Rublo e borsa di Mosca sotto pressione, ecco i possibili scenari

La vicenda dei dazi, applicati o solo minacciati dall'amministrazione Trump, continua a tenere banco. E non e' solo la Cina a minacciare rappresaglie. Recentemente infatti anche la Russia, nella persona del vice ministro dell'Industria e del Commercio, Viktor Yevtukhov, ha fatto sapere di essere intenzionata a sviluppare misure di risposta agli Usa con l'introduzione di dazi reciproci. Non solo Yevtukhov minaccia di introdurre queste ritorsioni a breve, ma ha anticipato anche di volersi rivolgere al tribunale del Wto. Ad essere colpite dagli interventi americani sono le esportazioni di acciaio, per le quali i dazi proposti sono del 25%, e di alluminio, con dazi al 10%.

 

La Russia e' poi nel mirino degli Usa anche con altre sanzioni, in particolare verso i settori dell'energia, delle armi e della finanza. Il ministro del Tesoro, Steven Mnuchin, ha elencato diverse societa' per le quali saranno congelati i conti o gli asset dislocati negli Stati Uniti. Evidente l'effetto di queste misure contro alcuni oligarchi o societa' russe, basta pensare al crollo di Rusal, il maggiore produttore di alluminio mondiale al di fuori dalla Cina (7% circa del mercato, con il 14% circa dei ricavi negli Usa), che ha visto dimezzarsi la propria capitalizzazione e che rischia un default tecnico (ma l'effetto indiretto c'e' stato anche sul mercato dell'alluminio, con le quotazioni del metallo in forte crescita a seguito del timore sulla sua disponibilita').

 

Dopo quasi un anno di stabilita' dal 9 di aprile ci sono stati movimenti rilevanti sul cambio, con il rublo che contro euro ha superato la soglia dei 73 rubli, tornando su valori che non si vedevano dalla fine del 2016.

 

Le sanzioni e i dazi rischiano di tarpare le ali ad una ripresa economica che stava diventando solida: nel primo trimestre del 2018 il Pil e' aumentato secondo i dati della Banca centrale russa dell'1,5/1,8% (secondo dati non ufficiali del 2%) grazie alla ripresa della domanda interna e il Ministero dello Sviluppo Economico si attende per il 2018 un +2,1%. Il 2017 e' stato archiviato, secondo le stime di Rosstat, con un crescita dell'1,5%. Nel periodo infatti i consumi interni sono cresciuti dell'1,7%. Bene anche la produzione industriale, cresciuta a gennaio del 2,9% su base annua.

 

Le agenzie internazionali restano caute ma non pessimiste. Per la Banca mondiale la crescita del Pil russo nel 2018 dovrebbe essere dell'1,7% (stima del gennaio 2018), mentre l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) il 13 marzo ha rivisto le attese di crescita del Pil della Russia per l'anno in corso dall'1,7% all'1,8%, ma ha mantenuto invariata la stima per il 2019 all'1,5%. Il governo russo dovra' ora impegnarsi a sostegno dei gruppi colpiti dalle sanzioni americane facendo intervenire le banche di Stato.

 

Ad essere sotto pressione, oltre al rublo, e' anche la borsa. L'indice Rts, denominato in dollari, nella sola seduta di lunedi 9 aprile ha ritracciato i notevoli guadagni accumulati dalla fine di agosto 2017, facendo chiaramente capire che gli investitori prendono le distanze da una situazione che potrebbe anche non essere solo temporanea.

 

Ed effettivamente sul grafico dell'indice Rts (RTSI$:IND) si sono manifestati due segnali grafici preoccupanti, entrambi comparsi il 9 aprile: la violazione delle media mobile a 200 giorni e delle linea di tendenza rialzista disegnata dai minimi di gennaio 2016, entrambe in transito in area 1150. Il 10 aprile poi le quotazioni hanno violato al ribasso la media mobile a 100 settimane, indicatore che sintetizza con la sua posizione rispetto ai prezzi la condizione della tendenza di lungo periodo e che era al rialzo dal luglio del 2016. Se la discesa dovesse portare le quotazioni anche al di sotto dei 975 punti, area dove si colloca il 50% di ritracciamento del rialzo visto dal gennaio 2016, sarebbe molto difficile continuare a sostenere una ipotesi correttiva mentre diverrebbe probabile una vera e propria inversione di trend in senso ribassista. In quel caso i target si sposterebbero a 885 e a 770 circa.

 

Per manifestare la volonta' di un rimbalzo duraturo l'indice dovrebbe risalire oltre i 1170 punti almeno.

 

Il quadro grafico e' ancora piu' delicato se si prende in considerazione il Lyxor Russia (Dj Russ Gdr) Ucits Etf Acc (RUS), denominato in euro. Qui e' infatti evidente la creazione di un potenziale doppio massimo, figura ribassista con limite superiore in area 34 (il massimo del 26 febbraio ha tentato senza successo di superare quello del 3 gennaio 2017). Le quotazioni sono gia' scese al di sotto sia della linea di tendenza rialzista disegnata dai minimi di gennaio 2016 sia della media mobile a 200 giorni, coincidente in questa fase con la linea in area 29,65, manifestando una evidente debolezza.

 

La violazione dei minimi del 22 giugno a 24,75 completerebbe il doppio massimo rendendo probabile il ritorno sui minimi di gennaio 2016 a 15,99.

 

Il migliore termometro con il quale misurare la febbre del mercato e' in questo momento probabilmente il cambio euro rublo. Sul grafico si e' infatti disegnato un "triangolo" a partire dal massimo di agosto 2017, una fase laterale compresa all'interno di due linee convergenti delle quali la superiore, passante a 71,70 circa, e' stata rotta con decisione il 9 aprile. Obiettivi del triangolo, calcolati in base alla proiezione della sua ampiezza dal punto di rottura, si collocano a 80,50 rubli, gia' avvicinato l'11 aprile, e a 85,50.

 

La rottura di quota 80,50 sarebbe quindi da intendere come un ulteriore serio deterioramento del quadro grafico, situazione che avrebbe con elevata probabilita' effetto anche sugli indici di borsa moscoviti.

 

Solo il rientro al di sotto di area 71,50 segnalerebbe un allentamento convincente delle tensioni prospettando una ripresa anche per le borse.