Crescita 2020 rivista in peggioramento, rischio per la borsa?

I dati macro di recente uscita, in particolare quelli relativi agli Usa, non dipingono un quadro preoccupante, anzi lasciano ben sperare per la tenuta dell'economia, nonostante questo alcuni economisti stanno rivedendo al ribasso le proprie stime di crescita per i prossimi mesi.

Gli esperti di Bank of America ad esempio hanno tagliato le proiezioni per l'ultimo trimestre del 2019 di 0,2 punti percentuali al 2%, dal 2,1% del terzo trimestre, allo stesso livello del secondo trimestre. Secondo gli esperti, anche se il dato delle vendite al dettaglio di dicembre, escludendo il comparto auto, ha mostrato una crescita dello 0,7%, le revisioni al ribasso sui flussi di acquisto nei due mesi precedenti induce alla prudenza.

Sulla stessa linea JPMorgan Chase che ha tagliato le stime di espansione del Pil per il quarto trimestre dal 2% all'1,5%, anche in questo caso citando il timore di una spesa per beni leggermente piu' debole del previsto e una situazione meteo particolarmente buona che ha ridotto il ricorso alla pubblica utilita'.

L'indicatore della Fed di Atlanta "GDPNow indicator", dopo l'uscita dei dati sulle vendite al dettaglio di dicembre (in crescita dello 0,3%, come il dato rivisto di novembre, ma evidentemente deboli rispetto alle attese del modello della Fed), prospetta una crescita del Pil ad un anno dell'1,8% dal precedente 2,3%.

Ufficialmente il governo, secondo le parole del Segretario del Tesoro Steven Mnuchin, ha ancora aspettative di crescita nella forchetta del 2,5-3%, ma il taglio della produzione deciso da Boeing per il 737 Max potrebbe comportare un avvicinamento alla parte bassa della forchetta. JPMorgan ha calcolato che l'impatto della sospensione della produzione del 737 Max sul Pil dovrebbe essere dello 0,5% nel primo trimestre.

A queste preoccupazioni si aggiungono quelle del Fondo Monetario Internazionale (Fmi) che ha aggiornato le stime di ottobre con il nuovo World Economic Outlook.

A livello globale la crescita del Pil mondiale e’ proiettata da uno stimato +2,9% nel 2019 al 3,3% nel 2020 e al 3,4% nel 2021 (con un -0,1% sulla stima precedente per il 2019 e il 2020 e un -0,2% per il 2021 rispetto al World Economic Outlook di ottobre).

Per l’Italia la stima e’ di una crescita dello 0,5% del Pil 2020 e allo 0,7% per il 2021 (-0,1% sulla stima di ottobre). Il 2019 dovrebbe avere registrato un miglioramento del Pil dello 0,2% appena. Il governo italiano nel Nadef ha previsto un +0,6% nel 2020 e un +1,0% nel 2021.

“Rimangono prominenti i rischi al ribasso connessi anche alle tensioni geopolitiche, per esempio alle relazioni degli Stati Uniti con l’Iran, ai disordini sociali, a un possibile peggioramento dei rapporti commerciali tra gli Stati uniti e gli altri Paesi, all’aggravamento degli attriti tra diversi Paesi. Una materializzazione di questi rischi potrebbe portare a un rapido deterioramento del sentiment e causare una caduta della crescita sotto le previsioni”, evidenziava il comunicato.

Queste preoccupazioni ancora non tengono conto della notizia della comparsa di un nuovo coronavirus simile alla Sars, la misteriosa polmonite che dalla Cina si sta diffondendo in tutta l'Asia e che, se non fermata in tempi brevi, potrebbe pesare sugli scambi internazionali e quindi sulla crescita.

Tra l’altro la comparsa della malattia e’ avvenuta a ridosso del capodanno lunare cinese, che verra’ festeggiato il 25 gennaio. In occasione di questa festa ci saranno molti spostamenti, con il rischio che il virus trovi un terreno fertile alla sua diffusione.

Per gli Stati Uniti è prevista una crescita del 2,0% nel 2020 e dell’1,7% nel 2021 con una riduzione di 0,1 punti percentuali sulla stima di ottobre per questo anno (+2,3% nel 2019 secondo le stime).

L’Europa dovrebbe registrare un +1,3% e un +1,4% nel 2020 e nel 2021 dopo il +1,2% del 2019.

