La reazione forte dell’euro (e non solo) alle parole di Draghi

Ancora in accelerazione l’euro sui mercati internazionali dopo le parole di Mario Draghi, numero uno della Bce. Il rapporto euro/dollarocompie un balzo dell’1% e si riporta a 1,163 a fronte degli 1,147 precedenti la conferenza stampa odierna della banca centrale. La coppia EUR/USD, in particolare ha toccato un massimo a 1,655, quindi livelli che non si vedevano dalla fine dell’agosto 2015. L’euro guadagna anche un corposo 0,91% sullo yen e persino l’1,42% sulla sterlina. Il Dollar Index in questo momento perde lo 0,65% e si porta a quota 94,61.

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Una reazione tanto forte sui mercati alle parole del numero della Bce merita dunque un sunto delle posizioni riassunte oggi dalla Banca centrale europea
Una decisa conferma della politica monetaria ultra-accomodante in corso è giunta a più riprese da Draghi. I tassi di interesse di riferimento della BCE si manterranno sui livelli attuali per un prolungato periodo di tempo e ben oltre l’orizzonte degli acquisti netti di attività, ossia del quantitative easing da 60 miliardi di euro al mese che dovrebbe durare fino almeno a dicembre 2017 o essere prolungato (o anche ampliato) in caso di necessità.

L’inflazione è attesa sui bassi livelli attuali (all’1,3% di giugno in calo dall’1,4% di maggio) per diversi mesi ancora, soprattutto per via dei bassi prezzi dell’energia.

Non giungono sul fronte centrale dei prezzi (la mission della Bce è tutta inclusa nel perimetro della stabilità dei prezzi e non si allarga, come per altre banche centrali alla crescita dell’occupazione e dell’economia) gli sperati segnali di ripresa dell’inflazione core che dovrebbero accompagnare la ripresa economica.

In autunno è prevista comunque una rivisitazione della politica monetaria con l’arrivo di nuovi dati che ancora mancano, a partire dalle proiezioni macroeconomiche dello staff della Bce. Senz’altro serviranno ulteriori segnali dall’economia e dai prezzi perché questa ulteriore analisi approdi a un percorso di cambiamento dell’attuale politica monetaria.

Gli analisti di Barclays al riguardo prevedono che il quantitative easing possa continuare anche nel 2018, ma a un ritmo ridotto di 35-40 miliardi di euro al mese per la prima metà dell’anno, con un’ulteriore riduzione a 15-20 miliardi di euro nella seconda parte del 2018. L’altra variabile di rilievo in movimento non sarebbero poi i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali (quelli attualmente allo 0%), ma i tassi negativi sui depositi che secondo la banca britannica potrebbero in due mosse essere risollevati di 10 punti base (attualmente sono a quota -0,40% e quindi a fine 2018 sarebbero ancora a quota -0,20%).

Nel frattempo la reazione dei mercati non si fa attendere, oltre a quella citata nel campo delle valute, si segnala quella dei mercati azionari scivolati in territorio negativo e quella dei mercati del debito sovrano europeo dove il rendimento del BTP decennale italiano cede ben 5 punti base tornando al 2,13% e comprimendo a 159 punti base lo spread su un Bund stabile su un yield allo 0,51 per cento. Gli acquisti premiano anche il Bono spagnolo che segna un rendimento in calo di altri 4 punti base (1,50%) e in parte l’Oat francese (rendimento -1 pb allo 0,79%).