidere di procedere alla formazione di un nuovo governo a anche di andare ad elezioni anticipate. Quello che serve e' stabilita' e concordia per potere affrontare la manovra lacrime e sangue che ci aspetta. Quanto sia grave la situazione lo ha sottolineato la Commissione Europea. La Commissione UE ha pubblicato infatti le previsioni economiche di primavera: le stime sulla crescita del Pil dell'Italia per il 2019 e 2020 sono state tagliate dello 0,1% e si attestano a +0,1% e +0,7% rispettivamente.

 

Per fare un confronto la stessa Commissione ha pronosticato una crescita economica nell'area dell'euro all'1,2% quest'anno e all'1,5% nel 2020 mentre nell'Unione europea la crescita dovrebbe essere rispettivamente dell'1,4% e dell'1,7% (anche in questo caso la correzione rispetto alle precedenti previsioni e' stata dello 0,1%, una revisione che ovviamente pesa molto meno su questi numeri rispetto a quelli italiani, dove lo 0,1% rappresenta il 50% del totale).

 

Indicazioni negative anche per quanto riguarda deficit e debito: il rapporto deficit/Pil che nel 2018 era sceso dal 2,4% al 2,1% e' ora atteso al 2,5% nel 2019 e al 3,5% nel 2020. Il rapporto debito/Pil e' previsto in crescita dal 132,2% del 2018 al 133,7% nel 2019 e al 135,2% nel 2020 (il rapporto debito/Pil dell'area dell'euro e' destinato secondo la Commissione a scendere dal 87,1% nel 2018 all'84,3% nel 2020), il che significa, che con un Pil sostanzialmente fermo, quello che salira', e anche molto, sara' il debito. A fronte di questi numeri tornano in primo piano le indiscrezioni sull'avvio di una proceduta di infrazione per debito eccessivo a carico dell'Italia. Non per niente lo spread tra Btp e Bund e' tornato rapidamente a salire, avvicinando la soglia critica dei 280 punti, quota oltre la quale potrebbe dirsi archiviata la fase di relativa stabilita' vissuta negli ultimi mesi e ripreso invece il trend rialzista che aveva caratterizzato i mesi di settembre ed ottobre del 2018, quando lo spread era salito in are 350 punti base.

 

Ma come detto non e' solo lo scenario interno a turbare il sonno dei risparmiatori, ci sono anche le nuove dichiarazioni "bellicose" da parte di Donald Trump nei confronti della Cina. Trump ha dichiarato che la Cina ha "rotto l'accordo". "Non possono farlo, quindi pagheranno", ha spiegato il presidente Usa mercoledi' 8 maggio nel corso di una manifestazione con i suoi sostenitori in Florida. Da parte sua Pechino ha annunciato che sara' costretta a una rappresaglia. "La Cina si rammarica profondamente che se le misure tariffarie Usa vengano portate avanti e dovra' adottare le contromisure necessarie", ha comunicato il ministero del Commercio di Pechino, riferendosi al previsto aumento dei dazi dal 10% al 25% su 200 miliardi di dollari di beni made in China che dovrebbe essere attuato a partire dal 10 maggio. I mercati sono molto sensibili a questo tema, la mancata sigla di un accordo tra i due contendenti verrebbe presa molto male dalle borse, e come sempre a risentirne maggiormente rischiano di essere i vari vasi di coccio sparsi per il mondo, tra i quali c'e' sicuramente anche l'Italia. I cinesi stanno probabilmente valutando lo stato di salute dell'economia Usa per capire quanta fretta possa avere Trump di chiudere il negoziato e quanto sia inclice quindi a concessioni. La mutata politica monetaria della Fed, ora molto piu' accomodante che nella seconda parte del 2018, e' stata scambiata come un indizio di debolezza, ma i dati usciti negli ultimi mesi sembrano avere smentito che la locomotiva Usa stia frenando, o almeno che lo stia facendo in modo rilevante. C'e' chi teme a questo punto che i cinesi la vogliano tirare per le lunghe e vedere se potranno concludere i negoziati con un presidente democratico, dopo il 2020, una prospettiva che per i mercati e' terribilmente preoccupante, vorrebbe dire rimanere nel limbo dell'incertezza ancora per piu' di un anno e con dazi punitivi adottati da entrambe le parti capaci di deprimere il commercio mondiale. Gia' adesso gli effetti delle tensioni commerciali si vedono chiaramente, e farne le spese e' anche (soprattutto?) l'Europa.

