Cauto ottimismo per l’economia europea, le borse ringraziano

Il Pil dell’Eurozona (prima stima) relativo al primo trimestre del 2019 ha evidenziato una crescita dello 0,4% battendo le previsioni di un +0,3% e la crescita del trimestre precedente, ferma ad un +0,2%. Su base annua la prima stima indica un aumento del Pil dell’1,2%, allineato con la rilevazione precedente dopo la revisione al rialzo dal +1,1% indicato in origine e al di sopra delle attese di un +1,1%. Il primo trimestre del 2019, stando alla stima preliminare, e’ il secondo consecutivo di accelerazione, un risultato che sembra dipendere dai risultati ottenuti da Francia e Spagna.

Il prodotto interno lordo della Spagna e’ infatti salito nei primi tre mesi dell'anno dello 0,7% dal trimestre precedente e del 2,4% su base annua a fronte di attese rispettivamente di un +0,6% e di un +2,3%. La buona salute dell’economia spagnola e’ confermata anche dal dato sulle vendite al dettaglio che a marzo sono aumentate dell'1,7% rispetto allo stesso periodo del 2018, e dal +1,4% della lettura precedente, rivista al rialzo dal +1,2%.

In Spagna i prezzi armonizzati ai parametri Ue sono saliti ad aprile dell'1,6% su base annua a fronte di un  consensus che prevedeva un +1,5% e un dato precedente pari a un +1,3%. Il Cpi nazionale di aprile e’ risultato in crescita dell'1,5% su anno contro +1,3% di marzo.

Il Pil della Francia invece e' cresciuto dello 0,3% su base trimestrale, un risultato in linea con due trimestri precedenti e con il consenso. Su base tendenziale l’aumento e’ stato dell'1,1 per cento. La spesa delle famiglie è aumentata dello 0,5% cosi’ come la crescita degli investimenti delle aziende. Anche l’andamento dell’inflazione mostra che nella seconda economia dell’area c’e’ una discreta vitalita’.

Ad aprile i prezzi al consumo sono aumentati in Francia dello 0,2% su base mensile (consenso +0,3% e precedente +0,8%) ma su base annua l’aumento e' stato dell’1,2%, allineato alle attese e superiore al +1,1% precedente. Anche il dato armonizzato evidenzia una crescita su base mensile annuale superiore alla rilevazione precedente: i prezzi sono saliti dell'1,2% (come previsto) dall’1,1% dell’ultima rilevazione. Infine l'indice preliminare dei prezzi al consumo armonizzati ai parametri Ue e’ risultato in aumento dell’1,4% ad aprile dall'1,3% di marzo.

Anche i dati preliminari relativi all’inflazione in Germania mostrano aumenti superiori alle aspettative.

L'Ufficio Federale di Statistica (Destatis) ha infatti reso noto che l'indice dei prezzi al consumo, in attesa del risultato finale che verra’ pubblicato il 14 maggio, e’ in crescita dell'1% ad aprile rispetto a marzo (+0,4%). L'indice e’ previsto in crescita del 2% su base annuale, dal +1,3% della rilevazione precedente (consensus +1,6%). L'indice armonizzato dei prezzi al consumo evidenzia una crescita attesa dell'1% ad aprile dal +0,5% del mese precedente e un incremento del 2,1% su base annuale. Il.

Sempre in Germania nel mese di aprile il tasso di disoccupazione si e' attestato al 4,9%, il dato più basso dai tempi della riunificazione nel 1990, risultando pari alle attese e alla rilevazione precedente. Il numero di disoccupati e' diminuito di 12 mila unità a fronte di un calo atteso di 6 mila unità e dopo un calo di 7 mila unità in marzo.

Il numero totale dei disoccupati (non destagionalizzato) scende ancora, a 2,22 milioni dai 2,32 milioni precedenti.

Anche l’Italia, pur a debita distanza, tenta di tenere il passo degli altri maggiori esponenti della Ue. I dati provvisori di Istat mostrano infatti che nel primo trimestre del 2019 il Pil ha messo a segno un rialzo congiunturale dello 0,2%, primo risultato positivo dopo due trimestri con il segno meno. Le attese erano per una rialzo dello 0,1%. Su basa annua invece il Pil del primo trimestre e’ in crescita dello 0,1%, sopra le attese di un -0,1% (nel quarto trimestre era risultato invariato). L’Istat ha commentato che il risultato e’ stato raggiunto grazie ad un netto recupero dell’attività industriale e a contributi positivi del settore agricolo e del terziario nel suo insieme.

Il dato del primo trimestre rende credibile la stima del governo di un Pil in espansione dello 0,2% nel 2019 con un deficit al 2,4% del Pil: per il momento la variazione acquisita di crescita del Pil per il 2019 e’ dello 0,1%.

