Giappone, eppur si muove

Standard & Poor's (S&P) recentemente ha confermato il rating A+ del Giappone, migliorandone però l'outlook da stabile a positivo, citando prospettive economiche in miglioramento per il Sol Levante. Secondo l'agenzia di rating l'outlook riflette una prospettiva di espansione dell'economia più solida sia in termini reali che nominali, che dovrebbe permettere una stabilizzazione del debito prima di quanto preventivato. S&P ha comunque aggiunto che le finanze pubbliche rimangono un vincolo significativo sul merito di credito e l'outlook potrebbe tornare a stabile se la crescita si rivelasse più debole del previsto e il consolidamento fiscale rallentasse.

 

Del resto che le prospettive economiche siano in miglioramento lo certificano anche i dati storici: il 2017 si è chiuso con una crescita del Pil dell'1,6%. Nel quarto trimestre dell'anno scorso il Prodotto interno lordo è aumentato a un tasso annualizzato dello 0,5%, l’ottavo trimestre consecutivo di espansione, con un incremento dello 0,1% rispetto ai tre mesi precedenti. Viene quindi sancito un periodo di crescita senza interruzione che avvicina come durata il record dei 12 trimestri dall'aprile del 1986 al marzo 1989. Secondo il ministro dell'Economia Toshihiro Motegi questa fase di crescita, la più estesa da circa 28 anni, dovrebbe prolungarsi ancora quest'anno. Il governo giapponese prevede una crescita del Prodotto interno lordo pari all'1,8 per cento nell'arco del corrente anno fiscale. Secondo le stime Ocse invece il Giappone dovrebbe crescere nel 2018 del +1,5% (+0,3 dalla stima precedente di novembre), seguito da un +1,1% nell’anno successivo (+0,1 dalla stima precedente). CeblGw Protagonisti della ripresa sono i consumi privati, che pesano per il 60% del Pil. A marzo si è registrato il quinto progresso consecutivo per le vendite al dettaglio in Giappone, dopo lo stop registrato in ottobre che aveva fatto seguito a una striscia di incrementi durata undici mesi.

 

Bene anche la produzione industriale, che a marzo è cresciuta del 2,2% annuo, in deciso miglioramento rispetto al progresso dell'1,6% della lettura finale di febbraio (2,5% in gennaio) e sopra al 2,0% atteso dagli economisti. Su base mensile si è invece segnato un incremento dell'1,2% contro il 2,0% della lettura finale di febbraio (dopo il crollo del 6,8% di gennaio) e anche in questo caso sopra allo 0,5% del consensus.

 

Incoraggianti anche i dati anticipatori, che mostrano come abbia accelerato più delle stime l’attività manifatturiera del Giappone, rimasta in aprile per il ventunesimo mese consecutivo in fase espansiva. La lettura finale dell’indice Pmi stilato da Markit/Nikkei segna infatti per il mese appena chiuso un rialzo a 53,8 punti (primo incremento da gennaio) dai 53,1 punti della lettura finale di marzo (54,1 punti in febbraio, livello più elevato dai 55,5 punti registrati nel febbraio 2014) e contro i 53,3 punti della lettura preliminare.

 

Incoraggiante anche il Purchasing Manufacturers' Index (Pmi) dei servizi del Giappone, stilato da Markit in collaborazione con Nikkei, che si è attestato in aprile a 52,5 punti, in netto rialzo rispetto ai 50,9 punti di marzo (51,7 punti in febbraio). L’indice resta per il diciottesimo mese consecutivo sopra la soglia che separa crescita da contrazione.

 

Il Pmi composite, che combina l’indice dei servizi con quello del manifatturiero, è parimenti cresciuto in aprile a 53,1 punti dai 51,3 punti di marzo (52,2 punti in febbraio).

