Italia, borsa ai massimi, economia ai minimi.

Il Ftse Mib ha superato di slancio i 24558 punti, massimi di ottobre 2009, limite superiore di una fase laterale che durava da più di 10 anni, inviando quindi un innegabile segnale di forza. E anche nel caso che questa indicazione positiva non trovasse immediate conferme con il proseguimento del rialzo, l'epidemia di coronavirus si dimostra sempre più aggressiva e quindi potenzialmente costosa in termini di impatto sull'economia globale e questo potrebbe comportare una frenata delle borse, resta il fatto che le quotazioni raggiunte sono le più alte dall' ottobre del 2008.

Quello che stupisce è che questo exploit si è realizzato in concomitanza di un quadro macroeconomico deludente.

Il dato del Pil dell'Italia nel quarto trimestre 2019 (dato provvisorio Istat) ha mostrato infatti un calo dello 0,3% rispetto al trimestre precedente. Gli analisti avevano previsto un aumento dello 0,1%. Nel terzo trimestre 2019 il Pil aveva registrato un incremento dello 0,1%.

Il rischio che anche il primo trimestre del 2020 venga archiviato con una crescita negativa del Pil è elevato, il che comporterebbe una ricaduta in recessione (periodo di almeno due trimestri consecutivi a crescita negativa).

In una nota dell'Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) sulla congiuntura di febbraio 2020 si legge del resto una stima per l'intero 2020 per una crescita del Pil italiano dello 0,2%, a fronte del target dello 0,6% ipotizzato dal governo nell’ultima nota di aggiornamento al Def, una prospettiva che rende quindi credibile il rischio di un primo trimestre negativo alla luce delle difficoltà imposte sul fronte dei commerci dall’epidemia del coronavirus.

Il 10 febbraio l'Istat ha inoltre comunicato che la produzione industriale ha segnato in Italia a dicembre 2019 un calo su base annua.

A dicembre 2019 si stima infatti che l’indice destagionalizzato della produzione industriale sia diminuito del 2,7% rispetto a novembre, il calo maggiore da gennaio del 2018, mentre per l’indice corretto per gli effetti di calendario si stima una flessione, in termini tendenziali, del 4,3%. I giorni lavorativi sono stati 20 contro i 19 di dicembre 2018. Nel complesso del quarto trimestre il livello della produzione registra una flessione dell’1,4% rispetto ai tre mesi precedenti, il calo più forte dal quarto trimestre del 2012 che segue quelli del secondo e del terzo trimestre. L’indice destagionalizzato mensile mostra marcate diminuzioni congiunturali in tutti i comparti.

Nell’intero 2019 la produzione industriale è tornata a ridursi dopo cinque anni. La variazione è risultata negativa dell'1,3% in media rispetto al 2018, quando il risultato era stato invece positivo dello 0,6%. Quella del 2019 è la prima diminuzione dal 2014 e la più ampia dal 2013.

Dicembre è stato il decimo mese consecutivo di ribasso su base annua. Insomma, il quadro congiunturale domestico resta debole. Del resto la debolezza dell'Italia non è una novità ma questo non ha impedito alla borsa di apprezzarsi in modo consistente nell'ultimo anno proprio grazie ad una situazione internazionale meno pesante, anche se non certo rosea, rispetto a quella domestica.

Nel 2016 il Pil italiano era ancora del 7% inferiore al livelli pre crisi del 2007, invece per Francia e Germania nel 2016 il valore del Pil superava già del 5,2% e del 9,4% quello del 2007. La Spagna nel 2016 aveva recuperato quasi completamente.

 

Nelle stime di crescita della Commissione europea (novembre 2019) l'economia italiana dovrebbe espandersi di appena lo 0,4% del Pil nel 2020 (-0,3% dalle stime della primavera di +0,7%), contro una media dell'Euro-zona del +1,2%.

La stima dell'Ocse per il 2020 è di un +0,4%, il risultato peggiore dei Paesi Ocse (ma la Germania non è distante, potrebbe fermarsi a un +0,44%). Solo l'Argentina a livello mondiale farà peggio, per lei infatti è attesa una contrazione del Pil dell'1,6%.

Prospettive solo leggermente migliori da parte del Fondo monetario internazionale che nel rapporto pubblicato il 29 gennaio stima che nel 2020 e nel 2021 il Pil italiano crescerà rispettivamente dello 0,5% e dello 0,6/0,7%.

Nel suo recente suo rapporto sull’Italia il Fondo monetario internazionale calcola inoltre che il deficit dovrebbe essere il 2,4% circa del Pil nel 2020 per poi scendere leggermente negli anni successivi ma che il debito resterà vicino al 135% del Pil nel medio termine per poi addirittura salire nel lungo termine a causa della spesa pensionistica.

Fitch a inizio febbraio ha confermato il rating sul debito della Repubblica Italiana al livello "BBB" ma l'outlook sui prossimi trimestri resta "negativo" a causa dell'elevato livello del debito pubblico e del basso livello di crescita del Pil. Preoccupa l'agenzia di rating anche l'incertezza della situazione politica e la qualità degli attivi bancari, che seppure in miglioramento viene ancora considerata bassa.

Come coniugare quindi una situazione economica così difficile con una borsa che viaggia invece sui massimi dell’ultimo decennio e uno spread Btp-Bund su livelli minimi da più di un anno?

Quella che potrebbe sembrare una anomalia, la relativamente buona condizione della borsa nonostante una congiuntura economica difficile in realtà può essere ridimensionata se si considera che il Ftse Mib, l'indice dei 40 maggiori titoli quotati alla borsa di Milano, pur essendo ai massimi dal 2008, è ancora distante il 100% circa rispetto ai massimi del 2000 a 50110 punti circa. Per fare un confronto il Dax Kurindex, che è assimilabile come metodologia di calcolo con il nostro Ftse Mib, è invece attualmente in prossimità dei massimi del 2000, livello che è anche stato superato brevemente nel 2015, nel 2017 e nel 2018.

La strada che deve fare il Ftse Mib per raggiungere i primi della classe è quindi molta, ma proprio grazie al superamento di area 24550 non è detto che non sia già stata intrapresa.

In area 24550 non si collocavano infatti solamente i massimi di ottobre 2009 ma anche il 38,2% di ritracciamento del ribasso dal top del 2007. Il superamento di questo importante riferimento ricavato dalla successione di Fibonacci di norma lascia spazio al proseguimento del trend al rialzo almeno fino al gradino successivo dei ritracciamenti, quello del 50%, posto in questo caso a 28500 circa. Da notare inoltre che in analisi tecnica esiste una prassi consolidata, avvalorata dal suo elevato tasso di successo quando applicata in pratica, di calcolare gli obiettivi per il movimento in atto dopo l'uscita da una fase laterale, come quella disegnata dai prezzi dai minimi del 2009, proiettando l'ampiezza della fase laterale stessa dal suo punto di rottura. Il target così ottenuto per il rialzo del Ftse Mib si colloca a 36500 punti circa.

Il quadro rialzista ipotizzato verrebbe messo in discussione solo a seguito di discese inferiori ai 24150 punti circa, lato alto della fascia laterale disegnata dai prezzi a gennaio. In quel caso l'indice rischierebbe di andare incontro ad una fase di ripiegamento almeno fino ai 23100 punti, linea mediana del canale rialzista che contiene l'uptrend dai minimi di dicembre 2018.