Il conto della guerra dei dazi e' salatissimo per gli Usa

Il conto della guerra dei dazi e' salatissimo per gli Usa. Secondo una analisi di Bloomberg Economics il costo della guerra commerciale tra Usa e Cina, in termini di dazi imposti e quindi di contrazione degli scambi commerciali, sara' di una minore crescita del Pil del 2019 di 134 miliardi di dollari, valore che include non solo i costi tangibili ma anche quelli intangibili come la perdita di fiducia nell'economia da parte degli imprenditori (e quindi la loro propensione ad investire). 

Nel 2020, anche dando per scontato che l'accordo ormai noto come "fase 1" vada in porto e venga effettivamente siglato gia' nei primi giorni del prossimo anno, il costo, la mancata crescita del Pil, potrebbe lievitare a 316 miliardi di dollari. In pratica il costo delle restrizioni commerciali per il prossimo anno gia' sorpassa i benefici che potrebbero derivare dalla firma dell'accordo, che prevede un incremento degli acquisti di prodotti agricoli e di tecnologia da parte della Cina. 

Secondo Trump l'accordo permettera' infatti un aumento di 200 miliardi delle esportazioni verso la Cina in due anni.

La firma della "fase 1" vedrebbe una riduzione dei dazi imposti a settembre su 120 miliardi di merci in arrivo dalla Cina dal 15% al 7,5%, ma non comportera' combiamenti per quei 250 miliardi di merci per le quali i dazi, imposti in precedenza, sono al 25%. I 4/5 delle merci in arrivo dalla Cina saranno ancora gravate da dazi, che rappresentano un costo addizionale per gli importatori americani (e non come sostiene il presidente Trump un costo per gli esportatori cinesi, che ne "pagano" comunque uno in termini di una riduzione dei volumi degli scambi) e che rendono quindi difficile una pianificazione sul futuro e influiscono di conseguenza negativamente sugli investimenti. 

Anche il Fondo Monetario ha cercato di quantificare il costo della guerra dei dazi, ed e' arrivato alla conclusione che, anche in caso di una fine del conflitto, gli effetti negativi continueranno a vedersi fino al 2023 e il peso sul Pil sara' dello 0,5% in termini di una minore crescita rispetto a quella che ci sarebbe stata senza le tensioni commerciali. 

Secondo il responsabile di Moody’s Analytics nel periodo tra il terzo trimestre del 2018 e il terzo trimestre del 2019 l'economia Usa ha pagato un prezzo dello 0,4% del Pil per l'imposizione di dazi che hanno comportato maggiori costi e minori investimenti e ha perso 360mila posti di lavoro.

I dati macro usciti il 19 dicembre sembrano confermare queste criticita'. Il Conference Board ha comunicato che, nel mese di novembre l'indice anticipatore (Leading Indicator), che misura l'andamento dell'attivita' economica statunitense nei prossimi 6-12 mesi, e' rimasto invariato su base mensile, risultando inferiore alle stime degli economisti (fissate su un incremento dello 0,1%) anche3 se in recupero rispetto alla variazione di ottobre pari a -0,2%. 

L'indice Philadelphia Fed, che monitora l'andamento dell'attivita' manifatturiera dell'area della città, si e' attestato nel mese di dicembre a +0,3 punti in calo da +10,4 di novembre e inferiore alle attese degli analisti che si aspettavano un valore dell'indice pari a +8,1 punti. 

Il 16 dicembre la Federal Reserve di New York aveva comunicato che l'indice Empire State Manufacturing (che misura l'andamento dell'attività manifatturiera di New York) si e' attestato nel mese di dicembre a 3,5 punti da 2,9 punti di novembre, risultando inferiore alle attese degli analisti fissate su un indice pari a 4 punti.