Borse, ecco le condizioni per una inversione al rialzo

Borse, ecco le condizioni per una inversione al rialzo. L'analisi con l'approccio delle onde di Elliott sembra indicare come piu' probabile per le borse nel prossimo futuro la strada del ribasso, esiste tuttavia una via di uscita da questo scenario che potrebbe venire intrapresa nel caso della rottura di resistenze non troppo lontane dai livelli attuali. Per il momento, concentrando l'attenzione su Dax (future e indice) e S&P500 (future e indice) l'ipotesi piu' probabile e' che i prezzi abbiano terminato una terna di onde correttive a dicembre del 2018. 

Nel caso del Dax l'onda A della fase ribassista iniziata a gennaio e' terminata a inizio febbraio, l'onda B il 22 maggio, l'onda C a fine dicembre. Per lo S&P500 la A della correzione iniziata a gennaio 2018 e' terminata a inizio febbraio, la B a inizio fine settembre, la C, come per il Dax, a fine dicembre. In entrambi i casi c'e' una proporzionalita' quasi perfetta tra onda A e onda C con quest'ultima estesa 1,618 volte la A. 

Il fatto di aver potuto contare abbastanza agevolmente un terzetto di onde nel corso del 2018 non e' tuttavia garanzia del fatto che la correzione sia conclusa. La teoria di Elliott infatti si basa proprio sullo stesso concetto della Matrioska, la bambola russa che contiene al suo interno bambole uguali ma di dimensioni inferiori e che puo' essere a sua volta contenuta da una bambola uguale ma di dimensioni superiori. L'ABC del 2018 potrebbe quindi anche essere solo una onda A di ordine maggiore, che per chiarezza chiameremo |A|. 

Da notare che nel caso del Dax la flessione del 2018 ha corretto solo il 33% circa del rialzo dai minimi del 2009 mentre nel caso dello S&P500 la correzione e' stata appena del 23,6%, i primo dei livelli considerati significativi derivati dalla successione di Fibonacci. 

I minimi di dicembre 2018 nel caso dello S&P500 poggiano sulla media mobile a 50 mesi e sono molto vicini alla trend line che sale dai minimi di inizio 2009, si tratta di una flessione molto simile come risultati a quella gia' vista nel 2015/2016 che si era appoggiata sugli stessi supporti. 

La domanda che e' necessario farsi in questo momento e' se le condizioni economiche sono simili a quelle del 2015 tanto da giustificare fin da adesso una ripartenza duratura del trend rialzista delle borse come accaduto allora. E' cosa nota che il ciclo espansivo dell'economia Usa e' ormai arrivato al decimo anno, un record di durata dell'eta' moderna reso possibili dagli interventi estremamente accomodanti delle banche centrali di tutto il mondo, non solo della Fed. 

In questo momento e' in atto una lotta acerrima, anche se forse non ancora giunta al suo apice, tra le banche centrali e l'economia reale: quest'ultima richiede ormai da anni a gran voce una fase di fisiologica recessione, un fenomeno doloroso ma necessario per ridurre l'inefficienza del sistema (senza una fase di recessione non c'e' quel processo di selezione naturale che si applica anche al mondo delle aziende, dove deve sopravvivere solo chi e' il piu' adatto all'ambiente in cui si trova), ma le banche centrali si ostinano ad impedire che questa fase recessiva si manifesti. 

A livello globale la variazione annua della crescita della produzione industriale e' andata rallentando dal 2010 in poi mentre per i paesi Ocse e' addirittura scesa in negativo lo scorso anno. Non e' da escludere l'ipotesi che il rinnovato attivismo delle banche centrali, con gli Usa che potrebbero ricominciare a tagliare i tassi gia' dall'estate e con la Bce che oltre a mantenere i tassi ai minimi ancora a lungo si impegnera' prossimamente in nuove operazioni di rifinanziamento del sistema del credito  (TLTRO III) possa avere successo, e regalare una nuova stagione di rialzi alle borse, ma il rischio che questa volta la medicina si dimostri inefficace esiste. 

L'esempio dell'Italia, che non cresce da 10 anni dovrebbe essere un monito per tutti quelli che credono nell'equazione tra espansione monetaria e iniezioni di liquidita'. Il problema e' che a occupazione e salari, soprattutto in Europa, faticano a rispondere agli stimoli della banca centrale, in modo che anche l'inflazione e' rimasta anemica, ben lontana dal target del 2%. Insistere con i tassi bassi o negativi ha un enorme rischio, quello di fare scendere le aspettative di ritorno sugli investimenti e quindi disincentivarli. 

