Borse Usa e Cina, passaggio del testimone in vista?

Sui mercati azionari prevale l'ottimismo per una soluzione positiva della guerra commerciale lanciata da Donald Trump contro Pechino, dopo che il Financial Times ha riportato che Washington potrebbe annullare i dazi introdotti a inizio settembre su 112 miliardi di dollari di merci made in China. A seguito dell'annullamento dell'incontro in Cile tra Donald Trump e Xi Jinping le parti sono alla ricerca di un luogo per la firma del "capitolo 1" del trattato commerciale. E' probabile che Xi Jinping si rechi gia' a novembre negli Stati Uniti con l'occasione di una visita ufficiale di Stato. 

 

Intanto la situazione economica, pur con qualche difficolta', riesce a mantenersi positiva.

 

Ottobre e' stato infatti il terzo mese consecutivo sopra la soglia che separa contrazione da espansione per l’attivita' manifatturiera di Pechino: il Purchasing Managers' Index (Pmi) della Cina elaborato da Markit/Caixin e' salito il mese scorso a 51,7 punti dai 51,4 punti di settembre (50,4 punti in agosto). Il dato, che si confronta con il calo a 51,0 del consensus di Reuters, si attesta sui massimi dai 51,7 punti segnati l'ultima volta nel febbraio 2018.

 

Il Purchasing Manufacturers' Index (Pmi) nel settore dei servizi in Cina elaborato da Markit/Caixin frena invece anche ad ottobre. L'indice e' infatti calato lo scorso mese a 51,1 punti dai 51,3 punti di settembre (52,1 punti in agosto). Il dato resta comunque ancora sopra la soglia di 50 punti che separa espansione da contrazione e si confronta con il rialzo a 51,5 atteso dagli economisti.

 

Il Pmi Composite, che raggruppa manifatturiero e servizi, e' invece cresciuto a 52,0 punti dai 51,9 punti di settembre (51,6 punti in agosto).

 

Anche il comparto manifatturiero statunitense mostra un miglioramento a ottobre. Il dato relativo all'indice Pmi manifatturiero elaborato da Ihs Markit si e' attestato a 51,3 punti dai 51,1 punti di settembre raggiungendo i massimi da aprile.

 

L'indice Pmi dei servizi definitivo relativo in questo caso al mese di settembre, sempre nella versione elaborata da Markit, e' salito a 51 punti dai 50,9 precedenti, in linea con le stime di consensus.

L’ISM non manifatturiero per il mese di ottobre e' salito a quota 54,7, sopra le stime di 53,5 e oltre il 52,6 del dato precedente. 

L'Institute for Supply Management di New York ha reso noto che nel mese di ottobre l'Indice ISM New York è salito a 47,7 punti da 42,8 di settembre.

 

L'Indice Pmi di Chicago per l'attivita' manifatturiera nel mese di ottobre e' invece sceso a 43,2 da 47,1 punti di settembre risultando nettamente inferiore anche alle attese degli addetti ai lavori, fissate su un indice pari a 48,4 punti.

 

In generale comunque i dati in uscita dagli States e dalla Cina non sono cosi' preoccupanti come un anno di tensioni commerciali, con le ben note ricadute negative sul commercio globale, farebbero pensare.

 

Esiste pero' una notevole differenza di comportamento tra la borsa cinese e quella statunitense. Lo S&P500 infatti viaggia su valori record, l'Hang Seng di Hong Kong (ma anche l'indice di Shanghai) sono molto lontani dai propri massimi storici. In considerazione di questi diversi andamenti e’ lecito domandarsi se la borsa cinese non possa rappresentare una buona occasione di acquisto sui livelli attuali rispetto a quella statunitense (facendo uso di strumenti come gli Etf che propongono una scelta variegata di opportunita’) che si e’ dimostrata certamente molto forte negli ultimi mesi ma che ha anche gia’ corso molto, tanto da fare sorgere il dubbio che potrebbe andare incontro ad una fase di consolidamento in tempi non troppo lontani.

 

Per rispondere a questa domanda e’ interessante notare che lo studio della forza relativa, il grafico che e' possibile ricavare dal rapporto tra la serie storica dell'Hang Seng e quella dello S&P500, dopo una prolungata fase di ribasso iniziata lo scorso dicembre, che identifica una condizione di sovraperformance da parte dell'indice Usa rispetto a quello cinese, ormai da due mesi circa ha smesso di scendere e sembra anzi intenzionato ad intraprendere la strada del rialzo. In caso di conferme in questo senso sarebbe il turno dell'Hang Seng di iniziare a sovraperformare rispetto allo S&P500.

 

Di norma in passato l'indice di forza relativa ha intrapreso in modo deciso la strada del rialzo solo con l'Hang Seng in un trend nettamente positivo, questo significa che se l'indice di Hong Kong riuscira' a superare le resistenze che gli si stanno parando davanti al momento diverra' probabile anche un cambiamento di testimone per quello che riguarda la forza relativa, diverra' cioe' piu' profittevole investire sulla Cina che sugli Usa (trascurando l'aspetto del cambio, ma in ogni caso le variazioni tra lo yuan e il dollaro sono relativamente modesti, quindi questo fattore puo' essere considerato trascurabile).

 

L'Hang Seng dal canto suo ha gia' inviato alcuni segnali confortanti, ad esempio la rottura in rapida successione, il 1° e il 4 novembre (in questo caso con un gap rialzista), delle medie mobili esponenziali a 100 e 200 giorni, indicatori che sintetizzano con la loro posizione rispetto ai prezzi la condizione del trend di medio periodo (che quindi al momento puo' essere valutata al rialzo). La rottura a 27600 circa del 50% di ritracciamento del ribasso dal massimo di aprile sarebbe un ulteriore indizio in favore del proseguimento del rimbalzo visto dai minimi di agosto. Vero e proprio banco di prova per saggiare la consistenza dell'uptrend il test in area 28770 della trend line che unisce i massimi di gennaio 2018 con quelli di aprile 2019. Al di sopra di questa linea il ritorno almeno sul picco del 2019 a 30280 punti diverrebbe probabile.

 

Valutazioni molto simili si possono fare, in termini di forza relativa, per l'indice di Shanghai. Anche in questo caso, dopo una fase di sotto performance da parte dell'indice cinese rispetto allo S&p500, da agosto il quadro sta lentamente cambiando. Interessante notare come sul grafico dell'indice di Shanghai si stia delineando anche un "testa spalle" rialzista, figura delimitata superiormente dalla linea che unisce il top del 2 luglio con quello del 16 settembre, passante a 3038 punti circa. Oltre quella soglia la figura (le due spalle sono i due minimi di giugno e di ottobre, la testa il minimo di agosto) verrebbe completata e sarebbe lecito attendersi almeno il test dei massimi di aprile a 3288 punti. Solo se i prezzi dovessero ridiscendere, con conferma in chiusura di seduta, al di sotto della media esponenziale a 100 giorni, passante a 2937 punti circa, le aspettative di crescita risulterebbero negate.