 

Dati del governo olandese mostrano che il volume del commercio internazionale nel trimestre da novembre 2018 a gennaio 2019 e' calato dell'1,8%, il ritmo piu' sostenuto dalla crisi finanziaria del 2007/08.

 

Eurostat ha reso noto che a marzo il volume delle vendite al dettaglio nell'eurozona e' rimasto invariato rispetto al mese precedente (consensus -0,1%), risultando però inferiore alla rilevazione di febbraio (+0,5% rivisto da +0,4%). Su base annuale l'indice ha registrato un incremento dell'1,9% a fronte di un +3% della rilevazione precedente (rivisto al rialzo da +2,8%).

 

Il Dipartimento dell'Economia e della Tecnologia tedesco ha reso noto che a marzo gli ordinativi industriali sono cresciuti dello 0,6% rispetto al mese precedente, deludendo le attese degli analisti fissate su un incremento dell'1,6%. A febbraio gli ordinativi erano diminuiti del 4% rispetto al mese precedente (rivisto da -4,2%).

 

C'e' poi un terzo aspetto da non sottovalutare per l'andamento dell'economia italiana e quindi della borsa, ovvero l'andamento della Germania, partner commerciale di peso per il commercio estero dell'Italia.

 

La Commissione Europea ipotizza che la Germania quest'anno possa crescere dello 0,5%, in deciso rallentamento dal 2018, in gran parte a causa della debolezza nel settore manifatturiero e in particolare di quello automobilistico. Per adesso la Commissione si aspetta che la crescita possa recuperare all'1,5% nel 2020, in linea con la media per l'area dell'euro, ma questa stima non tiene conto del rischio che gli Usa applichino nuovi dazi, come gia' minacciato, sulle auto provenienti dall'Europa, o su prodotti alimentari tipicamente italiani, come il prosecco o i formaggi. Lo scorso anno le esportazioni agroalimentari verso gli Usa hanno raggiunto il valore di 4,2 miliardi di euro, in crescita del 2% sull'anno precedente, tra cui 1,5 miliardi di euro di vini (a seguire 436 milioni l'olio di oliva e 273 milioni i formaggi). Per effetto dei minacciati dazi l'Italia potrebbe perdere (dati Cna, Confederazione Nazionale dell'Artigianato e della Piccola e Media impresa) lo 0,3% del Pil, un vero e proprio disastro considerando la crescita attesa per il 2019 dello 0,1/0,2%. Trump potrebbe usare la scusa delle affermazioni della Wto (World Trade Organization), secondo la quale gli aiuti ad Airbus hanno causato un impatto negativo ripetuto nei confronti degli Usa, per alzare i toni anche nei confronti della Ue.

 

Il rallentamento dell'industria manifatturiera negli ultimi mesi e' stato particolarmente marcato nell'area dell'euro e la Germania, che e' il piu' grande produttore ed esportatore di prodotti fabbricati nell'UE, la Germania ne ha risentito in modo particolare, ma anche in Italia.

 

In questa area qualche segnale di miglioramento lo si registra ma e' sicuramente prematuro parlare di un cambiamento duraturo.

 

In Germania l'ufficio di statistica destatis ha indicato per la produzione industriale una variazione positiva dello 0,5% a marzo rispetto al mese precedente. Il dato e' risultato superiore alle attese degli analisti che avevano stimato un decremento pari allo 0,5%. A febbraio la produzione industriale era cresciuta dello 0,4% (rivista da +0,7%).

