Borse europee, quali indici sono i favoriti per il 2020?

Il primo dicembre entrera' in carica la Commissione di Ursula von der Leyen: il Parlamento europeo ha dato il via libera al commissario disegnato dall'Ungheria, Oliver Varhelyi, che sostituisce la prima scelta, l'ex ministro della Giustizia Laszlo Trocsanyi. Dato per scontato il passaggio al voto di fiducia dell'Eurocamera previsto per il 27 novembre e la successiva approvazione del Consiglio europeo la Commissione dovrebbe poter iniziare la sua attivita' in tempi brevi.

Ma non e' solo il debutto della nuova Commissione a tenere alta l'attenzione sulla Ue in questo momento, recentemente ha infatti debuttato anche Christine Lagarde nel ruolo della nuova numero uno della Banca centrale europea. Per adesso le parole della Lagarde nel suo primo discorso non hanno riservato sorprese, e' evidente la volonta' di dare continuita' alla politica monetaria estremamente accomodante dettata negli ultimi anni da Mario Draghi. La Lagarde ha inoltre sottolineato, come fatto piu' volte di recente da Draghi, che la banca centrale continuera' a fare la sua parte per stimolare la domanda interna durante la ripresa ma che anche i singoli stati, almeno quelli che sono in condizioni di farlo, dovranno adottare politiche fiscali altrettanto accomodanti per evitare che gli sforzi della banca centrale vadano a vuoto.

Insomma, i vari tasselli stanno andando al loro posto, le condizioni per il proseguimento della fase positiva delle borse europee sembrano esserci. E questo nonostante sullo sfondo di questi cambiamenti resti la Brexit.

In Gran Bretagna si andra' alle urne il 12 dicembre, i sondaggi sono favorevoli a Boris Johnson, il partito conservatore infatti sarebbe al 36% mentre i laburisti sarebbero fermi al 13% (le preferenze personali vedono Johnson in vantaggio come premier su Corbin 43% a 20%). Se Boris riuscira' ad avere la maggioranza assoluta dei seggi (cosa comunque non scontata) potra' tentare di realizzare la sua Brexit. In caso contrario e' elevato il rischio di un "hung Parliament", ovvero di un Parlamento frammentato dove i laburisti potrebbero cercare di farsi promotori di una coalizione con l'intento di puntare ad un nuovo referendum.

Questa soluzione potrebbe tuttavia rendere le cose ancora piu' complesse: se nella coalizione entrassero gli indipendentisti scozzesi dell'Snp sicuramente vorrebbero abbinare al secondo referendum sulla Brexit anche quello sulla secessione della Scozia. Per il momento comunque i mercati sembrano aver rinunciato a fare previsioni sulla questione Brexit, il cambio euro sterlina e' infatti relativamente stabile da piu' di un mese, con una moderata tendenza di apprezzamento della valuta britannica che sembra comunque indicare come marginalmente piu' probabile una soluzione pacifica al problema dell'uscita della Gran Bretagna dalla Ue.

Solo se il grafico di euro sterlina dovesse risalire oltre area 0,8650 si sarebbero da temere serie complicazioni in grado di danneggiare anche le borse della zona euro.

Anche i dati in uscita dalla Germania, osservato speciale in questa fase per la debolezza della sua economia, lasciano intravedere speranze di un miglioramento della condizione che dovrebbero contribuire al proseguimento del rialzo per le borse.

Il Pmi manifatturiero di novembre calcolato da IHS/Markit in base al sondaggio fra i direttori degli acquisti infatti e' salito a quota 43,8, il livello più alto da giugno, dal precedente di 42,1 e a fronte di attese di 42,9. Da ricordare che i 50 punti sono la soglia di demarcazione tra espansione e contrazione e che il Pmi manifatturiero e' al di sotto dei 50 punti ormai da undici mesi. L'indice composito, che sintetizza l'attivita' dei settori manifatturiero e servizi, e' a 49,2 da 48,9 (atteso 49,4) mentre quello dei servizi a novembre e' risultato 51,3 dai precedenti 51,6 (atteso a 52).

L'indice Ifo business climate, un'importante misura della fiducia delle imprese tedesche, a novembre e' salito a 95 punti dai 94,7 punti di ottobre (dato rivisto da 94,6 punti), confermando le attese degli analisti.

Anche l'indice Ifo sulle aspettative e’ migliorato a 92,1 da 91,6 con un consensus che si aspettava 92,5 come risultato.

Pur con le dovute cautele legate alla citata Brexit ma anche alla evoluzione dei rapporto tra Usa e Cina, una vera e propria partita a ping pong che potrebbe rovinare la festa ai mercati azionari se la pallina, invece di rimanere in gioco, dovesse cadere a terra (ma nessuno dei due contendenti sembra avere interesse a interrompere il gioco), i presupposti per il proseguimento della fase favorevole ai mercati azionari dell'area euro sembrano esistere. Lo studio del comportamento dei principali indici in questa prima parte dell'anno puo' essere un ottimo punto di partenza per capire quali potrebbero essere le prospettive dei singoli strumenti anche nel prossimo futuro.

