I giganti del Nasdaq non conoscono crisi

I giganti del Nasdaq non conoscono crisi. Nella seduta di giovedi' e' emersa con prepotenza la dicotomia che esiste negli Usa tra andamento dell'economia reale e capacita' delle quattro maggiori stelle del Nasdaq di adattarsi al meglio a tutte le situazioni, inclusa anche la pandemia di Covid-19. 

Nel secondo trimestre dell'anno l'economia statunitense e' crollata del 32,9% su base annuale dopo il calo del 5% annualizzato del primo trimestre (le attese degli analisti erano per un -35% circa), il tonfo maggiore dalla Seconda Guerra Mondiale, da quando esistono le moderne statistiche trimestrali. 

Per fare un confronto il calo nel quarto trimestre del 2008, in piena crisi finanziaria, era stata del -8,4%. La variazione rispetto al primo trimestre dell'anno e' stata di un -9,5%, anche in questo caso un crollo di portata storica. Ad essere colpiti maggiormente sono stati i consumi personali, in calo del 34,6%, ma anche le esportazioni, gli investimenti, le scorte. E' evidente che per risollevarsi da un crollo di questa portata, proprio anche a causa della sua composizione (gli effetti dei mancati investimenti ad esempio non possono essere recuperati altrettanto rapidamente che i consumi) sara' necessario del tempo. 

Questo anche perche' il mercato del lavoro continua a soffrire, come testimonia l'aumento dei 1,43 milioni di unita' delle richieste di sussidio di disoccupazione nella settimana scorsa (atteso +1,4 milioni). Le richieste di sussidio stanno aumentando nuovamente da due settimane e restano al di sopra di quota 1 milioni da ormai 19 settimane a conferma del fatto che nonostante tutti i piani di aiuto all'economia in atto i licenziamenti continuano. E dal momento che il Covid-19 continua ad essere molto attivo negli Usa e' poco probabile che questa tendenza si inverta rapidamente, con ovvie ripercussioni sul livello dei consumi. 

Nonostante questo quadro generale le trimestrali rese note ieri dalle  quattro stelle del Nasdaq, Amazon, Apple, Facebook e Alphabet, sono state sorprendentemente positive (e hanno infatti permesso al paniere Nasdaq di chiudere in guadagno dello 0,43% in barba al dato sul Pil che invece ha pesato sugli altri indici, con lo S&P500 in calo dello 0,37%). I 4 giganti della tecnologia hanno raggiunto nel complesso quasi trenta miliardi di dollari di utile e circa 200 miliardi di dollari di ricavi. Per dare una idea del peso che questi 4 titoli da soli hanno sul mercato basta pensare che il loro rialzo nel dopoborsa, dopo la comunicazione delle trimestrali, ha fatto aumentare di piu' di 200 miliardi di dollari la capitalizzazione totale della Borsa Usa.

Ma vediamo in dettaglio i conti.

Amazon archivia il trimestre con un utile di 5,2 miliardi di dollari (10,3 dollari per azione), battendo di 7 volte le attese del consensus e raddoppiando il risultato del 2019. E questo nonostante i costi derivanti dalla pandemia, come ad esempio la messa in sicurezza dei dipendenti. I ricavi, spinti dagli acquisti online per il Covid, sono saliti a 88,91 miliardi di dollari, in crescita del 40% (attesi a 81,56 miliardi, precedente 63,40 miliardi). 

Per Apple l'utile trimestrale e' arrivato a 11,2 miliardi di dollari (+8%) o 2,58 dollari per azione (59,69 miliardi i ricavi dai 52,25 attesi), anche in questo caso molto al di sopra delle attese che erano di 2,04 dollari per azione. Il terzo trimestre fiscale, quello archiviato a giugno, ha visto le vendite toccare livelli record a 26,42 miliardi nonostante la chiusura dei negozi fisici causa Covid. Tutti i prodotti sono andati bene, i classici device come l'iPhone (le vendite hanno battuto di 4 miliardi le attese degli analisti) e il Mac ma anche i servizi. A causa dell'ampiezza del rialzo degli ultimi mesi la societa' ha deciso di fare uno split dividendo per 4 il titolo, verranno quindi date 4 nuove azioni per ciascuna esistente. 

Anche Facebook non e' stata a guardare, i profitti sono praticamente raddoppiati dal 2019 arrivando a 5,2 miliardi di dollari, 1,80 dollari per azione (consenso 1,39 dollari) mentre i ricavi sono aumentati dell'11% a 18,7 miliardi di dollari (attesi 17,4 miliardi, precedente 16,89 miliardi). Bene anche il numero degli utenti attivi che su base mensile e' salito a 2,7 miliardi.

Leggermente attardata in termini di risultati e' stata Alphabet, che comunque ha battuto le attese arrivando a 6,9 miliardi di utile, con un calo del 30% (utile per azione a 10,13 dollari, atteso 8,21 dollari). I ricavi sono risultati in di 38,3 miliardi di dollari, in calo per la prima volta da 16 anni ma superando comunque di un miliardo le attese di 37,37 miliardi.