Borse, il dato sul Pil tedesco le riporta con i piedi per terra

La prospettiva di una fase di ripiegamento consistente delle borse, che permetta alle quotazioni di rispecchiare in modo piu' credibile lo stato dell'economia, e quindi dei profitti realisticamente attesi da parte delle aziende, potrebbe essere alle porte. 

Il dato sul Pil tedesco di oggi e' sicuramente una doccia fredda per coloro che continuano a fare finta di ignorare i danni che il Covid-19 ha fatto all'economia e al fatto che e' molto improbabile che danni di questa portata possano venire riassorbiti in tempi brevi. La fase di recupero sara' lunga e gli utili aziendali ne risentiranno non solo per uno o due trimestri ma molto piu' a lungo. 

Nel secondo trimestre il Pil della Germania e' sceso del 10,1% dopo il -2% del primo trimestre. Le attese erano per una contrazione del 9%. Il dato e' il peggiore dal 1970, ovvero da quando esiste questa serie storica. 

Mercoledi' la Fed ha dichiarato, dopo la riunione di politica monetaria, che intende sostenere l'economia con tutta la forza necessaria e per il tempo necessario, ma anche gli Usa dovranno confrontarsi con la prima stima del Pil del secondo trimestre, e anche quella probabilmente sara' una doccia fredda. 

Inutile tuttavia trasformarsi in Cassandra e andare contro uno dei postulati di base dell'analisi grafica, quello secondo il quale una tendenza resta in atto fino a che non emergono segnali contrari al suo proseguimento. 

Quello che e' interessante fare quindi in questo momento e' individuare quei livelli di prezzo al di sotto dei quali il quadro grafico darebbe i primi segnali di cedimento. 

Per quello che riguarda l'indice Ftse Mib della borsa italiana sarebbero discese al di sotto di area 18300, massimo del 30 aprile toccato dall'alto con funzione di supporto il 15 giugno, a fare temere l'avvio di una discesa ampia. 

Nel caso dell'indice tedesco Dax potrebbe invece essere la violazione a 12030 circa della media mobile esponenziale a 100 giorni ad indicare come probabile il proseguimento della fase ribassista intrapresa dal top del 21 luglio. 

Osservando il grafico dell'indice Eurostoxx 50 il punto di non ritorno di una fase di ripiegamento lo si puo' individuare nel minimo del 15 giugno a 3054 punti: sotto quei livelli le oscillazioni viste dal picco dell'8 giugno si dimostrerebbero un pericoloso "doppio massimo", figura ribassista che potrebbe accompagnare le quotazioni in una discesa almeno fino al minimo di meta' maggio a 2708 punti. 

Situazione molto simile per l'indice statunitense S&P500: discese al di sotto del minimo del 15 giugno a 2965 costringerebbero a considerare i movimenti visti dal top dell'8 giugno una figura ribassista. L'indice si e' lasciato alla spalle numerosi gap sulla via del rialzo e potrebbe decidere di andarli a ricoprire prima di guardare nuovamente ai massimi di febbraio. Il primo di questi vuoti si colloca a 2865 punti (gap del 18 maggio) ma ce ne e' anche uno molto evidente a 2538 punti, lasciato il 6 aprile. 

A guidare il sentiment degli investitori sara' pero' piu' di tutti probabilmente l'andamento dell'indice Nasdaq Composito, campione di performance quest'anno, l'unico dei panieri citati che e' stato capace di lasciarsi alle spalle con il rialzo nato dai minimi di marzo i massimi di febbraio. 

Sul grafico del Nasdaq e' comparso un doppio massimo in area 10825 (due massimi allineati sugli stessi livelli) a partire dal 13 luglio. La violazione del minimo del 14 luglio a 10182 completerebbe la figura e alimenterebbe il dubbio che la cavalcata rialzista sia giunta al termine. Discese al di sotto del picco del 19 febbraio a 9838 punti confermerebbero poi il rischio di essere in presenza di qualche cosa di piu' grave di una semplice correzione tecnica di durata limitata.