Una banale analisi delle performance mostra che il Ftse Mib italiano, che fino al 22 novembre ha guadagnato nel 2019 il 24% circa, e' in buona compagnia: un risultato molto simile lo hanno ottenuto anche il Cac 40 francese, il Dax tedesco, L'Omx 20 danese, il Eoe olandese e l'Omx 25 finlandese. Meglio di questo gruppo di borse ha fatto solo quella di Atene, che si avvicina al 45% di rivalutazione nelle ultime 46 settimane. Leggermente attardati, ma comunque ampiamente positivi, l'indice spagnolo e quello irlandese.

Utilizzando il metodo della media varianza, o rendimento pesato per il rischio, per stilare una classifica che abbia un principio ispiratore un po' piu' sofisticato del solo rendimento, e' possibile organizzare gli indici presi in considerazione secondo una lista di gradimento che dovrebbe rimanere valida anche nei prossimi mesi. Utilizzando questo approccio la classifica cambia in modo abbastanza evidente, ad esempio le prime tre posizioni sono occupate dall'indice danese, da quello irlandese e da quello francese. Le ultime tre posizioni, su un totale di 11 strumenti analizzati, spettano invece a Grecia, Finlandia a Spagna.

L'indice danese OMX Copenhagen 20 si muove dai minimi di dicembre 2018 a 878,80 punti all'interno di un canale crescente il cui limite, attualmente a 1130 punti circa, rappresenta il prossimo target per il rialzo. Se le quotazioni dovessero superare anche quella soglia verrebbe confermata l'intonazione positiva di medio periodo e le quotazioni potrebbero puntare al test dei 1240 punti circa. La flessione vista dal massimo del 18 novembre si e' limitata, prima di lasciare nuovamente spazio al rialzo, al test della trend line che unisce il massimo di aprile con quello di settembre. Solo discese sotto questa trend line, che ora transita a 1070/75 punti, farebbero temere movimenti verso la base del canale crescente citato, a 1020 punti circa.

L'ISEQ20 di Dublino ha inviato di recente un segnale di forza, inserito all'interno della tendenza gia' nettamente rialzista vista dai minimi di agosto a 923 punti circa, superando a inizio novembre il lato alto del canale crescente che parte dai minimi di dicembre 2018. La rottura del limite superiore di un canale rialzista segnala una accelerazione del tasso di crescita del trend e prepara il terreno a movimenti che sono potenzialmente di ampiezza proporzionale a quella del canale proiettata dal punto di rottura del suo estremo, in questo caso quindi in area 1290. La rottura dei massimi di gennaio e di maggio 2018, allineati in area 1196 punti, sarebbe un ulteriore segnale di conferma di buona salute della tendenza rialzista. Solo discese al di sotto dei 1115 punti potrebbero fare temere l'avvio di flessioni volte alla ricopertura dei tanti gap al rialzo lasciati dai minimi di agosto, il piu' vicino quello del 4 novembre con base a 1092 punti circa.

Anche il CAC40 parigino sembra avere ancora spazio di rialzo disponibile. I prezzi hanno superato a fine ottobre in area 5730 il lato alto del canale quasi laterale che si era disegnato dal massimo di aprile. L'ampiezza del canale proiettata dal punto di rottura fornisce un potenziale target per il rialzo posto a 6250 punti circa, poco al di sopra quindi dei massimi del 2007 (a 6168). Solo se le quotazioni dovessero ridiscendere al di sotto dei 5700 punti le prospettive di rialzo verrebbero sostituite dal rischio del ritorno in area 5250 almeno.

Ma per quale motivo l’indice di borsa di Atene, che nei primi 11 mesi circa dell’anno ha guadagnato il 45% circa, non e’ nelle prime posizioni della lista di gradimento secondo il metodo della media varianza?

Questo non significa tuttavia che la borsa greca non possa rappresentare una alternativa di investimento interessante (soprattutto se l'indice riuscira’ a stabilizzarsi al di sopra dei 900 punti, inviando un nuovo segnale di forza), semplicemente l'analisi della volatilita' suggerisce, data la maggiore rischiosita' dello strumento, di inserirlo in un eventuale portafoglio di investimento con una percentuale minore rispetto a strumenti piu' conservativi come ad esempio il Cac 40 o anche il Dax tedesco, che ha un valore di rischio molto simile all'indice francese.

Security Name Variazione da inizio anno Classifica media varianza

DENMARK OMX20 20.99 1.9

IRELAND ISEQ20 5.92 1.8

CAC 40 INDEX 24.40 1.5

BELGIEN 20 INDEX 16.94 1.5

DAX - DEUTSCHER 22.25 1.2

MIB 23.51 1.1

AMSTERDAM EOE 20.47 1.0

AUSTRIA ATX 11.06 1.0

ATHENE GRECIA 44.76 0.8

OMX HELSINKI 25 20.13 0.2

MADRID IBEX 35 6.16 0.0