Barometro azionario, cosa prevede l'analisi intermarket?

Lo studio delle correlazioni tra i principali strumenti finanziari e l'indice rappresentativo della borsa mondiale, l'MSCI World, ci suggerisce quali siano gli strumenti da tenere sotto controllo per avere la percezione del sentiment generale delle borse. Lo S&P500 ad esempio ha un indice di correlazione con l'MSCI World (in dollari) pari a 1 se calcolato a 3 mesi, quindi una correlazione perfetta. Anche nel caso del petrolio la correlazione e' attualmente molto elevata, 0,9 circa (il valore massimo possibile dell'indice di correlazione e' 1), quindi e' difficile immaginare una situazione in cui la borsa possa salire se il prezzo del greggio non si riprendera'. La correlazione e' invece negativa e molto bassa, -0,75, nel caso dei tassi Usa a 10 anni, ovvero questi e la borsa hanno un andamento sostanzialmente divergente. Le conclusioni che si possono trarre dalle seguenti analisi sono che la fase di accelerazione ribassista della borsa potrebbe anche essere terminata, in alcuni casi sono stati infatti raggiunti livelli critici che per il momento hanno tenuto, ma non sono ancora comparsi in nessun caso indicazioni in favore di movimenti in direzione opposta. Le valutazioni presentate sono relative a grafici con time frame settimanale, il superamento dei livelli grafici indicati sara' quindi da confermare in chiusura di settimana per poter essere considerato effettivo.

S&P500: chiusura settimanale sotto trend line rialzista che parte dai minimi del 2009, sotto i minimi di dicembre 2018 a 2347 che sono coincidenti con il 38,2% di ritracciamento del rialzo sempre dai minimi del 2009. Prossimo supporto a 2030, 50% di ritracciamento. Nel breve possibile "return move" sulla linea di tendenza a 2395. Solo sopra quella i segnali di debolezza verrebbero messi in discussione.

Tassi Usa a 10 anni: violato con un gap ribassista il supporto dell'1,4%, minimo del 2012 e del 2016. Target del rettangolo disegnato dai minimi del 2012, ottenuto proiettandone l'ampiezza dal punto di rottura, a -0,25%. Target intermedio (ampiezza moltiplicata per 0,618% e proiettata dal punto di rottura) a 0,4%, da dove e' partito il rimbalzo. Poco probabile il ritorno al di sopra di 1,40%, se dovesse accadere si allontanerebbe la prospettiva di vedere tassi negativi anche sui decennali Usa (sopra 1,4% quindi segnale positivo per le borse).

Il petrolio (crude oil future) ha tentato una reazione dalla linea che unisce i minimi del 2009 e quelli del 2016, passante a 21,85$ circa. In quell'area si colloca anche il target intermedio del testa spalle di continuazione disegnato dal top di iniizo 2017, figura ribassista completata nella settimana terminata il 6 marzo con la violazione della linea che unisce i minimi del 2017 e del 2018 (la "neckline"). Questo target intermedio si ottiene proiettando verso il basso dalla neckline l'ampiezza della figura moltiplicata per 0,618 volte. Il target successivo, ottenuto proiettando l'ampiezza della figura dal punto di rottura, e' a 8,50$ circa. Spesso dopo il completamento di un testa spalle si assiste ad un "return move" verso la sua "neckline", ora passante a 43 circa. Un rimbalzo di questo tipo diverrebbe credibile oltre a 30$. Sotto i 20$, per quanto incredibile, il petrolio rischia di scendere almeno fino a 10$.

Dollaro Yen, uno dei principali "barometri" della tensione sui mercati azionari. Quando lo yen si apprezza contro dollaro, ovvero il grafico scende, aumenta la tensione per l'azionario. Il rimbalzo di settimana scorsa potrebbe quindi essere un segnale positivo, ma i prezzi si sono fermati sulla resistenza offerta a 111 circa dalla linea che unisce i massimi di fine 2016 con quelli di ottobre 2018 (lato alto del canale ribassista che contiene i prezzi dai massimi di fine 2016). Senza la rottura di quei livelli si rischia un riattraversamento di tutto il canale almeno fino a 101, quindi un ritorno delle pressioni ribassiste sulle borse (in realta' la dinamica passa attraverso i bond Usa, il rafforzamento dello yen e' il risultato degli acquisti sui titoli di stato americani che in questa fase si muovono in modo opposto all'azionario). 

Indice Vix in ritirata. Il Vix (CBOE Volatility Index), altro barometro del sentiment nei confronti dell'azionario, ha praticamente toccato settimana scorsa con i massimi di 85,50 i record dell'ottobre 2008 avviando poi una veloce discesa. Il ritracciamento del Vix e' un indizio di rientro delle tensioni sull'azionario, i due mercati si muovono infatti in modo opposto. Attenzione tuttavia perche' nel 2008 il Vix ha fatto i record a fine ottobre mentre lo S&P500 ha ripreso a salire a marzo del 2009, il fatto che il Vix si ridimensioni quindi e' un primo indizio che forse il panic selling e verso l'esaurimento ma non implica una immediata ripresa dell'uptrend per la borsa. 

Kospi (borsa Sud Corea). Il Kospi e' un indice che fornisce ottime indicazioni da un punto di vista grafico che poi, con le dovute cautele, possono essere estese in modo generalizzato a tutti i mercati azionari. Con i minimi dell'ultima settimana a 1440 circa l'indice ha toccato esattamente il 50% di ritracciamento del rialzo dai minimi del 1998 riuscendo poi a rimbalzare per chiudere venerdi' a 1566 punti. Possibile ora il proseguimento della reazione verso area 2000, dove passa la linea che unisce i minimi del 2011 con quelli del 2015. Se l'indice dovesse ridiscendere al di sotto di area 1450 sarebbe un segnale preoccupante per tutti i mercati azionari.