HSBC: le fonti di preoccupazione per gli investitori nel 2020

04/12/2019 16:20:11

Joseph Little, Global Chief Investment Strategist, HSBC Global Asset Management, ha così analizzato le prospettive dei mercati per il 2020.

"Attualmente gli investitori stanno vivendo nell'era dell'incertezza, con molte incognite dal punto di vista politico e economico, oltre a eventi macro-economici senza precedenti. Dopo la notevole incertezza registrata nel 2019, gli investitori dovrebbero interrogarsi soprattutto su quale sarà la sua intensità nel 2020. In qualità di investitori dobbiamo essere vigili.

Ci sono diverse grandi questioni irrisolte e una serie di importanti eventi politici che potrebbero avere effetti negativi - o forse migliori del previsto - sullo scenario macroeconomico e sui mercati finanziari.

La vera grande lezione del 2019 è che, nonostante l'incertezza resti una caratteristica fondamentale all'interno del sistema, non dovremmo automaticamente concentrare la nostra attenzione su di una strategia di investimento cauta.

All'inizio del 2019 gli investimenti in liquidità considerati sicuri e sensati, hanno invece comportato alla fine un costo molto elevato per gli investitori.

Il nostro scenario di base per il 2020 è relativamente favorevole.

Prevediamo una crescita lenta e costante, bassa inflazione, una politica monetaria accomodante e una crescita degli utili a una sola cifra. A nostro avviso, la recessione sembra essere un problema che dovremo affrontare nel 2021, o anche più in là nel tempo.

La sovraperformance macroeconomica degli Stati Uniti svanirà
Gli ultimi 18 mesi sono stati caratterizzati da una sovraperformance macroeconomica degli Stati Uniti. Per il 2020 ci aspettiamo una piccola inversione di tendenza e una certa convergenza della crescita. La spinta proveniente dalla riduzione degli oneri fiscali negli Stati Uniti sta svanendo, l'incertezza relativa alla politica commerciale sembra pesare sugli investimenti e gli indicatori del mercato del lavoro sono contenuti. Tuttavia l'allentamento monetario e la solidità del credito al consumo dovrebbero impedire che la crescita scenda al di sotto del trend. L'inflazione core negli Stati Uniti resta al di sotto del 2% e dovrebbe convergere solo gradualmente verso il target.

La preoccupazione principale della Fed è che l'inflazione possa continuare a non raggiungere il target. Questo si traduce nel fatto che, mentre i tassi politici resteranno per il momento invariati, è molto più probabile che assisteremo all'aumento dei tassi di interesse piuttosto che a una loro riduzione, anche se a nostro avviso l'anno prossimo assisteremo a un ulteriore taglio dei tassi.

L'Asia trainerà la ripresa dei mercati emergenti
La crescita in Cina ha registrato una lieve ripresa dal primo trimestre del 2019 ed è probabile che questo trend prosegua in maniera graduale, considerate le tensioni legate all'incertezza in ambito commerciale e dato l'allentamento monetario relativamente modesto. Nonostante ciò, riteniamo che, se necessario, gli organi di governo siano pronti a fornire ulteriore supporto, per limitare un ulteriorelimitando le possibilità di un nuovo rallentamento della crescita. In Cina tale rallentamento è coinciso con i timidi segnali di stabilizzazione in altri mercati emergenti.

Se da un lato gli emergenti asiatici sembrano essere in ripresa, dall'altro resta comunque improbabile che la crescita di questi mercati registri una forte ripresa, vista la modesta crescita in Cina e quella tendenziale negli Stati Uniti. Tuttavia i recenti miglioramenti nei cicli tecnologici e commerciali asiatici fanno ben sperare per un momentum di crescita a breve termine.

Visto che la politica monetaria statunitense dovrebbe rimanere moderatamente accomodante, non stimiamo l'insorgenza di alcun fattore scatenante per un rapido apprezzamento del dollaro e, considerata la bassa pressione dell'inflazione nei mercati emergenti, sembrano sussistere le condizioni per una ragionevole performance macroeconomica di questi mercati nel 2020.

L'Europa e il Giappone restano i fanalini di coda dell'economia globale, ma un graduale miglioramento della crescita dei mercati emergenti dovrebbe supportare le esportazioni europee. Inoltre, l'allentamento monetario della BCE dovrebbe sostenere la domanda interna. Nel complesso, nel 2020 potremmo assistere a una modesta ripresa dell'Eurozona, che apporterebbe benefici al Regno Unito, soprattutto se verrà fatta maggiore chiarezza sui futuri accordi tra le due economie.

Asset allocation pro-risk
I prezzi di alcune delle asset class più rischiose restano interessanti, come il mercato azionario europeo e emergente, e quello obbligazionario che presenta una duration dei tassi non particolarmente elevata e con rendimenti interessanti, come il segmento del credito asiatico. Di conseguenza, all'inizio del 2020 continueremo ad avere una forte propensione al rischio nella nostra asset allocation. Tuttavia dobbiamo essere realistici sul tipo di rendimenti ottenibili.

A questo punto i rischi di downside - come la recessione della crescita globale - sembrano più remoti, ma la diffusa incertezza limita il potenziale rialzo che ci aspettiamo di ottenere dalla nostra strategia.

A nostro avviso, la miglior strategia da adottare per il 2020 è quella di una diversificazione intelligente.

I titoli di Stato hanno riportato uno straordinario profilo di rendimento negli ultimi due anni e sono stati fonti incredibilmente efficaci per la copertura dai rischi azionari globali. Tuttavia le forze che finora hanno sostenuto le obbligazioni potrebbero gradualmente cominciare a invertire la rotta, fattore che suggerisce che, da qui in avanti, quest'asset class potrebbe essere un diversificatore meno affidabile rispetto al passato. In qualità di asset allocator, dobbiamo adattarci a questo cambiamento.

La chiave del successo nell'"era dell'incertezza" sarà l'utilizzo di un approccio dinamico durante la costruzione della nostra asset allocation".

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