 

Non ci sono invece novità per il mercato del lavoro, secondo quanto comunicato dal ministero di Affari interni e Comunicazione nipponico, nel mese di marzo il tasso di disoccupazione è infatti rimasto stabile al 2,5% già registrato in febbraio (2,4% in gennaio, livello più basso dall'aprile 1993) e in linea con il consensus. Il job-to-applicant ratio (rapporto tra posizioni disponibili e richieste di lavoro) è invece salito dagli 1,58 punti di febbraio tornando in marzo sugli 1,59 punti segnati già in dicembre e gennaio (sui massimi dagli 1,53 punti del febbraio 1974), in linea con le attese degli economisti.

 

Su tutto vigila la Bank of Japan (BoJ), che come largamente atteso (la decisione era stata prevista da tutti gli economisti del consensus di Bloomberg), ha confermato recentemente i tassi d’interesse allo 0,10% in negativo introdotto a sorpresa, con una mossa senza precedenti nel Sol Levante, nel meeting del gennaio 2016. Il board dell’istituto centrale nipponico, ancora con otto voti favorevoli e quello contrario di Goushi Kataoka, ha anche mantenuto l’aggressivo piano d'espansione della base monetaria, portato a 80.000 miliardi di yen l’anno (605 miliardi di euro al cambio attuale) nell’ottobre del 2014. Il meeting di aprile dell'istituto centrale nipponico segna l'inizio del nuovo mandato del governatore Haruhiko Kuroda ed è il primo per i suoi due vice Masayoshi Amamiya e Masazumi Wakatabe. L'aspetto più rilevante dell'incontro è stato di fatto la rinuncia a una scadenza temporanea per il raggiungimento del target del 2% per l'inflazione. Obiettivo per cui Kuroda aveva indicato un orizzonte temporale di due anni quando era entrato in carica per la prima volta nel marzo 2013. Da allora la scadenza è stata prorogata di almeno sei volte e anche la più recente, per l'esercizio in chiusura nel marzo 2020, ormai non è più considerata prioritaria (o rispettabile).

 

Secondo il governatore Haruhiko Kuroda la politica monetaria della Bank of Japan (BoJ) dovrà restare accomodante fino a quando non verrà raggiunto il target sui prezzi. "Per arrivare al 2% di obiettivo dell'inflazione, penso che la BoJ dovrà proseguire con il suo allentamento per un po' ancora", ha dichiarato intervistato dalla Cnbc. Secondo Kuroda l'economia reale sta andando "abbastanza bene", con i prezzi in costante rialzo. Il governatore ha però osservato come rimanga ancora intorno all'1% l'inflazione dei prezzi al consumo (alimenti freschi esclusi). "E se si esclude la componente energetica, il tasso d'inflazione è solo dello 0,5%", ha aggiunto. "Quindi c'è ancora molta strada da fare", ha concluso Kuroda.

 

Effettivamente la lotta per uscire dalla fase deflazionistica ancora non è vinta, anche se i segnali sono incoraggianti.  L'Ufficio nazionale di statistica ha reso noto che nel mese di marzo, l'indice dei prezzi al consumo (CPI) ha fatto registrare una variazione negativa dello 0,4% su base mensile dal +0,1% del mese precedente. Su base annua invece l’indice ha riportato una crescita dell'1,1% contro l'1,5% di febbraio.Il dato core (alimentari ed energia vengono esclusi dal calcolo) sempre a marzo è sceso dello 0,1% a livello congiunturale (+0,1% a febbraio) mentre è salito dello 0,5% tendenziale (+1% di febbraio).

 

Anche se sembra confermarsi il ciclo di moderata espansione in corso una incognita sulla direzione dell'economia riguarda il recente apprezzamento dello yen conseguente alle rinnovate tensioni sui mercati internazionali. A gennaio il ministero delle Finanze aveva reso noto che il surplus delle partite correnti a era salito a 607,4 miliardi di yen, il massimo per il mese iniziale dell'anno dal 2011. Nel mese di marzo, il surplus della bilancia commerciale giapponese ha raggiunto i 797,3 miliardi di yen, oltre i 499,2 miliardi di yen attesi dal consensus. Le esportazioni sono aumentate su base annua del 2,1% (+5,2% stimato), le importazioni sono scese dello 0,6% (+6,3% atteso dagli analisti), ma l’andamento del cambio potrebbe influenzare questa tendenza.

