Il Dow Jones supera i 28000 punti, quali prospettive per la borsa Usa?

Il Dow Jones supera i 28000 punti e conferma l'intonazione positiva dimostrata dal 1° novembre, quando i prezzi hanno superato al rialzo la trend line ribassista che congiunge i massimi di luglio e di settembre, ora supporto in transito a 27180 punti circa.

 

I mercati azionari sono quindi tornati a crescere con decisione dopo una pausa di un trimestre circa, il Dow Jones infatti ha superato il picco di meta' luglio solo il 4 novembre, quando hanno iniziato a rivedere le proprie aspettative riguardo l'andamento del ciclo economico. I dati macro di recente uscita hanno infatti allontanato il rischio di un avvitamento dell'economia, globale e statunitense in primis ma anche di quella cinese, lasciando invece spazio ad una ipotesi che nel 2019 sia stato raggiunto un punto di flesso della crescita e che quindi il 2020 possa dimostrarsi migliore. Il mercato del lavoro Usa infatti tiene senza grossi problemi, gli indici Pmi manifatturieri, per quanto ancora deboli, si sono stabilizzati, quelli dei servizi sono in miglioramento.

 

Il Fund Manager Survey di Bank of America Merrill Lynch reso noto il 12 novembre mostra come i gestori in questo momento stiano spostandosi in modo massiccio dalla liquidita' alle azioni per paura di rimanere tagliati fuori dal rialzo che probabilmente si protrarra' almeno fino a fine anno. Il sondaggio riguarda 230 gestori di 700 miliardi di dollari di patrimonio: la riduzione della componente "cash" e' stata dello 0,8% al 4,2%, il calo mensile maggiore dal novembre 2016 e la percentuale di liquidita' piu' bassa dal giugno 2013. L'esposizione verso l'azionario e' salita del 20% su base mensile, il sovrappeso di questa asset class e' del 21%, il livello piu' alto da un anno.

 

Le attese di una ulteriore crescita della borsa sono passate dal -37% al +6%, la variazione positiva maggiore dal 1994, anno di inizio del sondaggio. I gestori sono quasi costretti ad entrare sull'azionario nonostante i valori raggiunti, rimanere fuori significa compromettere la performance dei portafogli, una eventualita' impraticabile nella parte terminale dell'anno, quando il tempo per recuperare eventuali scelte sbagliate scarseggia. Si parla quindi di "Fomo", ovvero "fear of missing out", paura di essere tagliati fuori, come di un uno dei motori principali di questo rally di borsa.

Il 52% degli investitori intervistati ritiene che le azioni saranno la asset class meglio performante nel 2020, seguite per il 21% da quelli che ritengono che saranno invece le materie prime ad avere la meglio in termini di performance e dal 10% che punta invece al cash. Il media il valore atteso per lo S&P500 e' di 3246 punti.

Nell'ambito dell'azionario da privilegiare saranno le banche e, interessante scoprirlo, le azioni dell'eurozona, che evidentemente sono considerate attardate rispetto a quelle Usa. Negative invece le attese sui bond e sul comparto della pubblica utilita'.

 

Del resto gli Usa e la Cina si stanno parlando quasi civilmente (anche se i nuovi dazi americani previsti per il 15 dicembre ancora non sono stati cancellati) e la Gran Bretagna dovrebbe uscire dall'Unione europea, sempre che lo faccia davvero, in modo "ordinato", senza pericolosi strappi. I settori favoriti dai gestori sono quelli a piu' alto rischio, la tecnologia e i titoli "growth" in generale.

 

 Anche in Europa il sentiment e' in miglioramento. L'indice Zew, che misura la fiducia degli investitori istituzionali in merito alle aspettative sull'economia del paese tedesco, e' ancora negativo a novembre, ma e' nettamente superiore ai minimi rilevati ad agosto. Il dato si e' attestato a -2,1 punti dai -22,8 di ottobre e dai -44,1 di agosto a fronte di attese degli analisti pari a -13,2 punti. L'indice ZEW riferito alla fiducia sulle condizione attuali dell'economia del paese tedesco e' inoltre salito a -24,7 punti da -23,5 punti di ottobre (consensus -22 punti).

 

In generale l'indice di fiducia relativo alle aspettative sull'economia di Eurolandia e' risalito a -1 punto dai -23,5 punti di ottobre risultando migliore delle attese pari a -11,5 punti. Migliora in modo significativo anche l'indicatore sulle condizioni economiche attuali a -19,6 punti.

