Momento della verita' per il dollar index

Momento della verita' per il dollar index (e tutto cio' che ne consegue). Il dollar index (indice di un paniere di 6 valute contro il dollaro Usa dove l'euro ha parte preponderante, il 58% circa, da notare che in questo caso, all'opposto di quanto succede con il cambio euro dollaro, ad una crescita del grafico corrisponde una crescita di valore per il dollaro) e' arrivato con i massimi di giovedi' scorso a 97,71 punti, sugli stessi livelli del 14 dicembre (97,711) e del 12 novembre 2018 (97,693). 

Questi tre livelli a loro volta sono allineati ad un passo dal 61,8% di ritracciamento del ribasso dai massimi di gennaio 2017 a 103,82 punti, un importante riferimento ricavato dalla successione di Fibonacci. La rottura del 61,8% di ritracciamento di norma viene seguita dal ritorno sull'origine del movimento precedente, in questo caso il picco di inizio, mentre fino a che questa soglia non viene superata resta elevato il rischio che le oscillazioni disegnate per arrivare a testarla si dimostrino solo un fenomeno "correttivo", ovvero un movimento temporaneo.

La rottura di area 98 sarebbe quindi un segnale favorevole al ritorno sui massimi di area 103,82 (resistenza intermedia a 100,50). Il mancato superamento di area 98 potrebbe invece essere seguito da una discesa con obiettivo la media mobile esponenziale a 200 giorni, in transito a 95,65, indicatore sul quale si appoggiano i minimi di settembre 2018 e di gennaio 2019. 

In queste ultime sedute il dollaro e' salito sulla resistenza di area 97,70 piu' per demerito dell'euro che per una propria forza intrinseca, come testimonia l'accelerazione rialzista di giovedi' 7 marzo successiva alla revisione al ribasso delle stime di crescita dell'economia dell'area euro e dell'inflazione da parte della Bce. Il calo di venerdi' 8 marzo e' invece la risposta ai dati sul mercato del lavoro Usa, dove a febbraio i nuovi posti di lavoro, nei settori non agricoli, sono cresciuti di 20 mila unita' da 311 mila unità precedenti (rivisto da 304 mila). Il dato e' stato nettamente inferiore alle attese degli analisti che si aspettavano una crescita di 181 mila impieghi ma e' stato in parte bilanciato dalle statistiche uscite giovedi' 7 marzo. 

Da queste si ricavava che l'indice del costo del lavoro e' aumentato del 2% nel quarto trimestre, dal +1,2% del terzo trimestre (consensus +1,6%), che l'indice di produttività del settore non agricolo e' cresciuto dell'1,9% nel quarto trimestre 2018 dal +2,2% della lettura precedente risultando superiore al consensus (+1,6%). Inoltre, sempre giovedi', le nuove richieste di sussidi di disoccupazione nella settimana terminata il 1 marzo si sono attestate a 223 mila unita', inferiori alle attese (fissate a 225 mila unità) e al dato della settimana precedente pari a 226 mila unità (rivisto da 225 mila unità). Le le buste paga sono  aumentate rispetto all'anno precedente del 3,4% facendo registrare l'aumento piu’ elevato dell’ultimo decennio. 

Quello che ha fermato il dollaro sulla soglia dei 98 punti nelle ultime sedute tuttavia non e' l'andamento dell'economia Usa, che contro quella europea, ma anche contro quella giapponese, vince a mani basse, ma il fatto che i rialzi visti nella seconda meta' del 2018 erano legati alle attese di ripetuti aumenti dei tassi Usa nel corso del 2019, attese che invece la Fed ha stroncato con il volta faccia di dicembre e l'adozione della politica "wait and see" che ha messo in soffitta quella di rialzi preordinati del costo del denaro. 

La rottura di area 98 sarebbe un segnale buono per le borse europee, un euro ancora piu' debole in qualche modo bilancerebbe i danni fatti dalla guerra commerciale di Trump, mentre potrebbe mettere un freno alla crescita di quelle dei paesi emergenti (fortemente indebitati in dollari e quindi messi in difficolta' da un aumento di valore della moneta Usa quando ci sono da ripagare i prestiti). I mercati potrebbero convincersi poi che i danni fatti dallo "shutdown" siano sostanziosi e anche se limitati al primo trimestre il loro effetto potrebbe poi influenzare negativamente il resto dell'anno, che gia' da alcuni mesi viene visto come un periodo di transizione da una fase di crescita robusta (grazie alla riforma fiscale di Trump) ad una fase di rallentamento. 

Il dato del US GDPNow della Fed di Atlanta (https://www.frbatlanta.org/cqer/research/gdpnow.aspx) per il primo trimestre e' fermo allo 0,5% (anche se in crescita dallo 0,3% di qualche giorno fa), un valore piu' consono alle asfittiche economie europee che a quella Usa. 

Insomma, il dato di fatto e' che il dollar index e' su una resistenza chiave, che il superamento di area 98 fornirebbe un segnale di forza per la moneta Usa del quale potrebbero beneficiare le borse europee ma che la rottura di quella resistenza, dato l'incoerenza delle statistiche macro di recente uscita negli States, potrebbe non avvenire. E allora un dollaro in calo potrebbe favorire una nuova ondata di acquisti sulla borsa Usa e su quelle dei paesi emergenti a scapito sia dei titoli del Tesoro americano sia delle borse europee.