 

Il Dipartimento dell'Economia e della Tecnologia tedesco ha pero' reso noto che a marzo gli ordinativi industriali sono cresciuti dello 0,6% rispetto al mese precedente, deludendo le attese degli analisti fissate su un incremento dell'1,6%. A febbraio gli ordinativi erano diminuiti del 4% rispetto al mese precedente (rivisto da -4,2%).

 

E' evidente che in questo momento l'Italia ha bisogno di una Germania forte per potersi agganciare al treno di una ripresa, ma anche la Germania per il momento arranca e non e' detto che le previsioni di ripresa per il 2020 trovino conferma, stante il rischio gia' menzionato di nuovi dazi statunitensi sul comparto auto.

 

Il Ftse Mib come detto e' sottoposto a queste tre diverse pressioni che lo stanno appesantendo.

 

Sul grafico ad elementi giornalieri e' evidente la comparsa di una figura a "testa spalle ribassista", disegnata a partire dal picco del 9 aprile e completata il 6 maggio con la violazione della linea congiungente i minimi dell'11 aprile e del 26 aprile (passante ora a 21680 punti circa). La presenza di questa tipica figura di inversione, ovvero di un elemento che compare al termine di una tendenza, e' gia' di per se un fatto preoccupante, al quale si aggiunge l'osservazione che i massimi di aprile a 22053 punti siano stati toccati in coincidenza con il 61,8% di ritracciamento del ribasso dal top di maggio 2018. Questa percentuale di ritorno, ricavata dalla successione di Fibonacci, viene considerata lo spartiacque che separa un movimento di correzione da uno di inversione: oltre il 61,8% di ritracciamento si puo' iniziare a guardare con fiducia al ritorno sull'origine del movimento precedente, in questo caso i massimi dello scorso maggio, la mancata rottura di questa quota costringe invece a considerare ancora attivo il trend antecedente, destinato a riprendere con obiettivi almeno sull'origine della correzione, quindi sui minimi di fine dicembre.

 

Che qualche cosa sia cambiato nella struttura del trend cosi' come lo abbiamo visto negli ultimi 4 mesi lo conferma anche la violazione, avvenuta l'8 maggio in area 21250, della media mobile esponenziale a 50 giorni, indicatore che viene utilizzato per ricavare una valutazione sintetica del trend di medio periodo: fino a che le quotazioni stazionano al di sopra della media, come era accaduto a partire dal 9 gennaio, la tendenza puo' essere considerata rialzista, viceversa quando le quotazioni scendono al di sotto della media la tendenza vira al ribasso.

 

La condizione del trend, cosi' come valutata da indicatori proprietari sviluppati da Financial Trend Analysis, e' stata al rialzo dal 4 gennaio al 30 aprile, per un totale di 79 sedute, il periodo piu' esteso per una fase crescente (cosi' come valutata da questo metodo) dopo quello terminato il 24 novembre 2016 (in quel caso la durata dell'uptrend era stata di 88 giornate). Lo studio della storia mostra che una inversione di trend duratura si manifesta di norma quando questo indicatore riesce a mantenere la propria posizione per almeno 7 sedute, cio' significa che solo se il ribasso proseguira’ senza grosse scosse almeno fino al 15 maggio i recenti segnali di debolezza potranno trasformarsi in un periodo prolungato di ribasso. In base a questo metodo di valutazione la durata media della fasi di tendenza e' di 25 sedute, se il Ftse Mib continuera' quindi a dimostrarsi debole almeno fino al 15 maggio il rischio che successivamente possano manifestarsi almeno altre 4 settimane di negativita' sara' elevato. Ovviamente cio' non significa che nell'ambito di questo periodo non potranno verificarsi rimbalzi ma che difficilmente questi riusciranno a superare il 2,0/2,5% di estensione.

 

Solo la rottura del 61,8% di ritracciamento del ribasso dai massimi di maggio 2018, quindi il superamento dei 22050 punti (da confermare in chiusura di seduta), fornirebbe argomenti credibili ai rialzisti per tornare a sponsorizzare la loro causa, prospettando in quel caso movimenti fino in area 23150 almeno.