Borse su ed economia giu', come spiegarlo?

La rapida espansione del bilancio della Federal Reserve, salito al di sopra dei 6700 miliardi di dollari gia' verso la fine di aprile (un aumento di 2300 miliardi circa dall'inizio della crisi Covid), e' uno dei principali motivi per cui le borse sono riuscite a reagire con forza dopo il tonfo di marzo. 

Negli Stati Uniti si e' materializzata in poche settimane la peggiore recessione da oltre un secolo e decine di milioni di americani hanno perso il loro posto di lavoro. Tutti i dati macro sono terribili, i consumatori hanno smesso di comprare, le aziende di produrre. 

Nonostante questo gli indici di borsa hanno archiviato ad aprile uno dei migliori risultati mensili di sempre. Il 20 marzo la Federal Reserve ha annunciato un cambiamento epocale delle sua politica, iniziando a comprare obbligazioni corporate e dando quindi una boccata di ossigeno direttamente ad aziende piu' o meno grandi. 

All'inizio gli acquisti di bond aziendali era limitato a quelli con rating piu' elevato ma recentemente si sono allargati per includere, sulla falsariga di quanto prospettato dalla Bce dopo la riunione del 30 marzo, anche i "fallen angels", titoli che scendono al di sotto dell'investment grade a causa della crisi economica (che costringe le agenzie di rating a tagliare la valutazione degli emittenti). 

Robert Kaplan, presidente della Fed di Dallas, lo ha dichiarato esplicitamente venerdi', la banca centrale ha funzione di prestatore di ultima istanza. Secondo Kaplan il Pil Usa nel secondo trimestre potrebbe contrarsi del 30% (ma altri osservatori ipotizzano un calo tra il 35% e il 40%) e la disoccupazione arrivare al 20%, mentre nell'intero 2020 la contrazione del Pil potrebbe arrivare al 4,5/5% e la disoccupazione all'8% (dal 3,5% di prima della crisi). 

Kaplan ha anche parlato di quella che potrebbe diventare la maggiore preoccupazione dei mercati una volta terminata la crisi, ovvero la riduzione del bilancio della banca. Quando il sistema sara' tornato alla sua piena capacita' c'e' il rischio che si vengano a creare pressioni inflazionistiche a seguito delle decisioni prese in questi ultimi due mesi ma il problema, se si presentera', sara' non prima di due o tre anni. 

Quello che invece e' stato immediato come effetto e' il rimbalzo sul mercato dei bond corporate, che a sua volta ha sostenuto anche le azioni, con il mercato consapevole che la Fed era entrata anche in campo anche a difesa degli asset piu' rischiosi. 

Ad un certo la banca centrale dovra' fare un passo indietro lasciando nuovamente al mercato il compito di decidere in autonomia il valore degli asset, in quel momento potrebbero realizzarsi delle oscillazioni brusche, ma ancora una volta si tratta di problematiche che non devono preoccupare per l'immediato futuro. 

Sul mercato si e' venuta a creare la convinzione che il bilancio della Fed, gia' cresciuto come accennato sopra di 2300 miliardi in poche settimane per allargarsi fino a oltre 6700 miliardi, potrebbe aumentare ulteriormente entro la fine dell'anno fino ai 9000/10000 miliardi di dollari. Ecco perche' le borse sono restie a scendere ancora, nonostante la messe di dati macro disastrosi e le trimestrali povere in termini di utili ma soprattutto di guidance per il resto dell'anno. 

La rete di sicurezza stesa dalla banche centrali (anche la Bce e la Bank of Japan si sono mosse nella stessa direzione, anche se la Bce per il momento non in modo cosi' incisivo), viene considerata in grado di contenere qualsiasi caduta, anche i 26 milioni di disoccupati emersi in poche settimane sul mercato americano. 

Attenzione a fare l'errore tuttavia di scambiare la performance del mercato azionario come uno specchio dell'andamento dell'economia reale: gli interventi della Fed hanno fatto molto per il primo, molto meno per la seconda. 

Anche perche' la proprieta' delle azioni e' per l'84% concentrata nelle mani del 10% degli americani piu' ricchi, quindi la tenuta dell'azionario e' di relativamente poca importanza per il 90% della popolazione. L'economia della aziende medie e piccole, quelle che non emettono di certo obbligazioni per finanziarsi, e' stata colpita duramente. 

La Fed sta pensando anche a quella porzione dell'economia, con un programma di prestiti direttamente alle piccole aziende, ma lo sforzo e' appena all'inizio mentre i fallimenti e i licenziamenti sono gia' alle stelle. L'analogo programma governativo, il Paycheck Protection Program, ha avuto problemi nel fare arrivare velocemente i soldi a chi ne ha bisogno (ricorda qualche cosa?). 

A questo punto si tratta sostanzialmente, per chi segue la borsa, di fare una scommessa: quale sara' il risultato netto degli sforzi della Federal Reserve (e del governo Usa) e dei colpi della recessione? Il risultato della scommessa e' legato alla velocita' di uscita dalla crisi. 

Chi e' convinto che il Covid sia come un tornado, che una volta passato permette di ripartire con relativa rapidita', punta su una borsa in continua crescita e sulla possibilita' di andare a superare i massimi di inizio anno in tempi brevi (la famosa inversione a "V"), chi invece pensa che l'economia non possa tornare alla normalita' (basti pensare al settore dei trasporti e del turismo) fino a che non ci sara' un vaccino, presumibilmente non prima dell'inizio del 2021, teme che ci sia da soffrire ancora prima di tornare a salire. 

Nei prossimi giorni negli Usa, ma anche in Europa, ci saranno le prime riaperture dopo il lockdown, il verificarsi o meno di ricadute sara' un ottimo indizio per capire cosa faranno le borse, se la rete messa dalle banche centrali reggera'. 

Da notare anche che la borsa e' diventata sempre piu' dipendente dal settore della tecnologia: Microsoft, Apple, Amazon, Facebook e Alphabet pesano per il 20% sull'intero S&P500, quindi ancora una volta esiste un elemento distorsivo tra indice di borsa ed economia reale che va tenuto presente nell'interpretare l'effetto dei dati macro sulla borsa.