Attesa recessione senza precedenti negli Usa, che faranno le borse?

Attesa recessione senza precedenti negli Usa, che faranno le borse? Goldman Sachs ipotizza che nel prossimo trimestre il Pil americano possa contrarsi del 24% a causa della pandemia di coronavirus. In passato la contrazione massima di un trimestre era stata del 10% nel 1958.

Secondo Jan Hatzius di Goldman Sachs le restrizioni imposte alla mobilita' e all'attivita' economica per combattere la diffusione del virus avranno un impatto senza precedenti sull'economia per tre ragioni, la prima il distanziamento sociale che incoraggiera' le persone a rimanere a casa diminuendo quindi i consumi, la seconda una estesa contrazione della attivita' manifatturiera (riduzione della domanda interna ed estera, interruzione della catena di distribuzione, chiusura di impianti per ragioni sanitarie), la terza un rallentamento del comparto immobiliare, sia sul fronte delle vendite sia delle costruzioni, come del resto sta gia' accadendo in Asia.

In questo ambito e' disponibile una nuova analisi di Capital Economics che ipotizza una contrazione del 35% questa primavera rispetto all'ultimo trimestre del 2019, il che vorrebbe dire un totale annualizzato di vendita di case di 4 milioni, il valore piu' basso dal 1991. La National Association of Realtors ha segnalato una forte perdita di interesse da parte dei compratori e la cancellazione di appuntamenti di vendita nell'ultima settimana.

Questi tre fattori potrebbero comportare un calo del Pil di aprile del 10% (e dell'8% circa a maggio e a giugno) e alla fine dell'anno il risultato medio potrebbe essere di una contrazione del 3,8% invece del +1,75% atteso in precedenza.

S&P Global calcola che i default delle aziende statunitensi saranno superiori al 10% (una percentuale simile si ipotizza anche per le societa' europee). Maggiormente esposte le societa' piu' indebitate, il che ovviamente potrebbe avere pesanti ripercussioni anche sui mercati finanziari.

Di pari passo con la contrazione del Pil rischia di aumentare il tasso di disoccupazione, che potrebbe passare dal 3,5% attuale al 9% nei prossimi due trimestri.

A soffrire ovviamente non sara' solo il mercato del lavoro Usa, la Organizzazione del Lavoro, agenzia delle Nazioni Unite che riunisce i governi, i sindacati e le organizzazioni degli industriali di 187 Paesi, calcola che sono a rischio tra i 5 e i 25 milioni di posti di lavoro, un numero che potrebbe superare quelli persi durante la crisi del 2008 che fece aumentare i disoccupati mondiali di 22 milioni.

La perdita in termini di redditi dei lavoratori, e quindi di capacita' di consumo, a livello globale potrebbe raggiungere i 3400 miliardi di dollari nel 2020, i settori  più toccati saranno il turismo, i trasporti ma anche l'industria dell'automobile.

La drammatica previsione di Goldman Sachs per gli States si aggiunge ad altri studi simili usciti negli ultimi giorni. Fitch nel Global Economic Outlook di marzo dice chiaramente che il livello del Pil mondiale sta calando e che ormai siamo alle porte di una recessione globale: il prodotto interno lordo per il 2020 e' stato rivisto al ribasso all'1,3%, un valore che, seppure positivo, viene considerato gia' equivalente ad una recessione, sotto il 3% infatti secondo i parametri del Fmi l'economia globale e' in decrescita.

Per S&P Global la crescita globale nel 2020 non superera' l'1,5% dal +3,3% previsto a febbraio (e con rischi al ribasso, quindi di una ulteriore revisione peggiorativa), secondo Morgan Stanley l'1,25%, ancora meno per Goldman Sachs, lo 0,9%.

Chetan Ahya, capo economista di Morgan Stanley, teme che la recessione globale, ormai data per scontata nel 2020, potrebbe essere peggiore della recessione globale del 2001.

Paul Gruenwald, capo economista di S&P, ha fatto notare che i primi dati in arrivo dalla Cina suggeriscono che la sua economia e' stata colpita molto più duramente delle previsioni.