Quanto alla Cina, si prevede una crescita del 6,0% e del 5,8% nel 2020 e nel 2021 complessivamente con un +0,2% sulle previsioni di ottobre per il 2020 e un -0,1% per quelle per il 2021. La crescita del 2019 dovrebbe essere stata del 6,1%, il dato peggiore degli ultimi 29 anni.

La produzione industriale cinese per l'intero anno e' risultata in crescita del 5,7%, meglio delle attese di un +5,6% ma al di sotto del +6,2% del 2018, le vendite al dettaglio sono invece cresciute dell'8%, come da attese, rispetto al +9% del 2018. E' vero che i dati di dicembre mostrano un miglioramento, con i mercati che iniziavano gia' a scontare la firma della "fase 1" dell'accordo con gli Usa, avvenuta poi il 15 gennaio. La produzione industriale di dicembre e' infatti risultata in crescita del 6,9%, il miglior risultato da marzo, le esportazioni sono salite del 7,6% dopo il calo dell'1,3% di novembre, le importazioni hanno registrato un +16,3% dal +0,3% di novembre. Le vendite al dettaglio infine sono cresciute, sempre a dicembre, dell'8%.

La possibilita' che anche nel 2020 la crescita del Pil riesca a rimanere al di sopra della soglia psicologica del 6% quindi esiste, ma saranno necessari interventi espansivi massicci da parte della banca centrale perche' questo avvenga.

Da notare che la crescita dell’India e’ stimata dal Fmi al 5,8% e al 6,5% quest’anno e il prossimo contro il 4,8% del 2019, le stime, pure in crescita, incorporano in questo caso tagli dell’1,2% e dello 0,9% sulle previsioni dello scorso ottobre.

Gli investitori a fronte di questo quadro di moderato rallentamento dell’economia, che potrebbe essere reso piu’ accentuato dalla estensione del contagio del nuovo coronavirus, si stanno giustamente domandando se prendere almeno temporaneamente profitto delle posizioni aperte, dal momento che almeno sugli indici azionari le quotazioni sono ancora in vista dei massimi storici.

C'e' un comparto che invece sembra aver gia' preso una decisione sulla strada da seguire ed e' quello delle materie prime. L'indice Thomson Reuters/CoreCommodity CRB ha infatti tentato tra fine dicembre e inizio gennaio di avvicinare i massimi dello scorso aprile a 189,70 circa ma non ha trovato la forza per superare l'ostacolo e anzi ha completato successivamente, l'8 gennaio, una figura ribassista, un doppio massimo, che rischia di dimostrarsi il punto di origine di una fase di ripiegamento estesa. La violazione della trend line che sale dai minimi di agosto, passante a 181 punti circa, confermerebbe l'ipotesi ribassista.

Discese fino in area 176/177 potrebbero essere interpretate come una flessione temporanea, la violazione anche di quei livelli rischierebbe invece di comportare un affondo verso la trend line che unisce i minimi di giugno 2017 e di dicembre 2018, passante a 169,50 circa, supporto critico anche in ottica di medio lungo periodo (base del potenziale testa spalle di continuazione, ribassista, che si sta delineando sul grafico dai massimi di meta' 2016). 

La correlazione tra l'indice CRB e i principali indici di borsa e' abbastanza stretta, entrambi del resto sono sensibili alle oscillazioni, in particolare a quelle attese, del ciclo economico, se le materie prime dovessero effettivamente iniziare a perdere terreno sarebbe poco probabile un andamento in senso opposto da parte delle azioni.

L'indice Eurostoxx 50 e' quello che forse meglio di altri permette di capire la condizione della borsa. A gennaio le quotazioni hanno avvicinato i massimi di aprile 2015, a 3836 punti, dimostrandosi tuttavia a disagio in prossimita' di questa resistenza. Gli investitori, come gia' sottolineato, si stanno domandando se, dopo la corsa al rialzo vista dai minimi di agosto, esistano le condizioni per proseguire sulla stessa strada o se invece i prezzi attuali scontino ormai tutti gli elementi positivi in vista.

La rottura decisa di area 3835/50 sarebbe da leggere come una dichiarazione di fiducia nel futuro, con l'indice che in quel caso avrebbe spazio per salire fino ai 4500 punti almeno, lato alto del canale crescente che parte dai minimi del 2011. La violazione, in chiusura di ottava, della media mobile esponenziale a 10 settimane, passante attualmente a 3755 circa, sarebbe invece da leggere come il primo passo di una ritirata con primo obiettivo a 3475 punti, sulla trend line disegnata dal minimo di dicembre 2018, ma che potrebbe estendere anche fino in area 3100, base del citato canale rialzista che parte dai minimi del 2011.