 

Il cambio dollaro yen si e' mosso recentemente al rialzo, partendo dai minimi di marzo di area 104,55 yen per dollaro e' salito fino in area 110, dove si e' scontrato con la media mobile a 200 giorni. Il dollaro del resto si e' rafforzato in generale, come mostra l'andamento del Dollar Index (paniere contenente le principali valute contro dollaro dove l'euro ha un peso determinante), sostenuto dalle aspettative di rialzo dei tassi Usa. In caso di superamento di area 110/110,50 sarebbe possibile iniziare a scommettere ad un ulteriore indebolimento dello yen che potrebbe puntare verso area 114/115, uno scenario che sarebbe favorevole ad una crescita della borsa giapponese. Nei confronti dell'euro invece, casistica piu' interessante per l'investitore domestico che valuta l'andamento del proprio portafoglio in base all'euro e non al dollaro, nel recente passato si e' registrata una maggiore stabilita', con le quotazioni oscillanti attorno alla media mobile a 200 giorni, passante a 132 yen per euro circa.

 

In questo contesto appare piu' probabile che la fase di stabilita' possa evolvere in favore di un rafforzamento della moneta giapponese, anche se solo a correzione della fase grafica rialzista (e quindi di perdita di valore) vista negli ultimi due anni, fino ai massimi di febbraio di quota 137,50. In caso di discese al di sotto di area 129 diverrebbero probabili movimenti tra i 123,50 e i 126,50 yen per euro. Solo rialzi nuovamente al di sopra di area 134 prima e 137,50 poi lascerebbero spazio ad un quadro prospettico di debolezza della moneta giapponese che andrebbe quindi a penalizzare l'investitore domestico che avesse in portafoglio asset denominati in yen.

 

Anche sul fronte del mercato azionario la media mobile a 200 giorni si sta confermando protagonista: le quotazioni del Nikkei 225 infatti hanno testato lungamente la media a febbraio e a marzo, scivolandone brevemente al di sotto nella parte finale del mese di marzo per poi riportarsene al di sopra nelle ultime settimane. La media a 200 giorni coincide ormai da alcuni mesi con la trend line rialzista che parte dai minimi di giugno 2016, un supporto dinamico passante attualmente in area 21540. La tenuta di questo sostegno e la rottura di 22700 dovrebbero favorire un nuovo test dei massimi record di gennaio a 24129 punti. Oltre quei livelli si aprirebbero spazi di crescita fino in area 26000/6500 almeno. Sotto area 21500 si potrebbe invece temere il prolungamento della fase correttiva avviatasi a gennaio con obiettivi sui supporti critici anche in ottica di medio periodo posti a 18000 punti circa.

 

Non differisce il quadro grafico del piu' ampio indice Topix, dove la media mobile a 200 giorni transita a 1730 punti mentre la resistenza da battere per tornare sui massimi di gennaio a 1911 punti si colloca a 1810 circa.

 

Il Lyxor Japan Topix Dr Ucits Etf - Dist, denominato in euro ed avente come riferimento l'indice Topix Gross TR, ha superato al rialzo la media mobile a 200 giorni dopo alcune settimane di lotta tra febbraio e marzo e si e' portato in vista dei massimi di gennaio a 136,30 euro. Oltre quei livelli le attese sarebbero per movimenti fino a 145 euro almeno (resistenza successiva a 153/155 euro). La violazione della media mobile a 200 giorni, a 127 circa, potrebbe anticipare il test della base del canale rialzista che i prezzi stanno seguendo dai minimi di febbraio 2016, passante a 123,50 circa, un supporto critico anche in ottica di medio periodo, da rispettare per evitare che una eventuale fase correttiva di ribasso, quindi temporanea, si trasformi in una piu' duratura inversione di trend.