Il decreto "cura Italia" e il rebus dei dividendi

Il decreto "cura Italia" è intervenuto anche sui termini di approvazione dei bilanci del 2019 e sulle modalità di svolgimento delle assemblee societarie, necessarie tra le altre cose anche all'approvazione dei dividendi. Il decreto rende possibile il rinvio di due mesi, quindi fino al 28 giugno, dei termini per la convocazione delle assemblee societarie chiamate alla approvazione dei bilanci relativi al 2019, quindi tutte le società di capitali potranno convocare l'assemblea ordinaria entro 180 giorni dalla chiusura dell’esercizio sociale, e questo indipendentemente dalle relative disposizioni statutarie.


La partecipazione alle assemblee potrà avvenire anche in via telematica (voto elettronico o per corrispondenza e l’intervento all’assemblea mediante mezzi di telecomunicazione). Per il momento sembra che non siano in molti a voler approfittare dello slittamento dei termini, almeno non fino alla sua data ultima, dal momento che c'è il rischio che anche a giugno l'emergenza coronavirus non sia ancora risolta. Per il momento è stato deciso lo slittamento dell'assemblea di Mps al 6 aprile, quella di Unicredit e' il 6 aprile e non dovrebbe slittare. Potrebbe invece slittare quella di Poste fissata per il 16 aprile. Enel, Eni, Prysmian Saipem e Snam dovrebbero confermare le date.


Quello che si nota per il momento è che il differenziale tra il future Ftse Mib con scadenza giugno, che diverrà il contratto di riferimento per il mercato a partire da venerdì, quota solo 170 punti circa più basso rispetto alla scadenza di marzo, l'attuale riferimento. Il future, a differenza dell'indice, incorpora nelle sue quotazioni lo stacco dei dividendi, lo spread tra la scadenza di giugno e quella di marzo è imputabile appunto ai dividendi che verranno pagati tra aprile e giugno (il peso dei dividendi sembrerebbe quindi limitato all'1,15% circa per l'intero periodo).


Questa differenza all'11 marzo era di 515 punti (il 3,02% circa), l'anno scorso l'11 marzo la differenza tra i due contratti era di 570 punti (il 2,83%) e si era mantenuta pressoché' costante fino al giorno del roll over. Dallo studio dello spread del future sembrerebbe quindi che dal 16 marzo, con la presentazione del decreto "cura Italia", firmato poi poche ora fa dal presidente Mattarella, siano spariti 350 punti circa di dividendi.


Il rebus non è di poco conto. Giulio Centemero, capogruppo commissione Finanze della Camera dei Deputati, ha sollevato recentemente una questione di grande interesse per tutti coloro che partecipano attivamente ai mercati finanziari. La distribuzione dei dividendi deve essere approvata per legge dagli azionisti ma a causa delle nuove norme relative al Covid-19, e' molto difficile riuscire a riunire le assemblee, c'è quindi il rischio che la distribuzione dei dividendi possa slittare.


Questa eventualità sarebbe un grave danno per lo Stato, che è l'azionista forte delle partecipate e attende in questo momento di crisi come non mai l'incasso delle cedole e il gettito erariale che si ricava in generale dai dividendi (tassati al 26%), ma anche per i tanti investitori stranieri e italiani, privati e non, ai quali verrebbe a mancare questo introito. Da non sottovalutare poi l'impatto a livello di immagine che deriverebbe dal mancato pagamento. 


Un rinvio a fine giugno sarebbe infatti fatale per alcune realtà: “È prevista la distribuzione di circa 25 miliardi di dividendi, di cui quasi la metà entro maggio. Di questi quasi metà (12 miliardi) sarebbe incassata entro giugno dai risparmiatori e dagli imprenditori che si confrontano con una crisi senza precedenti; un rinvio di qualche mese risulterebbe difficile da sostenere". Centemero evidenzia che ci sarebbe inoltre un danno diretto anche per lo Stato, sia come forma di incasso diretto dei dividendi dalle controllate che come mancato gettito erariale dalla ritenuta del 26% sulle cifre da percepire, pari a oltre 3 miliardi.