Creval in cauto rialzo, oggi ultimo giorno per l’esercizio dei diritti

Cauto rialzo dello 0,10% a 10,01 centesimi per il titolo del Credito Valtellinese nell’ultimo giorno utile per l’esercizio dell’opzione sull’aumento di capitale da 700 milioni di euro. I diritti di opzione conferiscono il diritto di sottoscrivere 631 nuove azioni Creval per ogni Diritto di Opzione posseduto, ad un prezzo unitario pari ad € 0,10. L’indicatore sintetico di rischio dei diritti di opzione indicato dal relativo KID si pone a 7 (il rischio più elevato della scala prevista), ma va ricordato che l’aumento di capitale è interamente garantito dal Consorzio di Garanzia. Oggi a mercato chiuso dovrebbero essere pubblicati i primi risultati dell’offerta e, secondo indiscrezioni del quotidiano MF, sarebbero già stati presi impegni per 150 milioni di euro sull’eventuale inoptato.


Gli operatori confidano in adesione che raggiungano o superino il 70% (l’ordine di grandezza del recente aumento di capitale di Carige), ma di certo saranno i numeri concreti a fornire delle prime reali indicazioni sull’accoglienza del mercato per questa operazione fortemente diluitiva (va ricordato che lo corso 8 gennaio ha avuto luogo un raggruppamento dei titoli del Creval in ragione di un nuovo titolo ogni 10 preesistenti).


Se ne trarranno anche indicazioni importanti sulla fiducia nei target del nuovo piano industriale 2018-2020 approvato a novembre, un piano che pone il rapporto NPL ratio lordo (il rapporto tra crediti deteriorati e impieghi) al 9,6% nel 2020 e al 10,6% alla fine di quest’anno, con un coverage delle sofferenze che dovrebbe raggiungere il 77,7% nel 2020 e un texas ratio (il rapporto tra deteriorati e patrimonio netto tangibile della banca) al 62,4% alla stessa data.


Nel 2020 il Creval punta a un utile netto da 150 milioni di euro a fine 2020.


Le strategie della banca valtellinese prevedono anche il “Project Aragorn” ossia un piano di deconsolidamento (previa riclassifica dei sofferenze UTP, ossia inadempienze probabili, a sofferenze per 800 milioni di euro) di ben 1,6 miliardi di euro sofferenze complessive tramite una cartolarizzazione con possibile impiego delle garanzie di Stato GACS. Previsti anche il taglio di 88 filiali tradizionali (ma 23 saranno trasformate in filiali della linea “Bancaperta”) e interventi su 400 risorse umane, a seguito della fusione del Credito Siciliano in Creval, della chiusura delle citate filiali e dell’ottimizzazione del corporate center in direzione del potenziamento della banca digitale dei processi di front e back office. Delle risorse umane “liberate”, 170 saranno gestite tramite l’accesso al Fondo di Solidarietà e le altre saranno ricollocate nella rete.

Da non dimenticare infine un fattore che attrae in maniera crescente il mercato, ossia la possibilità che il Creval venga coinvolto nel consolidamento del settore bancario italiano tramite un’operazione di fusione/acquisizione che potrebbe regalare appeal speculativo al titolo all’indomani del processo di rafforzamento patrimoniale.