Borse, "follow the Fed" o ancora prudenza?

Le borse sono salite talmente tanto nelle ultime settimane (l'Msci World in dollari del 3,3% in quella terminata il 5 giugno, il 3,7% e il 3,16% nelle due precedenti) che i mercati sembrano essersi dimenticati di quello che c'e' stato prima, ovvero il crollo dai massimi di febbraio di minimi di marzo (-35% circa per l'Msci World). 

In questo momento chi fa notare che i problemi per l'economia sono ancora del tutto (o quasi) irrisolti nonostante la montagna di denaro messa sul piatto da banche centrali e governi viene additato come un menagramo, uno che vuole rovinare la festa. 

Del resto se i rendimenti sui bond sono cosi' bassi, per molti di essi negativi, e se la liquidita' e' cosi' abbondante, quali alternative potrebbero esserci alle azioni? Trump ha twittato venerdi' dopo i dati sul mercato del lavoro Usa che si e' trattato di un "great day" e che l'economia e' ormai in modalita' razzo "this is a rocket ship" ha detto. 

E' vero, il mercato del lavoro ha creato 2,5 milioni di posti a maggio e la disoccupazione e' scesa dal 14,7% al 13,3% invece di salire verso il temuto 20%, ma non bisogna dimenticare troppo velocemente che solo poche settimane fa era ai minimi storici, c'e' stato un rialzo del 9,8% da febbraio ovvero di 15,2 milioni di nuovi disoccupati. Inoltre l'aumento e' legato per i 2/5 a lavori part time e molti lavoratori sono ancora, come riporta il Labor Department's Bureau of Labor Statistics, "employed but absent from work", in pratica in cassa integrazione o sostenuti dal Paycheck Protection Program. 

Togliendo anche questi lavoratori dalla fotografia il tasso di disoccupazione sarebbe in realta' salito al 16%. C'e' poi da considerare che e' ancora in essere il Paycheck Protection Program (PPP), un programma di finanziamento alle imprese che richiede alle stesse di non licenziare per avere una parte dei prestiti a fondo perduto. Una volta terminato il PPP, sfruttato soprattutto dal settore dei servizi (incredibilmente l'aumento dei posti di lavoro e' stato registrato nei comparti maggiormente colpiti dal lockdown, come quello dei viaggi e del turismo, del divertimento, dei servizi alla sanita'), potrebbe realizzarsi una nuova tornata di licenziamenti a meno che l'economia non ricominci a marciare veramente a pieno regime. 

Sullo sfondo resta anche l'aumento delle richieste di sussidio di disoccupazione, che giovedi' scorso sono salite ancora fino a superare i 40 milioni. Il dato sul mercato del lavoro di maggio e' stato sicuramente incoraggiante ma l'effetto sull'economia dopo le riaperture successive al lockdown imposto dalla pandemia di Covid-19 e' del tutto incerto.

E alcuni fondi iniziano a domandarsi se il rialzo dell'azionario non si sia spinto troppo oltre. Ben Inker della GMO di Boston ad esempio hanno deciso di ridurre l'esposizione del portafoglio principale dal 55% di marzo al 25% alla fine di aprile. Le criticita' elencate sono quelle note, l'aumento della disoccupazione, le bancarotte aziendali, il rallentamento dell'economia, l'incognita sulla scoperta di un vaccino efficace, alle quali si aggiunge adesso la tensione sociale a seguito della morte di George Perry Floyd (e la "rivolta" dei generali che si rifiutano di usare l'esercito per controllare le manifestazioni di piazza). 

Non deve poi essere sottovalutato il fatto che lo S&P500 e' decisamente sopravvalutato in termini di rapporto prezzo/utili, con gli utili che dovranno correre veramente tanto nei prossimi mesi per mettersi al pari dei prezzi gia' raggiunti dalle quotazioni sulla base di una scommessa azzardata, ovvero che tutto tornera' non solo alla normalita' ma anche meglio di prima del Covid-19 in tempi brevi. 

I rialzi di quasi il 40% in poche settimane dello S&P500 e di piu' del 40% del Russell 2000 sono movimenti che di solito impiegano anni per realizzarsi. All'orizzonte si profilano scenari molto cupi, secondo Kyle Bass, divenuto famoso con le sue scommesse contro il mercato immobiliare prima del crollo del 2008 e fondatore di Hayman Capital Management, il Pil Usa potrebbe scendere tra il 7% e il 10% in termini reali. 

La contrazione vista durante la crisi finanziaria del 2009 e' stata del 2,5%, quella attuale potrebbe essere quindi 3 o anche 4 volte tanto. L'ultima volta che l'economia si e' contratta per piu' del 10% era il 1946, e prima di allora solo nel 1932, al culmine della Grande Depressione. Anche le difficolta' della Cina devono essere inserite nell'equazione: i cinesi hanno bisogno di dollari per finanziare la loro espansione, che avviene a tassi sempre meno elevati (l'aumento dei salari interno ha comportato una perdita di competitivita' in favore di paesi come il Messico o il Vietnam), le tensioni riguardanti Hong Kong rischiano di rendere problematico l'approvvigionamento di questa vitale risorsa. 

Dal momento che le "supply chain", le catene di approvvigionamento dipendono ancora molto dal pieno funzionamento dell'economia cinese, se il meccanismo si inceppasse a farne le spese sarebbe l'economia globale. A proposito di catene non deve infatti essere dimenticato che la loro forza dipende da quella dell'anello piu' debole. 

Per adesso, nonostante tutte queste criticita', il mercato azionario ha fatto suo il motto "follow the Fed": la banca centrale Usa ha agito a detta della quasi totalita' degli osservatori in modo impeccabile, soprattutto quando ha deciso di inserire tra gli assett acquistabili anche le obbligazioni dei "fallen angels", le societa' che sono andate incontro ad un downgrade al di sotto del livello investment grade a causa del Covid-19, sterilizzando di fatto il timore che le bancarotte potessero aumentare in modo incontrollato. L'attivismo della Fed si potrebbe scontrare pero' con la piu' temuta delle incognite, quella di una seconda ondata della pandemia, che darebbe il colpo di grazia all'economia. 

C'e' inoltre il problema della concentrazione: il rally di borsa delle ultime settimane e' stato sostenuto grandemente da pochi nomi, Facebook, Apple, Microsoft e Google, che non hanno risentito degli strascichi del lockdown. Se tuttavia anche solo uno di questi giganti dovesse dimostrare incertezze nei suoi conti potrebbe aprirsi una crepa nella fiducia degli investitori difficile da richiudere.

Un grafico tra tutti da guardare per avere un primo sentore di un mutamento di sentiment e quindi dell’opportunita’ di iniziare ad alleggerire l’esposizione sull’azionario? 

Probabilmente quello di Microsoft: Apple settimana scorsa ha superato i precedenti record di gennaio e febbraio di area 327/28 dollari dando l'impressione di avere ormai definitivamente archiviato il crollo di febbraio e di essere intenzionata a riprendere l'uptrend di lungo periodo, Microsoft dal canto suo e' ancora sotto il record dell'11 febbraio a 190,70 dollari. Una chiusura di seduta oltre quei livelli sarebbe un segnale di forza difficile da ignorare che confermerebbe quello gia' inviato da Apple. 

La mancata rottura dei 190/191 dollari e la violazione di area 175 farebbero invece temere di essere in presenza per Microsoft di un triplo massimo, figura ribassista che potrebbe essere l'inizio di una discesa consistente, probabile specchio del deterioramento del sentiment nei confronti dell'azionario nel suo complesso.