Fitch ha anche rivisto al ribasso le stime per l'Italia, al -2% per l'intero 2020 dal +0,4% atteso in precedenza, un -0,9% nel primo trimestre e un -2,4% nel secondo (ma con l'ipotesi che nel 2021 ci possa essere un rimbalzo robusto, fino all'1,8%), per la Spagna, al -1% circa, per la Cina, al -5% nella prima meta' dell'anno. Il Fmi ha poi dedicato una nota all'Italia (https://www.imf.org/en/News/Articles/2020/03/19/pr2094-italy-imf-executive-board-concludes-2020-article-iv-consultation) dove si prevede una riduzione del Pil dello 0,6% nel 2020 e un rapporto debito / Pil al 137%. Il rapporto deficit / Pil si potrebbe attestare al 2,6%. Se le infezioni continuassero ad aumentare potrebbe esserci poi un ulteriore deterioramento della fiducia che rischia di portare ad una ulteriore contrazione dell'attività economica. In quel caso potrebbe riattivarsi il nesso fra debito sovrano e banche.

Goldman Sachs calcola per l'Italia una riduzione per l'intero 2020 del Pil del 3,4% (dal +0,2% atteso in precedenza) dovuta al crollo del 6% del primo semestre, per l'Eurozona la prospettiva e' di una contrazione del -1,7% per l'intero anno (da +1%) a causa di una contrazione dell’1% nel primo e del 3% nel secondo trimestre, con una crescita del 3,5% nel 2021.

Goldman prevede anche un rimbalzo del Pil italiano del +3,5% nel 2021, molto meglio del +0,7% della stima precedente.

Per gli altri paesi europei Goldman Sachs fa le sue ipotesi. In Germania il calo atteso per il 2020 e' dell'1,9% dal +0,9% atteso prima (ma per il 2021 si stima un +3,6%), in Francia la flessione attesa e' dello 0,9% (da +1,1%) mentre il rimbalzo e' del +3% nel 2021, in Spagna la flessione attesa è del -1,3% (da +1,8%) ma la crescita del 2021 dovrebbe raggiungere il +4,3%.

La domanda da 1 milione e' se i mercati finanziari, in particolare le borse, abbiano gia' scontato questa messe di previsioni negative.

Da quando l'Oms ha cambiato la definizione del contagio di Covid-19 da epidemia a pandemia i mercati finananziari piu' rischiosi, in particolare le azioni, sono scesi a capofitto. In una manciata di sedute, con una velocita' mai vista prima, nemmeno nel crollo del 1929, la borsa Usa ha perso piu' del 20%, la percentuale oltre la quale per convinzione si inizia a parlare dell'inizio di un mercato "orso".

E peggio degli indici Usa hanno fatto quelli europei, che sono arrivati vicini a perdere la meta' del loro valore. Le vendite hanno interessato anche il petrolio (che pero' giovedi' ha messo a segno il maggiore rialzo giornaliero di sempre per poi tornare a flettere venerdi') e i bond ad alto rendimento, le due asset class sono fortemente correlate dal momento che i secondi sono spesso emessi dalle societa' che producono lo shale oil, il petrolio statunitense estratto con la tecnica della fratturazione idraulica, il "fracking", un prodotto che rischia di andare fuori mercato con le quotazioni attuali del greggio.

Paradossalmente anche le quotazioni dell'oro, classico bene rifugio, hanno sofferto in questa fase di crollo dei mercati piu' rischiosi: le posizioni "long", al rialzo, sul metallo giallo sono state chiuse in fretta per monetizzare i guadagni accumulati fino a quel momento al fine di coprire le perdite fatte sugli altri strumenti. Insomma, in questo primo mese da quando il coronavirus ha iniziato a circolare anche in occidente i mercati hanno incorporato nelle quotazioni di tutti gli strumenti uno scenario molto negativo. L'ottava terminata il 20 marzo ha visto gli indici Usa archiviare il peggiore saldo settimanale dal 2008.

C'e' pero' molta attesa per il piano da 1000 miliardi di dollari che la Casa Bianca sta preparando per sostenere l'economia Usa, un piano che dovrebbe completare gli interventi gia' messi in atto dalla Federal Reserve negli ultimi giorni e che potrebbe fornire lo spunto a Wall Street per tentare una reazione. Solo una chiusura di seduta del Dow Jones al di sopra dei 21000 punti verrebbe pero' interpretata come un segnale di fiducia, introduttivo al test di area 23000 almeno.