Crolla ancora la borsa Usa, Covid 19 e petrolio annullano l'effetto Fed

Meno dodici e novantatré per cento, questo il saldo per il Dow Jones nella seduta di lunedi'. L'indice ha chiuso a 20188,52 punti facendo registrare la peggiore seduta dall'ottobre 1987. Questo ribasso epocale e' stata la risposta dei mercati alle decisioni d'urgenza prese dalla Fed nel fine settimana.

Il braccio di ferro con i mercati potrebbe essere solo all'inizio, la Fed ha ancora delle carte da giocare, anche se non molte (ulteriore aumento del QE, tassi negativi, acquisti di attività rischiose, tra cui anche le azioni, il che richiederebbe pero' un cambiamento del Federal Reserve Act) ma quello che potrebbe riuscire a fare per ora e' solo di fermare la discesa delle borse, prima di vedere in un secondo tempo le azioni ripartire al rialzo sara' infatti necessario che la pandemia allenti la sua presa.

Donald Trump, parlando lunedi' alla nazione, ha detto che la pandemia puo' durare fino ad agosto e' che c'e' un rischio elevato di recessione, le borse hanno quindi capito che devono fare i conti con un periodo di crisi molto piu' lungo di quello immaginato fino a soli pochi giorni fa.

La presa di coscienza dell'amministrazione Usa della gravita' della situazione e' stata una doccia fredda per i mercati, una cosa e' andare incontro ad un "lockdown" di quindici giorni, un'altra e' che la quarantena per l'economia duri invece dei mesi. Con la prospettiva di un rallentamento di questa portata della produzione e degli acquisti le misure adottate dalla Fed, i tassi vicini allo zero e l'acquisto di titoli, sostanzialmente un nuovo QE, sono al momento di scarsa utilita'.

All'emergenza pandemia si aggiunge poi il crollo del prezzo del greggio, sceso anche al di sotto dei 30 dollari al barile (future sul crude oil a 28,90 dollari circa) a causa della guerra tra l'Opec e la Russia per il dominio del mercato. Il surplus della produzione che ha causato il crollo del prezzo rischia di mettere fuori mercato le aziende Usa che estraggono con metodi non convenzionali.

L'Arabia Saudita punta ad aumentare la produzione di 2,6 milioni di barili al giorno, la Russia 300/500mila barili, il surplus potrebbe raggiungere gli 800/1300 milioni di barili nei primi sei mesi dell'anno, come risultato la produzione Usa rischia di scendere di due milioni di barili a 4 milioni di barili al giorno. JPMorgan ha calcolato che il 24% delle aziende statunitensi che estraggono il petrolio di scisto potrebbe fallire se il crude oil non salira' oltre i 40$ quest'anno e i 50$ nel 2021. Se invece il greggio non dovesse superare la soglia dei 40 dollari il tasso dei fallimenti potrebbe arrivare vicino al 60%.

Fitch ha messo sotto osservazione le azioni di Boeing accelerandone il crollo (-23,85% a fine seduta, a 129,61 dollari) ma tutto il comparto viaggi e turismo sta soffrendo con una intensita' senza precedenti, il timore che le compagnie aeree inizino a fallire e' nell'aria, un elemento che pone ulteriori tensioni sul prezzo del petrolio dal momento che la domanda di carburanti ne risente in modo drastico.

Anche il comparto banche, dopo le ultime misure prese dalla Fed, e' entrato ancora di piu' nell'occhio del ciclone, difficile infatti fare utili con i tassi a zero. Quello che resta da vedere e' se i mercati, con gli ultimi cali, hanno iniziato a scontare nei prezzi la prossima, ormai certa, recessione.

Secondo Goldman Sachs tuttavia il bottom e' ancora lontano, gli analisti della banca ipotizzano uno S&P500 a 2000 punti dai 2386 della chiusura di lunedi' prima che si possa eventualmente disegnare un rimbalzo (che potrebbe anche essere robusto e riportare l'indice in area 3200 gia' per la fine dell'anno).

Gli esperti di Goldman Sachs hanno ulteriormente rivisto anche le attese sugli utili, prospettandone una recessione (quindi un valore negativo) dallo 0% ipotizzato solo poche settimane fa. Anche l'economia e' attesa in recessione, il Pil statunitense rischia, sempre secondo Goldman, di contrarsi del 5% nel secondo trimestre per poi rimbalzare tra il 3% e il 4% di crescita negli ultimi due trimestri, con un risultato finale per l'intero 2020 allo 0,4% (dalla precedente previsione dell'1,2%).

Gli ultimi due cali di borsa nell'ordine del 30%, quello della crisi del debito russo del 1998 e quello della crisi del debito della zona euro del 2011 sono stati entrambi seguiti da robusti rimbalzi, questo e' il motivo per cui gli esperti della banca Usa ritengono che nella seconda parte dell'anno gli indici di borsa possano tornare al punto di partenza.

Per il momento il Dow ha violato lunedi' a 20750 circa il 38,2% di ritracciamento del rialzo dai minimi del 2009, la trend line crescente che parte dagli stessi minimi e la media mobile esponenziale a 400 settimane, un segnale di grave debolezza che rischia di introdurre al test del successivo livello di ritracciamento, quello del 50%, a 18000 punti. Solo un rapido ritorno al di sopra di area 22000 sarebbe un primo segnale di allentamento delle pressioni al ribasso.