 

Per il momento resta qualche incongruenza tra l'andamento dei mercati e i risultati del sondaggio Fund Manager Survey: se si mettono a confronto le performance e tre mesi degli indici S&P 500 / Barra Value e S&P 500 / Barra Growth (che rappresentano l'andamento della meta' piu' economica e della meta' piu' cara del paniere S&P500 in termini di price-to-book ratio) si scopre che l'indice dei titoli "value" e' salito dell'11% circa mentre quello dei titoli "growth" nello stesso intervallo di tempo e' salito del 5% circa.

 

L'indice "value" del resto ha superato i record del gennaio 2018 gia' a meta' ottobre 2019 mentre il "growth", che aveva toccato un record a fine luglio del 2019, lo ha superato solo il 15 novembre. Le ipotesi che si possono fare sono sostanzialmente due, o il mercato non era fino a pochi giorni fa ancora del tutto convinto del potenziale rialzista della borsa, ed allora, pur sovrappesando l'azionario, lo ha fatto con i titoli meno rischiosi ma ora ha cambiato idea, oppure il recente rialzo e' stato in realta' solo un "bluff", con i gestori che hanno continuato a comprare azioni perche' costretti dal fattore "Fomo" senza crederci veramente e presto la struttura rialzista dimostrera' la sua fragilita'.

 

La recente rottura dei massimi storici da parte del Barra Growth non solo fa propendere in questo momento per la prima ipotesi ma introduce anche la possibilita' che in realta' il movimento al rialzo della componente "growth" sia appena ripartito dopo circa 4 mesi di tentennamenti e che quindi lo spazio a disposizione per la crescita sia significativo.

 

Quale potrebbe essere un prossimo target per l'indice "growth"? Le quotazioni hanno disegnato una figura di forma triangolare tra luglio e fine ottobre (lato alto del triangolo la linea congiungente i massimi del 26 luglio e del 19 settembre, superata con un gap al rialzo il 28 ottobre) che proietta un obiettivo a 1955 punti circa, quindi distante il 4% circa dai valori attuali. Sopra quei livelli l'obiettivo si sposterebbe in area 2040 punti. La violazione di area 1850 sarebbe un primo indizio contrario al proseguimento del trend crescente.

 

Nel caso dell'indice "value" il possibile obiettivo del rialzo e' posto a 1310 punti circa, lato superiore del canale crescente che contiene l'andamento dei prezzi dai minimi di dicembre 2018. Sarebbero solo discese al di sotto della linea che unisce i massimi di maggio e di luglio, passante a 1210 punti circa, che metterebbero in discussione lo scenario rialzista.

 

Qualche timore rimane se si guarda all'andamento del rapporto prezzo utili per le aziende dello S&P500. Attualmente il valore di questo rapporto e' a 23 volte circa, ovvero all'investitore vengono riconosciuti 4,3 dollari di utile ogni 100 dollari di azioni detenute. In prossimita' dei massimi di borsa del 2007 l'utile dell'S&P500 era di 5,60 dollari ogni 100 investiti, con il rapporto p/e a 17,80 circa mentre ai massimi del 2014 il p/e era a 18,60 (5,40 dollari ogni 100).

 

C'e' da dire che al momento gli utili aziendali valgono il 9,8% del Pil statunitense, e sono in netta crescita dal valore medio di lungo termine del 7,5%. Gli ottimisti, che sono poi quelli che potrebbero sposare l'ipotesi di un indice S&P Barra Growth appena ripartito per una fase rialzista, sono convinti che questa cavalcata degli utili possa continuare: le attese degli analisti sono per una ulteriore crescita degli utili del 24% per la fine del 2020, il che riporterebbe il p/e a 18,7 volte lasciando quindi nuovo margine allo S&P500 per salire.

 

Certo, se questi numeri si dimostrassero corretti vorrebbe dire che gli utili aziendali arriverebbero al 12% del Pil, un valore record che sconfesserebbe ogni timore di una recessione, o anche di un semplice rallentamento alle porte per l'economia.

 

Questi numeri inducono quindi di seguire il rialzo della borsa con relativa fiducia ma anche con grande prudenza, continuando a monitorare costantemente l'andamento degli indici per evitare che il fattore "fear of missing out" ci faccia alla fine rimanere con il cerino acceso in mano.