Dati Usa deboli, borse costrette a rallentare

Le borse questa settimana si sono fatte prendere dall'euforia dei tassi previsti in calo ma nelle ultime due sedute hanno dimostrato un evidente nervosismo: gli indici Usa hanno toccato nuovi record ma non li hanno saputi tenere, sullo S&P500 (che settimana prossima avra' una nuova composizione dopo il ribilanciamento periodico) sono comparse giovedi' e venerdi' due candele giornaliere consecutive sinonimo di incertezza, un "hanging man" e uno "shooting star". Oltre all'aumento delle tensioni in Medioriente, l’abbattimento da parte dell’Iran di un drone degli Stati Uniti ha infatti rischiato di portare al conflitto (Washington ha chiesto dei chiarimenti, ma per il momento sembra prevalere un approccio interlocutorio) facendo salire il prezzo del greggio, gia' in crescita per effetto della flessione del dollaro, la responsabilita' per la perdita di forza da parte dell'azionario e' anche da ricercare nei dati macro.

Markit ha reso noto venerdi' che nel mese di giugno l'Indice PMI Manifatturiero e' atteso a 50,1 punti dai 50,5 punti del mese precedente. La rilevazione di giugno evidenzia un ulteriore rallentamento del ritmo di crescita delle attività dei servizi su livelli più bassi da tre anni. L'indice Composite è atteso in calo a 50,6 punti da 50,9 punti precedenti. L'Indice IHS PMI servizi è atteso a 50,7 punti dai 50,9 di maggio, sul livello più basso da 40 mesi.

Giovedì la Federal Reserve di Philadelphia aveva inoltre reso noto che il proprio indice, che monitora l'andamento dell'attivita' manifatturiera dell'area di Philadelphia, si e' attestato nel mese di giugno a 0,3 punti da 16,6 punti di maggio deludendo le attese degli analisti che si aspettavano un valore dell'indice pari a +10,6 punti.

Dopo i festeggiamenti per le prospettive di calo dei tassi di interesse e per l'adozione di politiche monetarie accomodanti (un vero e proprio ritorno al QE?) i mercati evidentemente si stanno rendendo conto che se si e' arrivati a dover parlare di tassi in calo e' perche' anche l'economia e' vista in rallentamento.

Preso atto del mutato atteggiamento delle banche centrali e dei dati macro deludenti (non solo quelli Usa, anche in Europa ad esempio, in particolare in Germania con il ZEW, e' evidente che l'economia stenta) i mercati dovranno ora decidere se considerare corretto il timing di intervento, quando e se ci sara', di Fed, Bce e colleghi, oppure se la decisione di adottare un atteggiamento piu' morbido arriva troppo tardi per neutralizzare gli effetti negativi che potrebbero riflettersi sui conti delle aziende, e quindi sull'andamento dei loro titoli. Al momento sembra essere stato raggiunto un punto di equilibrio, basterebbe quindi poco (il G20 in Giappone di settimana prossima?) per determinare l'andamento delle prossime settimane.

L'incertezza e' quindi tangibile, meglio adottare un atteggiamento prudente tenendo bene in mente che la prossimita' di valori record per gli indici Usa e' un ulteriore elemento che complica il quadro: oltre i recenti massimi c'e' il vuoto, una situazione che spaventa sempre gli operatori che necessitano di valide motivazioni per spingersi in territori inesplorati. Una fase di presa di profitto dopo i recenti rialzi potrebbe invece realizzarsi piu' facilmente, quella di monetizzare i profitti e' infatti una decisione relativamente piu' facile da prendere.