Borse euro, la frenata dell'economia preoccupa

Il quadro grafico di Dax e Ftse Mib è molto delicato, entrambi gli indici sono arrivati in corrispondenza di forti resistenze ma non sembrano in grado di trovare la giusta motivazione per lasciarsele alle spalle. 

Il contesto macro non aiuta, a recuperare un sentiment positivo, la produzione industriale nell'area dell'euro è diminuita a settembre  dello 0,4% su base mensile e del 6,8% su base annua a fronte di attese di un +0,7% su mese e -5,8% su anno. 

La produzione di beni durevoli è diminuita del 5,3% rispetto al mese precedente, quella dell'energia dell'1%.

In Germania però la produzione industriale ha sorpreso in positivo evidenziando una crescita del +1,6% dopo il +0,5% di agosto (rivisto da un preliminare -0,2%). Il dato risulta tuttavia inferiore rispetto alle stime degli analisti che prevedevano un aumento del 2,7%. Su base annua si registra una contrazione del 7,3%. Da notare che anche in Francia la produzione è cresciuta dell'1,4% su base mensile dopo il +1,1% di agosto.

In Italia invece il calo mensile è stato del 5,6%, il più netto dell'area euro, a fronte di un -2% atteso, quello annuale del 5,1%, atteso a -1,7%. L'Istat informa che "Rispetto a febbraio 2020, mese immediatamente precedente l’esplosione della crisi, il livello è inferiore di circa il 4% mentre, in termini tendenziali, l’indice corretto per gli effetti di calendario è più

basso del 5,1%". 

La Bce sembra riconoscere con i commenti del suo bollettino che un rallentamento è in corso: "La ripresa economica dell'area dell'euro perde slancio più rapidamente delle attese, dopo il forte, benché parziale e disomogeneo, recupero dell'attività economica nei mesi estivi". A causare il rallentamento è ovviamente l'inasprimento "delle misure di contenimento" che pesa "sull'attività, provocando un evidente deterioramento delle prospettive a breve termine". Il ritorno prepotente del virus porterà "con ogni probabilità, a un significativo ridimensionamento della crescita del prodotto nell'ultimo trimestre dell'anno".

Prendendo atto delle difficoltà la banca centrale propone anche una soluzione "il Consiglio direttivo valuterà con attenzione le informazioni più recenti, inclusi la dinamica della pandemia, le prospettive sul rilascio di un vaccino e l'andamento del tasso di cambio" in modo che a dicembre diventi possibile, dopo il riesame approfondito delle prospettive economiche e del quadro complessivo dei rischi, ricalibrare gli strumenti "al fine di rispondere all'evolvere della situazione e di assicurare che le condizioni di finanziamento restino favorevoli per sostenere la ripresa economica".

Come spesso accade nei momenti di difficoltà le borse sono prese tra due fuochi, da un lato la consapevolezza della gravità della situazione e quindi il rischio di un impatto pesante sui risultati delle aziende, dall'altro la speranza che gli interventi esterni, dei governi e della banca centrale, possano non solo evitare il peggio ma anche creare le condizioni per un rimbalzo in accelerazione. 

Gli indici, Ftse Mib e Dax, sono arrivati però ad un punto graficamente rilevante e devono trovare adesso la giusta motivazione per superare l'ostacolo: difficilmente gli indici rimangono fermi ad aspettare gli eventi e la forza di gravità è sempre ben presente sui mercati, una attrazione verso il basso che non smette mai di farsi sentire. 

Sull'indice Ftse Mib incombe la presenza del massimo di luglio a 21133 punti, toccato in corrispondenza del 61,8% di ritracciamento del ribasso dal top di febbraio, una resistenza significativa anche in ottica di medio periodo: fino a che questo riferimento ricavato dalla successione di Fibonacci non viene superato resta alto il rischio che il rialzo visto dal minimo di marzo sia solo una fase correttiva e che quindi la tendenza ribassista principale possa ancora riprendere. Le oscillazioni sul grafico intraday delle ultime tre sedute hanno dato luogo ad un potenziale testa spalle ribassista. Le implicazioni negative derivanti dalla presenza della figura verrebbero confermate con la violazione della sua base, quindi di quota 20700. Anche in quel caso emergerebbero comunque segnali preoccupanti di perdita di forza dell'uptrend solo al di sotto di 20500, con il rischio di assistere successivamente alla ricopertura del gap rialzista del 9 novembre con base in area 19825. La tenuta di area 20700 e la rottura di 21130/40 aprirebbero la porta a movimenti almeno fino a 22480, lato alto del gap ribassista del 28 febbraio. Resistenza successiva a 23300 circa.

La situazione è simile anche per il Dax. L'indice tedesco dopo aver toccato un massimo di periodo il 9 novembre a 13297 punti ha intrapreso una strada laterale caratterizzata da una volatilità molto ridotta, con le quotazioni che hanno oscillato in una manciata di punti, tra i 13020 e i 13245 punti circa. L'indice sembra incapace di trovare la giusta motivazione per mettere sotto pressione il massimo del 21 luglio a 13314 punti, resistenza contro la quale si sono già scontrati i prezzi più volte nel corso dell'estate e che anche in questa fase fa sentire la sua presenza. Senza il superamento di area 13300 il rimbalzo visto dal minimo di fine ottobre, per quanto veloce ed esteso, rischia di dimostrarsi solo la fase intermedia di una correzione complessa, quella iniziata appunto dal picco di luglio. Discese al di sotto del 50% di ritracciamento della seduta di lunedì, supporto posto a 12980 circa, potrebbero fare temere l'avvio di una flessione volta a ricoprire i tre gap lasciati durante il rialzo delle ultime due settimane, il più vicino dei quali, quello del 9 novembre, si colloca a 12596 punti. Oltre area 13300, resistenza da superare anche in chiusura di seduta perchè la rottura sia affidabile, atteso il test di 13500, lato alto del gap ribassista del 24 febbraio. Target successivo il picco record di febbraio a 13795.