L’Istat ha comunicato anche l'indice Nic dei prezzi al consumo che ad aprile ha registrato un aumento dello 0,2% su base mensile e dell’1,1% su anno, inferiore alle attese degli economisti di un +1,3% ma in crescita rispetto a marzo quando il Nic era risultato in aumento dello 0,3% su base mensile e dell'1% su base annua.

L’inflazione di fondo, quella calcolata al netto degli energetici e degli alimentari freschi, ha mostrato ad aprile una accelerazione da +0,4% a +0,6%, al netto dei soli beni energetici rimane invece stabile al +0,6%.

 L’inflazione acquisita per il 2019 e’ di un +0,6% per l’indice generale e di un +0,4% per la componente di fondo.  

E’ in miglioramento anche il quadro occupazionale, nel mese di marzo infatti il numero degli occupati si e’ avvicinato ai massimi registrati a metà dello scorso anno. L'aumento degli occupati per il mese di marzo e’ andato di pari passo con un deciso calo dei disoccupati e con la sostanziale stabilità degli inattivi: il tasso di inattività infatti stabile al 34,3%.

In dettaglio gli occupati sono in aumento dello 0,3% (60 mila unita’), il tasso di occupazione passa al 58,9% dal 58,7%. Aumentano sia i dipendenti permanenti (+44 mila) sia quelli indipendenti (+14 mila), sono stabili i dipendenti a termine. Il tasso di disoccupazione a marzo scende dal 10,5% al 10,2%.

Evidentemente il mercato apprezza questi piccoli miglioramenti, il 30 aprile il Tesoro ha venduto 1.000 milioni di euro di CCT con scadenza 2025 e il rapporto di copertura e’ risultato in netto aumento a 1,89. Un incremento della domanda cosi’ evidente puo’ essere spiegato con aspettative di un calo dello spread Btp-Bund, quindi con un allentamento delle tensioni sull’Italia.

Certo, in Italia all’orizzonte si vedono altri problemi, il ministro dell'Economia Giovanni Tria ha infatti ribadito che non sara’ possibile ridurre le tasse e tagliare la spesa senza toccare l'Iva.

In un'intervista al Fatto quotidiano Tria ha dichiarato "Ridurre le tasse, tagliare la spesa e ritoccare l'Iva? Qualcosa va fatto. Non è possibile abbassare le tasse, far crescere la spesa e tenere l'Iva ferma. In passato l'hanno fatto e adesso ne facciamo i conti".

Tria ha anche chiarito che a dettare legge non sono i burocrati di Bruxelles ma il mercato che possiede il nostro debito, e’ il mercato che potrebbe ad un certo punto chiedere a gran voce, agendo sullo spread un incremento dell'Iva.

Lo spread sta facendo registrare negli ultimi mesi picchi decrescenti mentre i minimi del periodo sono allineati sugli stessi livelli. A ottobre dello scorso anno erano stati sfiorati i 350 punti, a novembre i 340, a febbraio, dopo una discesa fino a 240 circa i 296 punti, ad aprile i 275 punti. I 240 punti sono stati avvicinati anche a marzo e ad aprile. La dinamica degli ultimi mesi sembra indicare che solo sotto area 240 verrebbe inviato un segnale di effettivo miglioramento della valutazione di rischio che il mercato abbina al debito italiano, mentre una rottura di area 270/75 dimostrerebbe un aumento delle tensioni.

Ragionando in termini di tassi di interesse si potrebbe affermare che una discesa del rendimento dei Btp decennali al di sotto del 2,50% sarebbe da accogliere come un segnale di distensione mentre la risalita al di sopra del 2,75% sarebbe un indizio preoccupante.

Un modo per misurare in modo oggettivo la forza della tendenza dei diversi indici dei paesi citati, Italia, Francia, Germania e Spagna, e' misurare la distanza che esiste tra le quotazioni attuali e la media mobile esponenziale a 50 sedute, indicatore che viene utilizzato per valutare la condizione della tendenza di medio periodo: quando i prezzi sono al di sopra della media il trend viene considerato al rialzo e tanto piu' i prezzi "accelerano" rispetto alla propria media quanto piu' la tendenza si dimostra in buona salute, con una nota di attensione: anche in questo caso, come per quasi tutti gli indicatori di analisi tecnica, le situazioni di eccesso, ovvero anomalie di comportamento rispetto al passato fanno suonare un campanello di allarme, fanno temere cioe' di essere in una situazione di ipercomprato (eccesso di positivita') o di ipervenduto.

Nel caso del Ftse Mib il grafico dei prezzi e' al di sopra della media esponenziale a 50 giorni e ne e' distante del 3% circa, proveniente dal 6,2% di marzo. Negli ultimi anni difficilmente la soglia del 6/7% e' stata superata senza che si realizzasse o un ritorno a testare la media mobile, quindi un azzeramento della differenza, o addirittura una fase al di sotto della media, quindi una vera e propria inversione del trend di medio termine.

