Asia in rialzo grazie a Trump. Il Nikkei 225 guadagna lo 0,47%

09/03/2018 08:20:45

Dopo il positivo giovedì di Wall Street (migliore dei tre principali indici Usa l'S&P 500, apprezzatosi dello 0,45%), il clima rialzista prosegue in Asia nell'ultima seduta dell'ottava, con i riflettori puntati sul presidente Usa Donald Trump. A guidare gli scambi, però, non sono gli spettri di una guerra commerciale (i dazi imposti sull'import di alluminio e acciaio dovrebbero essere inferiori e più limitati rispetto a quanto paventato), ma l'allentamento delle tensioni tra Washington e la Corea del Nord. Trump ha infatti accettato l'invito di Kim Jong Un per un meeting in maggio. Sul fronte valutario, il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa Usa nei confronti delle altre dieci principali monete, è in marginale rialzo mentre lo yen giapponese è in declino di circa lo 0,40% sul biglietto verde. E a Tokyo il Nikkei 225 ha chiuso in progresso dello 0,47% (ha fatto peggio l'indice più ampio Topix, apprezzatosi comunque dello 0,32%). La Bank of Japan come largamente atteso ha confermato i tassi d'interesse allo 0,10% in negativo e l'aggressivo piano d'espansione della base monetaria, portato a 80.000 miliardi di yen l'anno (608 miliardi di euro al cambio attuale) nell'ottobre del 2014, senza però fornire indicazioni su una possibile tempistica per la normalizzazione delle sue politiche.

Il clima positivo della giornata è confermato dal progresso intorno allo 0,60% dell'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso. Secondo quanto comunicato dall'Ufficio nazionale di Statistica di Pechino, in febbraio l'inflazione in Cina ha accelerato al 2,9% annuo dall'1,5% di gennaio (1,8% in dicembre). Il dato, superiore al 2,5% del consensus del Wall Street Journal, si attesta sui massimi dal 3,02% del novembre 2013. In chiusura Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 hanno guadagnato lo 0,57% e lo 0,77% rispettivamente, contro il progresso dell'1,56% segnato dallo Shenzhen Composite). Deciso rialzo anche per la piazza di Hong Kong: a circa un'ora dallo stop alle contrattazioni l'Hang Seng è infatti in crescita di circa l'1% (fa peggio l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, in progresso comunque di oltre lo 0,60%). A Sydney è stato dello 0,34% il guadagno dell'S&P/ASX 200, contro l'apprezzamento dell'1,08% segnata dal Kospi di Seoul, in scia all'allentamento delle tensioni con Pyongyang.

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