Ftse Mib, la resistenza non viene superata, male la produzione industriale

Ftse Mib, avvio di settimana stentato ma meno di quello che i dati sulla produzione industriale avrebbero potuto fare supporre. A marzo infatti l'indice destagionalizzato della produzione industriale e' calato del 28,4% rispetto dal mese precedente (dati Istat) e al -20% circa atteso.

 

Dal marzo 2019 l'indice, corretto per gli effetti di calendario (22 giorni invece dei 21 dello scorso anno), ha fatto registrare un calo del 29,3%, il maggiore da quando e' iniziata la serie storica nel 1990. Se prendiamo in considerazione il primo trimestre dell'anno il livello della produzione è sceso dell'8,4% dai tre mesi precedenti.

 

Tutti i principali comparti registrano variazioni tendenziali negative, dal 52,6% della fabbricazione dei mezzi di trasposto, al 52,6% del tessile e abbigliamento, al 37% della fabbricazione di prodotti in metallo, solo il settore alimentare ha limitato i danni con un -6,5%.

 

Per fare un confronto settimana scorsa erano usciti i dati di Francia e Germania. In Germania la produzione industriale a marzo era scesa del 9,2% da +0,3% a febbraio (atteso -7,3%), in Francia il calo era stato del 16,2%, sempre da febbraio quando invece era risultata +0,8% (rivisto da +0,9%), a fronte di un -12,7% atteso.

 

Prometeia avverte che il dato di aprile potrebbe essere anche peggiore, arrivare ad un 46% di contrazione per un secondo trimestre che grazie ai (potenziali) recuperi di maggio e giugno dovrebbe chiudersi con un -28% mentre Cerved ha calcolato che il fatturato delle imprese potrebbe scendere fino al 18% nel 2020, l'equivalente di 475 miliardi di euro.

 

Il dato sulla produzione ha pesato sullo spread del Btp con il Bund che era partito bene poco sotto i 240 punti base ma e' poi salito fino 250 circa, il tasso sul Btp decennale e' salito all'1,89% dall'1,8% della seduta di venerdi'. Questo nonostante, o forse grazie, al fatto che settimana scorsa la Bce abbia acquistato la cifra record di 44,8 miliardi di euro di titoli dai 20,8 della settimana prima (non solo italiani), di cui piu' di 34 nell'ambito del programma Pepp (12 in piu' della settimana precedente).

 

Un minimo di sostegno alle borse lo hanno dato anche le notizie sul fronte del petrolio, con l'Arabia Saudita che ha tagliato la produzione di un altro milione di barili giornalieri, oltre ai tagli gia' concordati dall'Opec+, a 7,5 milioni, i livelli minimi degli ultimi 18 anni, nella speranza che anche altri seguano la sua mossa permettendo all'eccesso di offerta di riassorbirsi.

 

Resta invece grave la situazione della pandemia Covid-19 negli Usa, dove hanno perso la vita a causa del virus ormai quasi 80mila persone.

 

Il Ftse Mib termina la seduta a 17366 punti, in calo dello 0,42% (meno peggio del Dax che ha perso l’1,03%). A inizio seduta era stato toccato un massimo a 17678, sul 50% di ritracciamento del ribasso dal top del 30 aprile. Ritracciamenti nell'ordine del 50%/60% sono tipici delle fasi correttive: fino a che un rimbalzo si limita a percorrere in senso opposto la meta' o poco piu' del movimento precedente quest'ultimo resta quello dominante.

 

Se i prezzi non riusciranno quindi a superare area 17680 (e 17810, 61,8% di ritracciamento), il rischio che il rimbalzo visto dal minimo del 4 maggio sia destinato ad estinguersi restera' alto.

 

Sotto 17250 primo segnale di debolezza, in caso di violazione di area 17000 atteso poi il test della parte bassa della fascia laterale disegnata dai prezzi dal top del 25 marzo, posta a 16350 circa (supporto critico anche di medio periodo).

 

Oltre 17810 invece probabili movimenti fino a 18500 circa, 38,2% di ritracciamento (altra percentuale di Fibonacci) del ribasso dai massimi di febbraio.