Il Cac 40 francese e' al di sopra della propria media del 4% circa e si sta mantenendo stabilmente a questa distanza ormai da piu' di due mesi. Anche nel caso dell'indice parigino difficilmente negli ultimi anni il 4/5% di distanza dalla media e' stato superato senza che si verificassero ripiegamenti verso la media mobile o, spesso, anche inversioni, ovvero passaggi al di sotto della media.

Il Dax al momento e' quasi al 5% di distanza, sui massimi dall'aprile del 2015. Nelle precedenti 6 volte dal 2015 quando i prezzi si sono allontananti dalla media del 5% in 4 casi si sono realizzate delle inversioni di tendenza, ovvero delle fasi in cui la media mobile e' passata al di sopra dei prezzi segnalando un trend ribassista.

Chi sembra aver gia' subito un rallentamento, e quindi un avvicinamento verso la media mobile, e' l'Ibex 35 spagnolo, che ne e' distante attualmente solo del 2% dopo aver raggiunto una differenza del 4% a marzo. La media transita attualmente a 9330 punti, la sua violazione, da confermare almeno con una chiusura di seduta (o piu' prudentemente almeno 3 chiusure) metterebbe temporaneamente fine al rialzo in atto da fine dicembre.

C'e' poi un altro modo per fare un confronto tra i diversi indici e valutarne al tempo stesso lo stato di salute, ovvero scomodare i ritracciamenti di Fibonacci. Ogni tendenza, anche la piu' evidente, non si muove mai in modo univoco ma procede tramite una alternanza di avanzate e ritirate. Fino a che le avanzate sono di ampiezza inferiore rispetto alle ritirate e' possibile affermare di essere in un trend ribassista, viceversa quando le fasi di rialzo superano come estensione quelle di ribasso il trend viene catalogato come rialzista. I ritracciamenti di Fibonacci permettono di applicare in modo piu' oggettivo questo concetto: fino a che una fase di "ritracciamento", ovvero un rimbalzo dopo una discesa o una flessione dopo un rialzo, si mantengono nell'ambito del 50%/61,8% (entrambi percentuali ricavate dalla successione di Fibonacci), e' possibile catalogare quel movimento come correttivo, ovvero come una fase temporanea in direzione contraria rispetto al trend principale che non ne inverte tuttavia la rotta. Il superamento del 61,8% di ritorno e' invece un forte indizio in favore di una futura inversione di trend. 

Prendendo come riferimento i massimi toccati nel 2018, a gennaio dal Dax e dall'Ibex, a maggio dal Cac e dal Ftse Mib, e' possibile vedere che l'indice tedesco al momento ha recuperato, con i massimi di area 12375, proprio il 61,8% del ribasso precedente, l'Ibex una porzione compresa tra il 50% e il 61,8% (che si colloca a 9750 punti circa), il Ftse Mib il 61,8% (posto a 22050 punti circa e coincidente con i massimi del 17 aprile), il Cac 40 invece quasi il 95%, ovvero e' arrivato con i massimi di aprile a 5601 punti ad un passo da quelli di maggio 2018 a 5657 punti (la quota del 61,8% e' stata superata il 1° marzo con un evidente gap rialzista, segnale di forza confermato poi dall'andamento successivo dei prezzi).

Dallo studio dei ritracciamenti e' quindi possibile affermare che tutti gli indici ad eccezione di quello francese dovranno superare i massimi di aprile per manifestare la volonta' di puntare al recupero dei massimi dello scorso anno. In base alla valutazione fatte riguardo la distanza tra prezzi e media mobile e' tuttavia poco probabile che questo salto oltre i massimi di aprile possa avvenire senza che prima non si realizzi o una fase di stabilita' o addirittura una flessione. Anche nel caso del Cac 40 i livelli ormai raggiunti, il picco di maggio 2018 a 5657 punti, potrebbero non essere superati subito. Se questo dovesse avvenire da parte dell'indice francese, che negli ultimi mesi si e' dimostrato la "lepre" rispetto agli altri, sarebbe invece probabile una rottura delle resistenze anche da parte degli altri tre panieri.

In definitiva quindi il mercato azionario si porta alla vigilia delle elezioni europee in un'area critica: il superamento dei massimi di aprile (e dello scorso maggio per il Cac 40) sarebbe da accogliere con estremo favore, ma fino a quel momento meglio indossare l'elmetto e prepararsi ad una guerra di trincea. L'attività delle imprese cinesi si è espansa per il secondo mese consecutivo in aprile ma a un ritmo più lento rispetto alle attese, segnale che il Paese fatica ancora a trovare slancio nonostante le misure di stimolo predisposte dal governo.