E come detto questo favorisce la sopravvivenza dei rami secchi, che in un contesto piu' competitivo verrebbero tagliati per essere sostituiti da altri piu' dinamici. I politici pero' si nutrono di consenso e le politiche monetarie espansive, tenendo a bada la recessione, fanno anche aumentare il consenso. La crociata di Trump contro la Fed e' cosa nota, ma anche il problema dell'Italia (e da quest'anno della Germania) nella Ue e' molto sentito: una Italexit dopo la Brexit farebbe fallire la Ue e quindi viene fatto tutto il possibile per mantenerla all'interno dell'Unione, anche e soprattutto evitando di alzare i tassi di interesse, macigno per il debito italiano. 

Al momento e' molto difficile dire se gli incrementi marginali di efficacia delle politiche espansive sono decrescenti o se potrebbero addirittura diventare negativi in futuro, evidentemente i mercati azionari ad oggi, visto il rialzo degli ultimi giorni (borsa Usa, migliore settimana del 2019 quella appena conclusa), non sembrano preoccupati. 

Cosa potrebbe segnalare dal punto di vista grafico che effettivamente siamo in procinto di assistere ad una nuova fase di rialzi duraturi? Come detto l'ipotesi che con i minimi di dicembre sia terminata una onda |A| (formata da una A, B e C) e' ancora in piedi, in questo caso il rialzo visto nella prima parte del 2019 potrebbe essere stato l'onda |B| e dai massimi di inizio maggio potrebbe essere iniziata una |C| ribassista (ricordiamo che la C e' sempre in 5 onde) che sarebbe legata come dimensioni alla |A| in base alle proiezioni di Fibonacci (quelle piu' comuni sono che la C sia 0,5/0,618 volte A, oppure uguale ad A, oppure estesa 1,618 volte rispetto ad A). 

Effettivamente il rialzo dai minimi di dicembre ai massimi di inizio maggio puo' essere agevolmente contato in tre onde, quindi, dal momento che l'onda B e' sempre in tre segmenti, potrebbe essere stato la |B| della nostra terna. Nel caso dello S&P500 la A sarebbe stata il rialzo dal 26 dicembre al 18 gennaio, la B il ribasso fino al 23 gennaio, la C il rialzo fino al 1° maggio, di ampiezza pari a quello dell'onda A (per il Dax usando come riferimenti le stesse date si avrebbe una onda B di |B| estesa 1,618 volte l'onda A). 

Attenzione, anche se questa appare la conta delle onde piu' probabile, e' comunque possibile anche scomporre il rialzo visto dai minimi di dicembre 2018 in 5 segmenti, una differenza sostanziale di scenario. Contando il rialzo dicembre - maggio in 3 onde siamo costretti a catalogarlo come onda |B|, quindi manca una |C| ribassista per terminare la sequenza, se invece il rialzo viene contato in 5 onde non puo' essere una B, che e' sempre in 3, e diventa pertanto l'inizio di una nuova sequenza impulsiva, una ripartenza duratura del trend rialzista in atto dal 2009. 

Efinalmente arriviamo al punto chiave di questa analisi: se il massimo di maggio e' l'inizio di una |C| probabilmente per il momento abbiamo visto la 1 di |C| con il ribasso fino al 3 giugno e una 2 di |C| con il rialzo fino al top di venerdi'. Il target di |C|, ora che si conosce l'ampiezza della sua ipotetica onda 1, per lo S&P500 sarebbe posto o a 2360, molto vicino ai minimi di dicembre e alla trend line che sale dai minimi del 2009, o in area 2140. 

Nel caso del Dax il target di |C| sarebbe o a 10300, allineato con i minimi di dicembre, o a 9500 circa. 

Una delle regole base della analisi con le onde di Elliott e' che l'onda 2, che sarebbe il rimbalzo in atto da inizio giugno, non puo' superare l'origine di onda 1 pena l'invalidazione della conta impulsiva. La rottura dei massimi di maggio a 2954 per l'indice S&P500 e a 12436 negherebbe quindi l'ipotesi che il rialzo dicembre - maggio sia stato parte della correzione iniziata a gennaio 2018 e che sia quindi necessaria una |C| ribassista per concluderlo. 

Venendo meno questa ipotesi automaticamente diverrebbe credibile quella che il rialzo nella prima parte del 2019 e' solo l'inizio di una nuova fase impulsiva rialzista. A partire dall'onda 1 di questa nuova fase sarebbe possibile calcolare i nuovi target del rialzo: a 4000 almeno per lo S&P500 (ma anche a 4600) e a 16000 circa per il Dax (ma anche a 18000 circa). 

Dalla tenuta o meno dei massimi di maggio potrebbe dipendere quindi il destino a medio lungo termine delle borse.